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Volperino è un’isola felice

La Pro-Loco di Volperino nasce nel 1976, dopo 44 anni continua ad essere fondamentale per la vita del paese, Marco Del Gatto intervista l’attuale presidente Patrizia Simonetti e l’ex presidente Cristian Benvenuti, per meglio capire meriti e difficoltà.

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Intervista a cura di Marco Del Gatto


La Pro-Loco di Volperino nasce nel 1976 dalla volontà di Mario Ridolfi, Mario Simonetti, don Antonio Buoncristiani (oggi Monsignore), Ettore Venanzi e Gianni Parroni, anche se viene riconosciuta dal Comune di Foligno a partire dal 1984. Dopo 44 anni continua ad essere fondamentale per la vita del paese e, nonostante le difficoltà portate dal terremoto del 1997 nell’entroterra umbro, è ben lontana da crisi o ipotesi di chiusura. Abbiamo intervistato l’attuale presidente Patrizia Simonetti e l’ex presidente Cristian Benvenuti, per meglio capire meriti e difficoltà.

La Pro-Loco nasce da una proposta di Monsignor Antonio Buoncristiani, qual è stata la sua intuizione?

Cristian: «Una premessa: negli anni ‘40-’50 Volperino era un paese molto popolato, ma in seguito all’industrializzazione del fondovalle la gente, come accaduto a tutta la montagna folignate, è andata a cercare lavoro fuori. Il paese si è spopolato ma tutti hanno mantenuto la seconda casa: le famiglie tornavano a passare l’estate a Volperino, ma non c’era un centro d’aggregazione. Don Antonio ha avuto l’idea di creare un’associazione grazie alla quale nacquero due campi da bocce: la Pro-Loco nasce da quei campi. Tutto ciò che è stato fatto prima del terremoto del ‘97 era in strutture di proprietà della Chiesa: la Diocesi  le concesse in  comodato d’uso e vennero realizzati i due campi e la pista polivalente che lo scorso anno è stata rinnovata. Nell’82-83 venne aperto un bar, e così di fatto sono due i riferimenti per Volperino: la Pro-Loco, proprietaria della maggior parte delle strutture, e il circolo ACLI, che gestisce il bar».

Come descrivereste la Pro-Loco?

Cristian: «Non facciamo attività commerciale, solo eventi riservati ai soci, a cui i soci contribuiscono. È una politica che fin’ora ha pagato: abbiamo i campi da bocce, una struttura polivalente, un bar e una sede, un’altra struttura donataci dopo il terremoto del ‘97. In tutto questo è stato fondamentale il volontariato, l’autofinanziamento: non abbiamo quasi mai chiesto e ricevuto soldi dall’esterno. Ci siamo dati la regola di fare ogni anno poche cose, ma fatte bene: mai fare il passo più lungo della gamba. Non abbiamo mai fatto sagre a Volperino, perché una sagra necessita di tante cose: tante persone che collaborano, cucine e servizi a norma… Cose troppo grandi per Volperino; se ci fai caso, nel corso degli anni le sagre vanno un po’ scemando, rimangono solo quelle storiche, proprio perché ci sono alti costi di gestione. Volperino è un’isola felice, aperta a tutti: anche a livello turistico abbiamo contribuito a fare il bene del paese. Fino ad oggi ha mantenuto questa sua identità, che per i soci rimane importante; ad esempio nella settimana della festa del patrono san Marone, importante anche per la Diocesi, abbiamo sempre evitato di promuovere sagre o altre manifestazioni: quella è una settimana di festa per Volperino. Poi naturalmente ci vengono a trovare amici, conoscenti… l’accoglienza è ottima e a tutti piace il paese».

Patrizia: «E’ sempre stato un paese pieno di iniziative: ognuno ci metteva il suo; forse l’atteggiamento è stato un po’ di chiusura, però si è sempre detto “noi vogliamo stare a Volperino per stare bene”. Uno spirito condiviso anche dalle famiglie che qui trascorrono solo l’estate: anche Manlio Marini ha casa a Volperino, è stato addirittura il mio segretario amministrativo durante gli anni del terremoto, poi si è ricandidato a sindaco».

Qual è stato l’operato negli ultimi anni?

Cristian: «Negli ultimi sei anni, anche in concomitanza con lo sviluppo turistico di Rasiglia, abbiamo cercato di mettere mano a cose un po’ più importanti: il restauro della Fonte Troccola e la rete sentieristica che collega Volperino con tutta la Val Menotre. La fonte storica del XII sec., rimasta diroccata negli ultimi 50-60 anni, è stata rimessa in piedi tre anni fa; la Pro-Loco si è fatta promotrice e la fonte è stata ricostruita grazie al Comune, che ne è anche proprietario, alla fondazione Cassa di Risparmio e all’Amministrazione separata Beni e usi civici di Volperino. Inoltre in accordo con il CAI abbiamo riaperto tutti i sentieri che passano per Volperino; ne abbiamo segnati due in mappa, che sono ora nel catasto regionale del CAI, perciò riconosciuti a livello nazionale: un’opportunità turistica in più».

Quali sono i propositi del nuovo consiglio?

Patrizia: «L’anno del terremoto decisi di tirarmi indietro dopo anni di presidenza, perché non volevo diventare un’etichetta: la Pro-Loco non è né di Patrizia, ne di Cristian, la Pro-Loco è di Volperino. Essere sempre un punto di riferimento è pesante per te, ma anche per chi conta su di te. Sono sempre stata convinta di questo e ciò vale anche per Cristian. Dopo sei anni mi hanno convinto, tutto pensavo tranne che tornare a ricoprire questa carica. C’è sempre stato a Volperino un atteggiamento di delega, nei sei anni di presidenza anche Cristian è stato l’oggetto della delega di tutti. Io ho voluto evitare questo, sono convinta che distribuendo le responsabilità ognuno è più partecipe e c’è più entusiasmo. Ho affidato a Cristian tutti i rapporti con le istituzioni: quando era presidente ha avviato una serie di progetti e non mi sembrava giusto troncarli mettendoci un’altra persona. In lui ho una grande fiducia perché so che ha lavorato per il bene del paese, è importante che persone che hanno avviato progetti continuino, non puoi dare discontinuità. Io sarò sempre il rappresentante legale, però tutto quello che va portato avanti lo segue Cristian con le sue modalità, ed ha la mia piena fiducia».

Cristian: «Ci terrei ad aggiungere che è vero che Monsignor. Antonio Buoncristiani ha fondato la Pro-Loco, ma abbiamo avuto un’altra figura molto importante oltre a Mario Simonetti e Mario Ridolfi: don Umberto Formica, per tanti anni parroco di Volperino; ha allevato noi giovani, faceva gruppo, partecipava attivamente alle feste di Volperino e penso sia giusto almeno ringraziarlo».

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