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Qualità dell’aria, l’anno finisce male (e comincia peggio)

I dati ci dicono che Foligno è una delle peggiori città dell’Umbria in termini di qualità dell’aria. Diego Mattioli riflette sui radicali interventi che dovranno necessariamente essere intrapresi dall'Amministrazione comunale se si intende salvaguardare la salute dei cittadini, in primis quella dei bambini.

#AMBIENTE #CITTÀ #INQUINAMENTO #SALUTE
Di Diego Mattioli

Nell’immagine: Dati ARPA Stazione di Rilevamento Foligno – Porta Romana (1-29 Dicembre 2019). Il limite massimo previsto per legge (Piano Regionale per la qualità dell’aria) è di 50 μg/m3, fonte Arpa Umbria.


Non so quanto la notizia sorprenda ma, dati alla mano, viviamo in una delle peggiori città dell’Umbria in termini di qualità dell’aria. 

Le stazioni di monitoraggio nel solo mese di dicembre hanno rilevato livelli di polveri sottili PM10 oltre il limite dei 50 µg/m3 di media sulle 24h per ben 12 volte, facendo di Foligno ancora una volta la maglia nera a livello regionale. Condizioni particolarmente critiche si sono avute tra il 5 e il 7 dicembre con livelli rispettivamente di 62, 90 (record negativo regionale) e 55 µg/m3 e tra il 18 ed il 20 con concentrazioni di 78, 69 e 51 µg/m3 (si vedano i dati riportati in tabella). Il nuovo anno non è certo iniziato meglio con il record fatto registrare il 3 gennaio quando la stazione di Porta Romana ha rilevato un livello di polveri sottili a tre cifre con 111 µg/m3. Nonostante la situazione sia chiaramente al limite non si intravedono serie contromisure da parte dell’Amministrazione.

Eppure i dati che ci arrivano dalla comunità scientifica dovrebbero rappresentare un serio campanello d’allarme: l’Italia è il primo paese in Europa, e undicesimo nel mondo, per morti premature da esposizione alle polveri sottili, le Pm2.5. L’Organizzazione mondiale della Sanità ha denunciato che l’aria inquinata uccide ogni anno 80mila persone. In pericolo è soprattutto la salute dei bambini e dei neonati, più esposti perché hanno sistemi immunitario e respiratorio ancora non del tutto sviluppati. E allora che fare? 

Certo le misure emergenziali come il blocco del traffico previsto dal Piano Regionale per la Qualità dell’Aria in situazioni simili, non sono una risposta adeguata. Al contrario si dovrebbe cominciare ad affrontare il problema con misure strutturali. Ad esempio: migliorare l’impatto dei trasporti attraverso strategie di riequilibrio modale (ridurre l’uso dell’auto e del motore in genere a favore di modalità alternative meno impattanti); oppure ridurre le esigenze di spostamento delle persone/delle merci riorganizzando gli spazi e i sistemi di vita delle città, in modo da ridurre all’origine l’esigenza di spostamento e le distanze percorse con mezzi a motore. Anche l’impatto – oggi molto rilevante – del riscaldamento delle abitazioni (in particolare quello dei caminetti) potrebbe essere ridotto elevando i criteri di efficienza energetica dell’edilizia pubblica e privata.

Certo il tema è complesso, ma proprio perciò va affrontato con determinazione e serietà, senza tabù, in un dialogo aperto in cui le esigenze di tutti vengano valutate ma dove tutti si pongano nella posizione di comprendere che stiamo parlando della vita di bambini, anziani, donne e uomini che respirano ogni giorno l’aria di questa città. Le associazioni ambientaliste, Legambiente e FIAB tra le prime, hanno lanciato l’allarme e si sono messe a disposizione per avviare un confronto che affronti in maniera seria  la problematica, che si declina essenzialmente in due grandi temi: la mobilità e la revisione dei regolamenti edilizi.

Affrontare in maniera strutturale questi grandi temi deve rappresentare, per l’Amministrazione comunale, una sfida decisiva. Si deve porre all’ordine del giorno la definizione di un serio Piano Urbano di Mobilità Sostenibile, affrontare con serietà la revisione del Piano Urbano del Traffico, aggiornare il Regolamento Edilizio Comunale con un allegato energetico-ambientale che imponga standard stringenti in materia di prestazione energetica degli edifici.  Ognuno di questi processi va avviato e gestito attraverso il coinvolgimento delle necessarie competenze e all’interno di un percorso partecipato in cui le associazioni, i tecnici e le forze politiche possano e sappiano dare il proprio contributo.

Ci auguriamo, anche se non ne siamo affatto sicuri, che questa Amministrazione abbia la forza e la capacità di avviare questo processo ambizioso mettendo a tacere chi pensa che sia solo Panem et circenses.

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