Foligno, l’occasione mancata

#POLITICA
Di Matteo Bartoli, Beatrice Della Longa, Vincenzo Falasca, Diego Mattioli, Susanna Minelli e Stefano Mingarelli

(In foto: comizio di chiusura della campagna elettorale di Luciano Pizzoni, foto di Alessio Vissani)


Innanzitutto vorremmo un giudizio su quello che è successo. È davvero, secondo te, il cambiamento “epocale” di cui parla la destra?

Pizzoni: «Partirei dalla campagna elettorale. Mi ha colpito il coinvolgimento di tanti, sia giovani che persone più mature che si sono rimesse in gioco. C’era partecipazione, voglia di approfondire, gente che ti fermava per strada. Ho avvertito calore ed energia. Non saprei dire se è un cambiamento, perché per me era la prima volta. Ma un risveglio c’è stato, e questo è positivo e va oltre il risultato».

La nuova Amministrazione è in carica da tre mesi. Vuoi dare un primo giudizio?

Pizzoni: «È presto per giudicare, ma qualche segnale si vede. Il Sindaco parla di concordia,  ma la strada della concordia non è stata intrapresa. Primo: la scelta del presidente del Consiglio Comunale non è stata concordata. Dopo una prima votazione a vuoto, alla seconda ce lo hanno di fatto imposto. Una scelta condivisa sarebbe invece stato un segnale di forza del Consiglio. Secondo: la VUS. Un anno fa Lamberto Dolci era stato votato all’unanimità da tutti i sindaci, mentre il nome di Rossi ha spaccato in due i territori, persino all’interno del centrodestra. Questo non si chiama rinnovamento ma occupazione del potere. E non è quello che avremmo fatto noi: le energie della società civile vanno valorizzate comunque la pensino. Terzo: usare l’avanzo di bilancio per i due portavoce del Sindaco. È legittimo, ma invece che aumentare i costi della politica (150000 euro in due anni e mezzo) si potevano istituire delle borse lavoro e mandare un primo segnale importante all’intera comunità. Invece si è voluto dire: io posso ed io faccio. Ed è inquietante quando dice “io le istituisco le borse di studio, però toglierò i fondi alle associazioni che dico io”. Nonostante tutto, però, la strada della concordia deve essere battuta. Un cambiamento visibile è in atto, questo sì, e riguarda la comunicazione, che la destra continua ad usare con disinvoltura anche dopo la campagna elettorale: penso all’enfasi sul cartello “bagni pubblici” o sulla ripulitura parziale della Torre dei Cinque Cantoni. O peggio alla totale assenza di comunicazione e soprattutto di interventi sugli insetti che hanno infestato Budino. Ma col tempo, passata la luna di miele, la comunicazione non basterà».

Vogliamo azzardare qualche previsione?

Pizzoni: «Il Sindaco, non ha ancora presentato le linee di mandato, e questo è un segnale: o non aveva idee chiare, e ha dovuto pensarci, oppure ha preferito concentrarsi sull’occupazione di spazi di potere. Ma ognuno ha le sue priorità».

La tua coalizione aveva un programma, un’idea di città, molte proposte. Ci sono, secondo te, le condizioni perché si realizzino anche dall’opposizione?

Pizzoni: «Ci sono azioni che possiamo fare. Certo non aggrediremo la maggioranza a colpi di social media, come ha fatto la destra. In  questi quattordici mesi di governo, oltre a macchiarsi di crimini (perché di questo si tratta) contro l’umanità, la destra ha condotto un’azione scientifica di impoverimento culturale. Bisogna dire no alla barbarie della comunicazione, un giornale come il vostro può servire anche a questo, ed anche lo stimolo e le richieste  di Foligno in comune sulla “dimenticanza”di Sant’Anna di Stazzema mi sembra un buon esempio».

Magari può servire una triangolazione tra centrosinistra, opinione pubblica e altre forze presenti in Consiglio?

