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Il dubbio: pulizia o sanificazione ?

La sanificazione delle strade tramite ipoclorito di sodio, misura adottata a marzo anche nel nostro Comune, non solo non ha un'utilità comprovata, ma espone la popolazione e gli animali a sostanze pericolose per la salute. Ce ne parla Daniela Riganelli, chimica ed ambientalista.

#AMBIENTE #SALUTE #COVID-19 #CITTÀ
Di Daniela Riganelli

(In foto: sanificazione delle strade di Foligno)


A marzo in piena emergenza ci hanno chiuso in casa perché fuori c’era quel nemico infetto e invisibile che ci aveva tolto la libertà. Dentro e fuori casa abbiamo cercato di combattere il virus con le prime armi che avevamo a disposizione ovvero i disinfettanti per le mani, il corpo e la casa. In questo contesto ci è sembrato naturale pensare alla sanificazione anche delle strade pensando che il nemico fosse davvero ovunque, aria compresa, in quanto stavano già uscendo le prime correlazione tra inquinamento e trasmissione del COVID-19.

Ma decidere in emergenza forse non è mai una buona idea e soprattutto spesso le soluzioni che intuitivamente ci piacciono di più non è detto che siano le migliori. Il 18 marzo esce un documento dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dell’Istituto Superiore Protezione Ambientale (ISPRA) in cui ravvisano “l’opportunità di procedere alla ordinaria pulizia delle strade con saponi e detergenti convenzionali, assicurando tuttavia di evitare la produzione di polveri e aerosol” e valutano “la ‘disinfezione’ quale misura la cui utilità non è accertata, in quanto non esiste allo stato, alcuna evidenza che le superfici calpestabili siano implicate nella trasmissione del Covid-19”. Indicazioni riprese anche da Legambiente che in una nota rivolta ai sindaci sottolinea quanto “l’uso di ipoclorito di sodio per la disinfezione delle strade è associabile a un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente possibile esposizione della popolazione e degli animali” e che “in presenza di materiali inorganici presenti sul pavimento stradale potrebbe dare origine a formazione di sottoprodotti estremamente pericolosi”.

In conclusione, forse la disinfezione delle strade non serve e usare l’ipoclorito per farlo è anche dannoso. Infatti sia il documento di ISS sia Legambiente suggeriscono di usare i comuni detergenti o se proprio si vuole usare la varechina, deve essere una soluzione allo 0,1%. Considerate che quella in commercio è 5%, quindi vuol dire diluire 50 volte, cioè mettere mezzo bicchiere per un totale di 100 ml in 5 litri di acqua.
A Foligno la prima sanificazione è stata fatta nella seconda metà di marzo utilizzando molto probabilmente l’ipoclorito di sodio come agente disinfettante ma in quale concentrazione è stato usato, da chi è stata fatta e se esistono altri interventi non si sa per certo; per questo c’è un’interrogazione in corso da parte di Foligno 2030.

A questo punto le domande che ognuno di noi dovrebbe porsi sono:

  • È comunque utile procedere non tanto ad una sanificazione quanto alla pulizia dei nostri spazi comuni con acqua o acqua e deboli detergenti ?
  • Perché molti in casa continuano ad usare la varechina anche in spazi chiusi per una putativa disinfezione, esponendo se stessi ai vapori del cloro che viene prodotto (gas tossico) e immettendo nelle fogne sempre cloro in quantità?

Alla prima domanda va data una risposta in base a quanto prevede il PEF (Piano Economico Finanziario) che regola i servizi di igiene ambientale del Comune svolti da Valle Umbra Servizi, perché è chiaro che ci sono ampie zone della città che necessiterebbero di un pulizia ben più profonda di quanto viene fatto. Va comunque ricordato che spesso la sporcizia è data dalla cattiva gestione dei rifiuti in centro storico, ad esempio l’abbandono di rifiuti ad ogni ora del giorno e della notte: un problema che magari dovrà essere affrontato in un altro approfondimento.

Per la seconda domanda, da chimico e da ambientalista raccomando un uso molto, molto
limitato di varechina in casa perché tutti i prodotti contenenti cloro sono molto reattivi e
quindi anche tossici per noi e per l’ambiente. E di composti clorurati non abbiamo certo
bisogno perché hanno invaso ogni matrice naturale, soprattutto le acque e il suolo.

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