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Tu chiamale, se vuoi, esternalizzazioni

Quel che ci hanno raccontato i letturisti Vus è questo, piaccia o non piaccia. Un'intervista di Matteo Bartoli che fa luce sulle condizioni di alcuni lavoratori dell'azienda pubblica locale.

#LAVORO #SOCIETÀ
di Matteo Bartoli

(In foto: la sede della Valle Umbra Servizi in Via IV Novembre)


Incontro alcuni  lavoratori, ci presentiamo e ci sediamo attorno ad un tavolo. Nel prendere appuntamento ci eravamo già spiegati molto. Partono subito in quarta.

Il nostro lavoro è quello di andare a fare le letture dei contatori di acqua e gas nel territorio servito da Vus. È un servizio fondamentale perché permette all’azienda una corretta fatturazione e all’utente di avere una bolletta con i consumi effettivi. Un tempo questo era un servizio tutto interno all’azienda.

Perché dite un tempo?

Perché nell’arco degli anni Vus ha iniziato ad esternalizzare. Prima due, poi quattro, ora siamo quattordici e alla lettura si è aggiunta anche la sostituzione, la riparazione e la gestione delle morosità. Di fatto ora noi vaghiamo di appalto in appalto, di azienda in azienda. Ogni due tre anni c’è una tagliola, abbiamo perso molti validissimi colleghi, spesso per motivi di anzianità.

Che motivo ha la Vus di fare questo?

L’unico motivo che ci viene in mente è quello di abbassare i costi. Così noi perdiamo ferie e scatti di anzianità e ogni due anni rischiamo di perdere il posto. Lavoriamo sotto costante ricatto, sacrificando la produttività e la qualità del lavoro. In ogni appalto, a causa dell’assenza della clausola sociale, noi abbiamo perso 700/800 euro di indennità di preavviso. Nell’arco del tempo le retribuzioni sono, di fatto, peggiorate. E anche le condizioni di lavoro. Alcuni di noi, cinque per l’esattezza, non hanno la macchina aziendale e sono costretti ad usare la loro vettura privata. Questo ci fa violare costantemente la legge perché per effettuare interventi abbiamo in dotazione picconi, piedi di porco, martelli, oggetti che sono considerati arma bianca e che quindi devono essere trasportati con l’autocarro- cioè col furgoncino-. Più volte ci hanno fermato carabinieri e polizia, ma ci vedono in abiti da lavoro, ci conoscono e chiudono un occhio. Tengo a ricordare che noi siamo la prima interfaccia della Vus, in pratica coloro che rispondono direttamente alle preoccupazioni dei cittadini. Ci facciamo carico di segnalazioni e di problematiche che molto spesso non ci competono e a volte ci prendiamo pure gli insulti se non peggio per cose di cui non abbiamo alcuna responsabilità. D’altronde noi andiamo a mettere le mani nei contatori sin dal primo mattino e, se non abbiamo la macchina aziendale, quella con il logo dell’azienda per intenderci, viene facile pensare si tratti di un ladro. E poi chiudere l’impianto a chi non paga non è mai piacevole.

Entriamo più nel dettaglio. Per quale azienda lavorate? 

Lavoriamo per due aziende che violano costantemente le regole, che hanno sedi operative fittizie e che di fatto sono assenti dal territorio. Questo significa che noi non dobbiamo timbrare il cartellino in sede, ma dobbiamo timbrarlo in loco, dove al mattino iniziamo a svolgere la nostra mansione. La conseguenza è non essere retribuiti nel tragitto casa lavoro. La Vus serve un territorio estesissimo, quando dobbiamo andare in Valnerina si tratta di più di un’ora -senza contare l’eventuale problema della neve e delle condizioni atmosferiche proibitive. Ma significa anche che non abbiamo un rapporto diretto con i nostri datori, loro quindi si permettono ogni sorta di abuso: dalle minacce, agli insulti in chat, alle umiliazioni pubbliche e private. Anche le altre imprese per cui abbiamo lavorato nell’arco degli anni si sono comportate scorrettamente , ma ora la situazione è diventata davvero insostenibile.

Mi dicevate che la situazione sta peggiorando . 

