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Storielle senza importanza [10] – Luca #3 – La scacchiera

Decimo appuntamento con i racconti giornalieri di Marco Parlato!

#STORIELLESENZAIMPORTANZA
A cura di Marco Parlato

Mandato giù l’ultimo sorso di Kozel, il vecchio impiegato dei servizi segreti cominciò a staccare l’etichetta dalla bottiglia, piano piano, per non romperla, ascoltando il piacevole sibilo della carta che si separava dal vetro. Dopo avere ammirato il risultato, bagnò il retro con la saliva e appiccicò l’etichetta sul muro, appena sotto alle altre. Piccole imprese per combattere la noia, e dimenticarsi dei dolori reumatici. Le ore trascorrevano lente per lui, appostato da giorni nella nicchia in cima al campanile di San Nicola in Malá Strana.
Avrebbe continuato ad ammirare la collezione di etichette, se non fosse apparsa una formichina sulla strada principale. Prese il binocolo e spiò Luca, che camminava circospetto sul marciapiede.
Che fantasie strane gli venivano, mentre si avvicinava al civico giusto, con la testa bassa ma gli occhi rivolti alle finestre, dietro le quali intuiva sagome anziane in osservazione. Se qualcuno mi ferma? Sto andando in farmacia, ho un pipistrello in casa, mi ha morso, se non faccio presto diventerò un vampiro virulento.
L’entusiasmo gli impediva di prendere la situazione sul serio. Avrebbe voluto solo salire in fretta le scale, abbracciare Dalila, raccontarle le sue fantasie storiche, proprio come mi raccontasti tu, i servizi segreti praghesi, la kajka, il nido delle spie, Luca, non dovevi venire.
Non un abbraccio, a stento un saluto, Dalila lo lasciò entrare nell’appartamento, poi si mosse lenta verso la scacchiera sul tavolo del soggiorno, spostò un pezzo, a Luca parve l’alfiere, non era esperto. Si sedettero sul divano.
Vorrei stringerti e magari, se tocca continuare nel patetico, non lasciarti più, ma lo sto davvero dicendo? Questi sono ancora pensieri, fantasie. Luca, non dovevi venire. Lei allunga una mano, la fa strisciare sui cuscini del divano, fino a toccargli la gamba. La vita è un susseguirsi di atti contradditori.
Luca si svegliò nel letto matrimoniale, aveva sete, avrebbe bevuto volentieri una birra. Litri di birra spillata in boccali da mezzo litro. Cinquantadue corone al boccale.
Lasciò Dalila a dormire e andò verso la cucina. Trovandosi a passare nei pressi della scacchiera, nonostante la discreta insofferenza della lingua e della gola, entrambe secche, si fermò a guardarla.
Uno se ne sta buono buono nella sua casella, privo di preoccupazioni, quando ecco dall’alto calare una mano che ti afferra e ti sposta a suo piacimento. Certi giochi sono spietate metafore della vita. Che giornata piena di pensieri formidabili. Anzi, proprio per concludere le elucubrazioni: meglio essere la mano, che il pezzo.
Fece per muovere la torre, era certo fosse la torre, per quanto non fosse esperto, per favore, non toccare. La voce di Dalila non proveniva dalla camera, calava dall’alto, come la mano che ferma un pezzo degli scacchi e gli impone di rimanere nella sua casella.

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