Volevo andare in Francia poi ho scelto Foligno

#SOCIETÀ #CHIVAECHIVIENE
Intervista a cura di Marco del Gatto

(In foto: Modou Sow)


Modou Sow vive a Foligno da 20 anni, dopo aver studiato prima a Siena e poi a Perugia. L’esperienza italiana ha cambiato i progetti della sua vita, iniziati con studi scientifici in Senegal e poi proseguita in Italia con studi di economia. Dopo quasi 30 anni in Italia, ha famiglia e lavoro qui in Umbria e i suoi piani iniziali sono un po’ cambiati.

Dove sei stato prima di arrivare a Perugia?
«Vengo da un piccolo villaggio in Senegal, lì ho fatto la scuola elementare, in seguito mi sono trasferito in un’altra città dove ho frequentato la scuola media perché nel mio villaggio d’origine non c’era, e lì ho potuto contare sull’ospitalità generosa di una famiglia che non conoscevamo nemmeno. So che può sembrare strano, ma da noi questo tipo di solidarietà è piuttosto normale. Finita la scuola media mi sono trasferito ancora per poter fare il liceo nella città dove poi ho conseguito la maturità scientifica. Dopo, sempre in Senegal, ho iniziato l’università e mi sono iscritto alla facoltà di Scienze Naturali; nello stesso anno però sono venuto qui in Italia. All’inizio sono stato a Siena per studiare la lingua italiana all’Università per Stranieri; sono stato lì per un corso di sei mesi di lingua e letteratura. In seguito ho fatto un concorso per entrare alla facoltà di Economia e commercio di Perugia, dove l’accesso era a numero chiuso, e lì mi sono laureato con specializzazione in economia aziendale. Alla fine degli studi mi sono messo in contatto con la società con cui tutt’oggi lavoro: facciamo macchinari per la stampa del polistirolo espanso. La società all’epoca era piccola, mi avevano preso per occuparmi del mercato estero. Mi sono via via occupato di una parte del Medio Oriente, di Africa e Francia, e da allora sono rimasto lì, nell’ufficio commerciale estero. Successivamente ho anche ottenuto ruoli nell’amministrazione dell’azienda».

Quindi sei venuto qui per motivi di studio?
«Esatto: ma è stato quasi un caso, io in realtà volevo andare in Francia per un fattore linguistico: essendo il Senegal una ex colonia della Francia parliamo francese, quindi per me sarebbe stato più facile e più comodo, non avrei avuto problemi di lingua e potevo iscrivermi direttamente all’università. Poi però mio fratello che era già a Pisa mi ha detto “vieni qui in Italia e prova: se ti piace rimani, altrimenti poi vai in Francia”; sono venuto qua, ho imparato la lingua, mi è piaciuto e sono rimasto, anche se non è stato facile studiare e lavorare insieme».

Per venire in Italia ti è servito qualche permesso?
«Si, ho fatto la domanda d’iscrizione all’Università di Siena. All’epoca funzionava così: contattavi l’università per fare la domanda d’iscrizione, e dopo aver ricevuto la risposta dovevi fornire assicurazione, garanzie bancarie, ecc… Una volta conclusi gli accertamenti mi hanno dato il visto. Eravamo nel 1991, quasi trenta anni fa. È chiaro che adesso è cambiato tutto, funziona diversamente».

Per il futuro prevedi di rimanere qui?
«Quando partiamo dal nostro paese abbiamo sempre l’obiettivo di andare via per poi tornare; invece sono venuto, mi sono trovato bene e sono rimasto. Ogni tanto vado in vacanza in Senegal, all’inizio avevo anche l’idea di tornare lì per lavorare, ma non ho ancora avuto l’opportunità per farlo e per ora sto bene così. E poi i miei figli stanno studiando qui, perciò l’eventuale ritorno sarà programmato più in là».

Hai trovato ciò che ti aspettavi?
«Si, devo dire che non sono rimasto insoddisfatto, anche se quando sono arrivato l’obiettivo era appunto di studiare, avere qualche esperienza lavorativa e tornare giù, ma non sai mai come va a finire. Mi sento molto soddisfatto, mi sono trovato molto bene».

Nello specifico come hai trovato la realtà di Foligno?
«Molto bella, Foligno è una città molto vivibile. Col mio lavoro poi viaggio molto e vado spesso all’estero, ma quando vado fuori ne sento molto la mancanza. E’ tranquilla, ha tutti i servizi… Non mi sono pentito di rimanere qui».

Da Perugia cosa ti ha portato a Foligno?
«All’epoca dopo gli studi avevamo la possibilità, tramite Confindustria, di fare domande per varie aziende; perciò finita l’università ho fatto domanda, loro hanno mandato il mio curriculum e mi ha risposto una società di Trevi. Lì mi hanno presentato il progetto che prevedeva appunto un’espansione dell’azienda verso l’estero: perciò gli serviva un interprete di lingue. All’inizio facevo avanti e indietro tra Perugia e Trevi, ma dopo un po’ era diventato stancante, quindi in pratica sono arrivato a Foligno per motivi di lavoro, perché è più facile vivere qui. Inoltre dopo essermi sposato ho fatto venire qui mia moglie; anche lei è del Senegal e anche lei poi ha studiato in Umbria, ha fatto la triennale in infermieristica e adesso lavora qui».

Quando ti ha raggiunto?
«Mia moglie è arrivata nel 2002, quando avevo già una situazione lavorativa stabile. Anche per questo le ho chiesto di raggiungermi, è venuta in Italia appunto per motivi di ricongiungimento familiare. Appena arrivata, anche lei è andata a studiare la lingua italiana a Perugia. All’epoca abitavamo a Cannaiola, e lei faceva la pendolare con il treno. Una volta imparata la lingua ha fatto il test per la facoltà di infermieristica, che era  a numero chiuso; superato il concorso ha conseguito la laurea triennale, e adesso lavora anche lei, si è integrata molto bene. Abbiamo due figli: il più grande ha 16 anni, fa il liceo scientifico all’Istituto Marconi, la più piccola invece fa la quinta elementare, e tutti e due sono contenti e ben integrati».

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