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È la normalità il problema

Nell'editoriale del settimo numero di Sedicigiugno, la nostra direttrice Susanna Minelli parla della normalità perduta a causa dell'emergenza Covid-19 e di quella che avremo una volta iniziata la cosiddetta Fase 2. Quali i suoi nuovi aspetti e quali quelli che, invece, si riproporranno inesorabilmente.

#EDITORIALE
Di Susanna Minelli


“No volveremos a la normalidad, porque la normalidad era el problema”. È la scritta luminosa che un collettivo di artisti cileni ha installato sulle mura di un grattacielo di Santiago del Cile l’autunno scorso durante le rivolte contro il presidente Piñera. Un’immagine che ha fatto il giro del mondo. E che è stata presa in prestito da molti nei social all’inizio del periodo di isolamento sociale dovuto alla pandemia e di conseguenza del fermo di gran parte dell’economia consci del fatto che quello che si stava vivendo sarebbe stato un momento di cesura tra lo ieri e il domani. Nel mezzo l’oggi: fatto di solitudine, morte, e preoccupazione per quello che ci attenderà nel dopo pandemia. Scrivo alla vigilia della cosiddetta “fase 2”, che ci traghetterà verso la tanto desiderata normalità: un periodo utile per riavviare l’economia che per forza di cose è stata bloccata e per abituarci a convivere con il virus. E la domanda che sorge spontanea è: che normalità riavremo? Gli assetti socio economici che si configureranno alla fine di tutto questo saranno irrimediabilmente mutati? Sicuramente cambieranno. Dopo una specie di bizzarro entusiasmo che molti come me hanno provato, nel mezzo dello spaesamento e la paura di quello che si stava vivendo, sono giunta alla constatazione che non riavremo imminentemente la normalità di prima, colma di vizi di forma e di sostanza sul fronte della giustizia sociale, ma avremo sicuramente qualcosa di nuovo. Ma  purtroppo, non di migliore. La sensazione è che ci troveremo di fronte ad una esacerbazione dei conflitti sociali. Della serie “il capitalismo è stato in terapia intensiva, ma ne è uscito con entrambi i polmoni”. La variabile però la interpreta il fatto che finalmente abbiamo capito che c’è qualcosa più forte di lui: la natura. Per ora l’ha riavuta vinta, il capitalismo, con industriali che da settimane spingono la riapertura completa delle imprese infischiandosene dei rischi che correrebbero i lavoratori e di conseguenza la popolazione tutta, in questa fase. Rischi che, in gran parte, hanno già corso e che in buona percentuale al nord si sono tramutati in contagi e in poveri nonni costretti a dire addio ai propri nipoti in videochiamata. Ciò, però, che si tende a dimenticare, viste le continue pressioni degli industriali è che l’economia italiana non è assolutamente composta solo da grosse fabbriche. In terre come l’Umbria l’economia si regge anche e soprattutto grazie ad altri settori: sul turismo, e quindi sul commercio al dettaglio, sull’artigianato e sui tanti locali di somministrazione come ristoranti, enoteche e bar. Che ripartiranno a fatica se ripartiranno. Non solo il Governo dovrà fare la sua parte, ma saranno direttamente chiamati a fare molto anche i comuni. A Foligno per esempio, la minoranza di centrosinistra ha proposto nel corso del consiglio comunale del 16 aprile, una mozione d’urgenza  riguardante l’abolizione della tassa sul suolo pubblico (Tosap)  per i mesi in cui i locali di somministrazione sono stati  costretti alla chiusura e la convocazione di un tavolo specifico sull’emergenza Covid in cui coinvolgere istituzioni e associazioni di categoria. Niente da fare: urgenza rigettata dalla maggioranza. Viene da chiedersi, alla luce di ciò, cosa penseranno i ristoratori e i baristi di Foligno. Forse che il loro futuro è appeso all’esito delle schermaglie politiche messe in atto da chi è animato da cieco risentimento e non vuole sentire parlare di cooperazione e di dialogo per il bene comune tra le parti? Ebbene sì, perché il sindaco ha poi convocato un tavolo specifico sulla gestione della “fase 2” senza invitare a partecipare i consiglieri di minoranza. Gli stessi che avevano proposto l’iniziativa. Credo che mai come ora, i cittadini meritino aiuti concreti e non di essere ostaggio di guerre ideologiche. E che oggi, come mai, serva l’aiuto di tutti. Ma anche questo, purtroppo, è il ritorno alla normalità. 

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