Sì, il 17 ottobre scorso alcuni di noi sono stati licenziati al telefono per il giorno dopo, altri addirittura sono stati avvertiti dagli stessi colleghi. In particolare con questo licenziamento avrebbero voluto colpire chi gli costava di più ovvero i lavoratori che hanno il superminimo, cioè quelli che hanno dovuto rinunciare al tempo indeterminato, ma anche, o forse soprattutto, quelli sindacalizzati. Le aziende sin dal primo giorno aveva dichiarato trionfalmente che “per noi il sindacato è l’azienda” che equivale a dire “meglio che non vi iscriviate”, tant’è che non ha mai pagato la ritenute. Si sono permessi di licenziarci perché nell’arco del tempo ci avevano mandato delle lettere in cui ci contestavano fittiziamente ore di lavoro. Alcuni sono arrivati a 7 lettere quando in teoria alla terza scatta il licenziamento. E’ chiaro che le vogliono usare strumentalmente.

Come è andata a finire?

Non appena gli è arrivata la lettera del sindacato tutti reintegrati:  licenziati virtualmente per un paio di ore. Ma il gioco è chiaro, noi siamo una sorta di cane di Pavlov; intendevano solo vedere fino a dove si possono spingere e cosa siamo disposti a subire. A gennaio ad alcuni hanno cambiato contratto, ma ce ne siamo accorti solo ad aprile perché nemmeno ci mandano regolarmente le buste paga. Leggemmo contratto “cifa”, ma nessuno di noi aveva firmato quel foglio, anzi in realtà ci avevano solo fatto firmare la lettera di assunzione. Inoltre, guardando nella busta paga di dicembre, non c’era nessun riferimento a questi contratti “cifa”. A Vus ed ispettorato fanno vedere una cosa, ma a noi ne applicano un’altra. Già successe in più di un caso che ci fecero mentire sulla formazione obbligatoria alla Vus: ci sono ore e ore di corsi che non abbiamo mai frequentato, pensa che avrebbero fatto passare come un lunedì di formazione il lunedì di pasquetta. E questi sono appalti da un milione e mezzo di euro.

Altre condizioni discutibili?

In teoria noi facciamo un lavoro considerato itinerante, il che significa avere un’indennità di circa 200 euro al mese, eppure sono più di dieci anni che facciamo questo lavoro e non l’abbiamo mai vista. Sono tanti soldi. Siamo pagati 7 euro l’ora circa, più tredicesima, quattordicesima e ferie (che non ci fanno fare) spalmate nell’anno. Ora, dopo tutto quello che abbiamo subito, questo settembre Vus ha assunto 14 interinali nelle nostre stesse mansioni e il nostro contratto scade a fine dicembre. Siamo seriamente preoccupati ci vogliano sostituire definitivamente. Non siamo mica lavoratori usa e getta.

Eppure si prepara il nuovo concorso.

Noi siamo tutti quarantenni inoltrati, con famiglie e sacrifici alle spalle. Siamo lavoratori specializzati e, chi più chi meno, è tanto tempo che lavoriamo alle indirette dipendenze della Vus –alcuni di noi lavorarono anche direttamente. Eppure, nel nuovo concorso che vorrebbe fare l’azienda noi non avremmo titoli, che invece, paradossalmente, avrebbero gli interinali appena assunti a settembre. Temiamo si ripresenti la vecchia logica che tanto ha fatto male a questa azienda. La nostra concreta paura è quella di rappresentare ingiustamente la vecchia amministrazione, ma in realtà noi non c’entriamo nulla, anzi lavoravamo male anche al tempo. La verità è che si cerca di far cadere su di noi le colpe di pochi -e ben riconoscibili. Per noi questo è inaccettabile.

Cosa chiedete concretamente?

Vorremmo negoziare con l’azienda un piano che ci permetta di avere un po’ di giustizia: le stesse condizioni degli altri. Non vogliamo tutto e subito, ma pretendiamo parità di trattamento.  Siamo lavoratori onesti e affidabili, ci si permetta di vivere in tranquillità e di svolgere la nostra mansione con professionalità e sicurezza, per il nostro benessere e per quello dei cittadini che usufruiscono dei servizi Vus. 

2 commenti

  1. Sono uno di quelli licenziati per telefono anzi via WhatsApp…essere indignato è il minimo, cercare di fare chiarezza e smontare questo sistema è il minimo. In bocca al lupo ragazzi.

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