Pizzoni: «Intanto ci sono le forze della coalizione: le liste civiche si stanno strutturando e questo è positivo. Possono rimanere separate e nello stesso tempo coordinarsi, ma l’importante è che la relazione non sia tra me e qualche decina di attivisti, ma tra la coalizione e il territorio. La campagna elettorale, a parte alcuni episodi o i bellissimi comizi in piazza, ha mostrato chiaramente che il legame non c’è più. Lo sapevamo e contavamo di ricostruirlo a partire dal governo cittadino. Al governo della Città non ci siamo, ma l’obiettivo resta: dobbiamo ricostruire dall’opposizione. Il PCI, ad esempio, anche dove non governava aveva un grande legame sociale».

I rapporti con i 5stelle  come sono? Su alcuni temi hanno dato l’impressione di un gioco di sponda con la destra, ed anche la delega a Fantauzzi (M5S) nell’Ente Giostra può essere letta così.

Pizzoni: «Innanzitutto mi sta a cuore l’unità del centrosinistra. Ma anche con il M5S si possono fare battaglie comuni. Certo, se avessero colto i nostri segnali e creduto nella nostra volontà di rinnovamento, Foligno poteva essere un laboratorio che anticipava il quadro nazionale. Credo che  l’occasione politica perduta sia stata tra il primo e il secondo turno. Ma è una possibilità che va coltivata per combattere il vero rischio, che è la destra. Abbiamo votato diverse cose insieme, ma mi ha stupito che si siano astenuti sulla nostra proposta di borse lavoro». 

Torniamo all’intimidazione verso le “sedicenti associazioni”: si direbbe una guerra iconoclasta, volta ad abbattere simboli.

Pizzoni: «Voglio credere che non sia così, ma certo l’approccio intimidatorio (“state preoccupati”) non depone bene».

Quanto è “giustificato” questo atteggiamento dalla passata arroganza del centrosinistra? quanto si deve fare autocritica su VUS e presidenza del consiglio comunale? Se la VUS non fosse stata un simbolo, se cinque anni fa….. Serviva più autocritica?  Più in generale, hai finito per rappresentare l’amministrazione uscente?

Pizzoni: «La città non ha creduto che noi saremmo stati nuovi. Con noi, ad esempio, il presidente non sarebbe stato necessariamente uno della maggioranza, ma non lo abbiamo detto bene. Siamo stati deboli nel criticare alcune cose che erano state fatte prima e nel dare segnali di discontinuità. E poi ci è mancato il tempo, la mia candidatura è stata presentata in conferenza stampa solo il 30 Marzo: tutti ci attaccavano come se io rappresentassi tutto il passato, ed io stesso dovevo tener conto, con convinzione per la verità, che i due sottoinsiemi della coalizione, PD e liste civiche, erano entrambi fondamentali. Noi abbiamo detto “fidatevi, la nostra sarà una fase e una storia nuova” ma è evidente che il messaggio non è “passato”. La città, gli elettori 5stelle hanno capito che molte questioni potevamo condividerle? Direi di no». 

Probabilmente le preferenze nella lista PD non hanno aiutato, ed anche la vicenda della VUS (ne parliamo in un’altra pagina) porta lo stesso segno: negli ultimi tempi c’erano stati passi avanti, ma forse era tardi.

Pizzoni:  «È chiaro che di fronte alla sconfitta elettorale nascono tutta una serie di dubbi.  Io inizio solo ora a dormire quasi tutta la notte. Uno dei dubbi è: non c’è stata fiducia perché sono stato visto come troppo allineato al passato o perché si era capito che avrei cambiato davvero le cose?».

Non è il caso di fare nomi, ma è evidente che alcuni gruppi di potere hanno temuto il cambiamento e, fiutato il vento, si sono schierati con la destra.

