Controrivoluzione alla VUS

#AMBIENTE #CITTÀ
Di Diego Mattioli

(In foto: netturbino a Foligno, immagine storica dall’archivio privato di Giovanni Paternesi )


Il Messaggero di oggi 15 novembre informa che il Dipartimento della Funzione Pubblica, sulla base di un parere espresso dalla presidenza del Consiglio dei Ministri ed in risposta ad un quesito dei Comuni di Spello, Trevi e Spoleto, ha bocciato il “colpo di spugna” (che a questo punto appare piuttosto come un colpo di mano) con cui il Comune di Foligno aveva azzerato e sostituito il Consiglio di Amministrazione della Vus. Per chi volesse sapere di più sulla vicenda, pubblichiamo l’articolo di Diego Mattioli già apparso nel numero di ottobre dell’edizione cartacea.

Fiumi di inchiostro sono stati versati per una vicenda che finirà forse a colpi di sentenze e carte bollate: sembra quindi  utile ripercorrere due mesi di polemiche e scelte politico-amministrative che, comunque la si pensi, hanno segnato una radicalizzazione delle posizioni e posto un problema: qual è il modello gestionale più adatto per le municipalizzate che gestiscono i servizi essenziali? Per rispondere occorre ricostruire la storia che ha portato a quel fatidico 20 Agosto in cui il CDA VUS, scelto sulla base di criteri tecnici, è stato sfiduciato per incompatibilità politica.

Prima di tutto chiariamo un punto: il fatto che l’azienda che gestisce i servizi essenziali sia a totale capitale pubblico è una scelta assolutamente sana. Altrettanto chiaro è che la gestione deve basarsi su modelli organizzativi fondati su efficienza, adeguatezza e costi contenuti. Ma è proprio su questo secondo punto che è avvenuto un corto-circuito che ha portato l’azienda in condizione critiche. Le amministrazioni che si sono susseguite negli ultimi venti anni hanno spesso gestito l’azienda con logiche spesso lontane dai criteri di efficienza ed efficacia facendone, a detta di molti, una riserva di consenso elettorale. Questo, negli anni, ha prodotto un sistema gestionale e organizzativo kafkiano, basato su improponibili accentramenti di funzioni apicali e assegnazioni di ruoli e funzioni sulla base di ragioni lontane da qualsiasi logica di efficienza e qualità. Un mondo alla rovescia, insomma, in cui lo spazzino coordina l’ingegnere che raccoglie l’immondizia nelle strade. E via via che l’entropia interna è aumentata, il contesto normativo regionale e nazionale ha finito per evidenziare le pene del “malato”. Un bel mattino, infatti, la DGR 34/2016 impone il vincolo del raggiungimento del 72,3% di raccolta differenziata entro il 31/12/2018: bella sfida per l’inefficienza dell’azienda

(In foto: carretto per la raccolta dei rifiuti, mezzo storico)

Ma a volte è proprio nel momento più difficile che si trova la spinta per risalire. Nel piovoso agosto 2018 i sindaci della Valle riprendono in mano quelli che dovrebbero essere i principi ispiratori dei servizi pubblici e li pongono come criteri di selezione di un nuovo CDA in cui, finalmente, il principio della contiguità politica viene sotterrato a favore delle competenze. Si decide infatti che il nuovo CDA sarà composto da tecnici che integrino competenze manageriali, ambientali e legali-amministrative, con un mandato chiaro: riorganizzare l’azienda e raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata. I primi atti del nuovo CDA, composto da Lamberto Dolci, Daniela Riganelli e Manuel Petruccioli, sono a loro modo dirompenti. Dolci infatti commissiona alla KPMG, società leader nella razionalizzazione dei processi aziendali, uno studio che individua le principali criticità di VUS e identifica un piano di interventi per ridefinire processi e competenze e coprire ruoli sia manageriali che operativi con i necessari profili. Su questa base il CDA trasmette al Direttore Generale di VUS la richiesta di attivare le relative procedure di selezione. Intanto sul versante raccolta differenziata è intervenuta una novità: la possibilità per i comuni che non hanno raggiunto l’obiettivo del 72,3% di avere una proroga al 31 Dicembre 2020 presentando un piano di riorganizzazione della raccolta. Così il CDA, nella persona di Daniela Riganelli, commissiona ad una società specializzata 22 piani di raccolta con relativo modello organizzativo gestionale, che nel Maggio del 2019 vengono consegnati ai 22 Comuni soci.

Ma ecco che quando tutto sembra andare, finalmente, nella giusta direzione, il vento elettorale spira forte in tutta la Valle e prudenza vuole che atti come assunzioni e selezioni attendano il nuovo corso. Così le sollecitazioni del CDA e dei sindacati a procedere con il piano di riorganizzazione e di inserimento del nuovo personale cadono nell’inerzia di una struttura organizzativa che prima di commettere passi falsi vuole capire quali saranno gli assetti politici post elettorali. Torniamo così al 20 agosto, quando la cieca volontà di rivalsa della nuova giunta folignate, sostenuta dall’onda leghista che ha spostato a destra molte amministrazioni della Valle Umbra ed esacerbata da anni nei quali non ha potuto che assistere alle pratiche (assolutamente rivedibili) delle amministrazioni di sinistra, si è concretizzata nel riproporre lo stesso modello a parti invertite. Poco importa se a fare le spese di questo revanscismo sono i cittadini. Poco importa se nel programma elettorale dello stesso Zuccarini c’era l’impegno a “contrastare ed eliminare il diffuso sistema clientelare, cardine delle passate amministrazioni di sinistra, rifiutando categoricamente qualsivoglia logica spartitoria.” Ciò che davvero importa è dimostrare che “ora comandiamo noi” e dare un segnale inequivocabile: la musica non cambia, cambiano i suonatori. Ma il nocciolo del problema è e resta uno: quando finalmente i cittadini potranno contare su un’azienda che gestisce il bene pubblico nel rispetto dei criteri di universalità, trasparenza, efficienza ed economicità?

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