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Coronavirus: l’unica emergenza si chiama psicosi

Coronavirus, facciamo un po' di chiarezza. Lorenzo Monarca, attraverso un'attenta disamina e interpretazione dei dati e una contestualizzazione della situazione reale, invita alla calma e alla razionalità rispetto all'argomento.

Di Lorenzo Monarca

(In foto: i Coronavirus. Fonte: Wikipedia).


L’ormai quotidiano e continuo bombardamento mediatico sull’epidemia del Coronavirus, recentemente identificato in Cina ha avuto, per ora, una conseguenza altamente prevedibile: una psicosi di massa che ha raggiunto ogni angolo del globo. In questo caos, tra fake news, tuttologi ed opinionisti vari, risulta impossibile discriminare i pareri autorevoli e quindi reale, realistico ed inverosimile diventano un tutt’uno. Assistiamo in questi giorni a scene di panico, con supermercati e farmacie prese d’assalto, scuole ed altri sportelli pubblici chiusi, e questo anche qui a Foligno, lontano dai focolai di infezione italiani.

Cercando di andare anche un po’ controcorrente rispetto al resto dell’informazione, cerchiamo di tranquillizzare i nostri lettori spiegando perché forse la situazione si stia leggermente sopravvalutando e perché la maggior parte delle paure sono state semplicemente fomentate.
Innanzitutto un po’ di dati, aggiornati al 24 febbraio. Al mondo sono stati confermati poco meno di 80.000 casi, di cui circa 77.000 in Cina. La mortalità globale, ovvero contando tutti i contagiati e tutti i decessi fino ad ora confermati è del 3,3%. Se l’analisi dei dati si limitasse a questo numero il quadro della mortalità, anche riguardando quasi esclusivamente una fascia di popolazione a rischio come anziani ed immunodepressi (pensiamo ad esempio a tutti quelli che si sottopongono a chemio e radioterapia), risulterebbe allarmante, considerando la grande massa di infetti. In realtà non è proprio così, perché grazie all’identificazione ormai molto rapida dei nuovi casi e la messa a punto di adeguate strategie di intervento la mortalità degli ultimi giorni è scesa drasticamente a circa lo 0,1%, che è percentuale di mortalità paragonabile con una qualsiasi influenza stagionale (proprio così, di influenza si muore), della quale però abbiamo vaccini e terapie consolidate. Quella percentuale comunque scende ancora se si considerano anche i casi, sostanzialmente impossibili da stimare, di infetti che non hanno sviluppato sintomi.

Il problema del Sars-COV-19 rimane la sua elevata infettività: rispetto ad altri virus come quello della SARS, di cui questo è stretto parente, i tempi di incubazione sono più lunghi e un soggetto che non ha ancora sviluppato sintomi (come accennato prima non è detto che ne sviluppi) è comunque in grado di diffondere e trasmettere la malattia. Questo rende difficile isolare i focolai in quanto vengono scoperti troppo tardi. Non dobbiamo quindi allarmarci se nelle prossime ore i casi aumentassero o venissero scoperti nuovi focolai: le misure di contrasto messe in atto sembrano funzionare, anche se la conferma certa ci arriverà nei prossimi giorni. Le direttive dell’Istituto Superiore di Sanità alla popolazione, forse banali ma evidentemente no, vanno seguite alla lettera per frenare quanto possibile i contagi. Ah, e una cosa: le mascherine servono solo a chi è infetto a non diffondere il virus, ma a chi è sano danno una protezione praticamente nulla. Ci teniamo a sottolineare che non è nostra intenzione banalizzare il problema o sminuirlo, ma semplicemente riportarlo sul un piano concreto dei numeri, per sbollire il panico alimentato dal pessimo livello di informazione che tutti sorbiamo passivi ormai da mesi, da ben prima che il virus arrivasse in Italia. Questa psicosi, che è già esplosa in numerosi casi di violenza a sfondo razziale, sta creando danni alla cultura e all’economia che solo tra molto tempo riusciremo a quantificare per intero. La sanità umbra, che a fatica si sta riprendendo dagli scandali dell’anno scorso, rischierebbe il collasso sotto il peso dei falsi allarmi, diventando meno efficace nel gestire l’epidemia, oltre che nella normale amministrazione. Se siete in Umbria e avete sintomi influenzali e quindi il fondato sospetto di aver contratto il virus vi ricordiamo di non chiamare il 118 ma il numero verde 800.636.363. Facciamo un appello a tutti, per il bene di tutti: restiamo calmi, restiamo razionali.

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