storiellesenzaimportanza

Storielle senza importanza [13] – Giulia #3 – Andare via

Tredicesimo appuntamento con i racconti giornalieri di Marco Parlato!

#STORIELLESENZAIMPORTANZA
A cura di Marco Parlato

Era ancora al telefono con Roberto quando il cellulare vibrò, interrompendo i loro discorsi.
Avrebbe potuto ignorare i messaggi, ma era una di quelle occasioni nelle quali sentiamo di avere acquisito infallibili abilità divinatorie, sappiamo che il telefono sta per squillare, che qualcuno busserà alla nostra porta, sentiamo che l’azione da compiere, ordinaria, da routine, è diventata incredibilmente necessaria, per non dire decisiva. Oscuri meccanismi psicologici di conferma.
Scusa, Roberto, devo leggere un messaggio, è Valeria, dice che bisogna incontrarsi tutti in un appartamento appena fuori dal centro, è importante, sì, va contro ogni regola del buon senso, di civilità, ma i personaggi fanno questo e peggio, toccano il più sporco e squallido fondo di loro stessi per arrivare alla conclusione della storia, Roberto, hai sentito, ma che messaggio è?, forse facciamo meglio a restare in casa, invece no!, Giulia, ha ragione Valeria, e poi noi abbiamo già deciso di vederci comunque, la nostra storia è importante, dove si trova l’appartamento?, ti rigiro l’indirizzo, ci vediamo lì.
Passò davanti alla cucina, la madre era seduta, le braccia sul tavolo e la testa in avanti, aspettava la risposta a una domanda non pronunciata.
Vado via, detta così è tragica, non per sempre, ma faccio prima che mettermi a spiegare dove vado e perché, no, se cominciassi così la discussione sarebbe infinita, e gli altri mi aspetterebbero per ore, devo vedere Roberto, ci amiamo, anche se negli ultimi giorni ho avuto dei dubbi che non capisco, né so spiegare, tutti si riempiono la bocca di questo amore solo perché continuano a non capirci nulla, ma neanche così va bene, parlare di amore a mia madre, che ha sposato un soldato mancato, un robot, un cuore di metallo inscalfibile, come è potuto accadere?, è accaduto perché, come dici tu, nessuno ci ha ancora capito granché, e lo sguardo giusto, le mani che ti stringono la prima volta, le notti nelle quali dormi da sola e ti senti protetta da un abbraccio immaginario, tutte queste illusioni mi hanno portato qui, a starmene seduta con le braccia sul tavolo e la testa in avanti, aspettando risposte a domande mai pronunciate, quindi, Giulia, corri da Roberto, o da chi ti pare.
Infilò il cappotto e uscì. Aveva immaginato il dialogo o era avvenuto davvero? Dialoghi simili, li si leggono in libri dozzinali, i primi che si trovano, in bella mostra, nelle posizioni migliori, appena entrati nelle librerie. Il peggio è sempre a disposizione, facilissimo da ottenere, mentre tocca faticare, spendere litri di sudore, per trovare le cose migliori. Forse i rapporti, compreso l’amore, sono una questione di pigrizia, quindi corri Giulia!, ecco, questo aveva detto la madre, prima che lei andasse via, era più credibile, non importava che non l’avesse sentita parlare, né vista muovere le labbra, la frase era chiara nella sua mente, tutto il resto non contava più.

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