Pizzoni: «Bisogna anche dire che la generosità non è sufficiente. A me è stato chiesto di mettermi a disposizione della mia città e io dopo aver chiesto di vagliare tutte le altre strade possibili ho accettato la candidatura, mi sarei sentito un egoista nel rifiutare. Ma la generosità non basta. Ero convinto, ad esempio, che tutto il mondo dell’industria, del lavoro, delle associazioni di categoria, del commercio avrebbe visto in me una potenzialità: per il mio programma e per la mia storia personale, anche lavorativa. Ho preso atto con amarezza, invece,  che possono prevalere logiche più ristrette ma una cosa è certa ed assoluta: avrei dedicato ogni attimo della vita della amministrazione per lo sviluppo del nostro territorio mettendo in pratica tutto quello che ho imparato negli anni di lavoro. Mi sono anche chiesto: bisognava dire prima chi sarebbero stati gli assessori? sarebbe stato meglio? Non lo so, la squadra nella mia testa era pronta ed era molto, molto competente. Sarebbe stata una squadra forte, equilibrata e competente».  

Un problema simile si pone ora per le regionali: se il cambiamento non è evidente anche nelle candidature, è possibile che la coalizione non nasca. Ma, tornando a Foligno, tu hai fatto una campagna elettorale breve ma intensa, hai incontrato molte persone. Quali temi ti è parso stessero più a cuore ai cittadini?

Pizzoni: «Scuola, sport, assistenza sociale, turismo, ambiente, soprattutto sanità. E naturalmente il lavoro: ci sono aziende che “tirano”, ma c’è anche tanta gente in difficoltà.  Un altro tema importantissino riguarda il territorio: le periferie, e in particolare la montagna, avvertono come un torto la disparità con un centro rimesso a nuovo. Hanno per lo più votato a destra (vedi a pag. 3 l’analisi di M. Damiani, ndr), ma senza grandi illusioni:“l’erba davanti casa me la tagliavo prima e me la taglio adesso”. E non è che si risolva il problema riunendo semplicemente la Giunta in montagna o a S. Eraclio».

“Magari se vincevamo noi te la saresti anche fumata”  (risate).

Pizzoni: «Niente fumo ragazzi. E poi c’è il tema dei migranti: non va trattato con leggerezza, non basta dire che bisogna accoglierli, che creano ricchezza culturale, ecc. Serve la giusta attenzione, ascoltando esperti e ascoltando la popolazione. Ho visto che siete andati al campo rom, che coraggio!».

Ne parliamo in questo numero (pag. 3, ndr), è un problema che intreccia temi diversi: diritti umani, politiche sociali, sicurezza, microcriminalità, ecc. Sulla criminalità, lo scenario cittadino è di sostanziale sicurezza, anche se la destra lo ha raccontato diversamente. A questo proposito, non ci è parsa convincente la tua proposta di controllo di vicinato. Siamo piuttosto d’accordo con il Sindacato di polizia SIULP, che dice: lasciare alle forze dell’ordine la gestione della sicurezza e pensate a coprire gli organici.

Pizzoni: «La nostra proposta del controllo di vicinato era parallela ad un rafforzamento del corpo di Polizia Municipale e alla istituzione del Vigile di Quartiere. A questo va sicuramente affiancato il rafforzamento delle forze di polizia. Credo anch’io che lo scenario cittadino fosse di sostanziale normalità. Ora, con la delega di sicurezza mantenuta dal Sindaco, si sono succeduti diversi episodi che destano attenzione. Ma anche qui pesa la capacità di  indirizzare la comunicazione a fini di parte, che la destra ha mostrato di fare su questo ed altri temi sia durante che dopo la campagna elettorale Naturalmente per rovesciare questa tendenza serve un lungo cammino. Ma ritorno sul punto detto più volte in campagna elettorale: la sicurezza non è né di destra né di sinistra, la sicurezza è un prerequisito indispensabile per la vita della collettività e va garantita con determinazione».

Un’ultima domanda: prenderai tu un ruolo di coordinamento? insomma resterà qualcosa della coalizione?

Pizzoni: «Nel centrosinistra si lavora insieme. I gruppi in Consiglio Comunale sono attualmente tre e abbiamo tre capigruppo: io aderisco a Patto per Foligno ma non ne sono il capogruppo, sia per ragioni di tempo, sia perché penso sia giusto che il consigliere più giovane faccia il capogruppo sia perchè sento una responsabilità verso tutta la coalizione. Coalizione di centrosinistra che in città è anche più ampia della attuale rappresentanza in Consiglio Comunale. Per esempio, anche qui in mezzo a voi mi sento a casa».

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