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L’ora del coraggio

Da anni il nostro paese è afflitto da un virus, pericoloso tanto quanto il Covid-19, che ha causato circa 60.000 morti. Si tratta dell'inquinamento atmosferico, un nemico "palese e macroscopico" che è arrivata l'ora di combattere. È ora di operare scelte coraggiose e di essere anche. un po' folli per cimentarsi in questa sfida, ce ne parla Diego Mattioli.

#AMBIENTE #CITTA’
Di Diego Mattioli
In foto: il lungofiume del Topino

Sessantamila morti in Italia per gravi patologie dell’apparato respiratorio. Pensate sia la stima per eccesso dell’impatto del COVID-19 in Italia? Sbagliate, è la stima per difetto degli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla mortalità nel nostro paese. L’inquinamento atmosferico, non dunque un subdolo e invisibile nemico, che non sappiamo da dove nasce e soprattutto come fermare, ma un palese e macroscopico compagno di vita alle cui mille manifestazioni abbiamo serenamente fatto l’abitudine, ciminiere industriali, tubi di scappamento, camini di case e condomini.


Il nemico subdolo ed invisibile, con i suoi 30.000 morti e la sua parabola fatta di crescita raggiungimento del plateau e progressiva contrazione, ha sconvolto dalle fondamenta l’intero sistema socio-economico muovendo stanziamenti per centinaia di milioni di euro. Il nemico palese e macroscopico, con i suoi 60.000 morti e la sua progressiva crescita che non accenna ad arrestarsi da anni, è e resta sulla bocca di tutti e negli interessi di pochi.
Studi, ricerche, position paper, webinar, tutti a pontificare sulla relazione tra inquinamento e diffusione del COVID, ma mi chiedo, è necessario dimostrare questa correlazione per far valutare l’inquinamento atmosferico come una reale priorità? Non bastano i morti e le devastazioni ambientali causate dei cambiamenti climatici?
Tristemente no, non basta, anzi proprio in questa situazione esce il “genio italico”, non esattamente il Genio che Monicelli definisce come “fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione” quanto piuttosto la trasposizione becera e miope del paradigma, più faccia tosta che fantasia, più protervia che decisione e più opportunismo che rapidità d’esecuzione e assume le sembianze di italici europarlamentari certi che “in questa fase continuare a perseguire ricette utopistiche in nome di un ambientalismo ideologico sarebbe folle e irresponsabile.”


Se questo è, chi vi scrive ha l’orgoglio di porsi tra quei folli e irresponsabili che ritengono non ci siano alternative ad un modello economico che anteponga la responsabilità sociale ed ambientale ad ogni logica di profitto, che pensa che i modelli di sviluppo si debbano basare sui criteri della rigenerazione urbana, della mobilità sostenibile, decarbonizzata, elettrica e condivisa, sull’agricoltura sostenibile e la bioeconomia rigenerativa, sulla tutela e valorizzazione del capitale naturale, l’utilizzo delle risorse basato sui criteri di riduzione, riciclo, riuso, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.
Ed è proprio questo il momento per essere folli, in questa fase da “do or die” devono essere fatte scelte che concilino salute pubblica e crescita ad ogni livello, a partire dalle città e dai loro sistemi di gestione della mobilità urbana, della gestione degli spazi pubblici per supportare e rilanciare le attività commerciali, nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti e della programmazione economica. Tante città si stanno muovendo in questa direzione, le associazioni ambientaliste, in particolar modo Legambiente, stanno mettendo in campo proposte serie, economicamente sostenibili ed immediatamente attuabili che devono trovare spazio nell’agenda politica dell’amministrazione anche nella nostra città.


La mobilità e la gestione degli spazi pubblici, in particolar modo del centro storico, è uno dei cardini intorno al quale si chiedono interventi rapidi e concreti, a partire dall’attuazione e l’ampliamento di quanto previsto nel Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) tra cui: percorsi pedonali e corsie ciclabili in sola segnaletica, doppio senso bici, strade residenziali a 10 km/h aperte ai pedoni, intermodalità bici-Trasporto Pubblico Locale, incentivi per il potenziamento della mobilità attiva come alternativa all’uso dell’auto (bike sharing, incentivi per chi usa la bici negli spostamenti casa-scuola, casa-lavoro, etc.). Il momento della progressiva riapertura delle attività lavorative e scolastiche deve essere gestito evitando congestioni di traffico, promuovendo e attuando lo smart-working sia nel settore privato che nei servizi pubblici, differenziando gli orari di attività economiche e uffici, incentivando sistemi di consegna a domicilio, e gestendo la logistica delle merci con sistemi intermodali che prevedano l’integrazione orizzontale fra diverse modalità di trasporto.

È urgente pensare ad un piano per la mobilità scolastica 2020-21 che si basi sull’istituzione di “strade scolastiche” con limitazioni temporanee di traffico veicolare, istituzioni di percorsi protetti casa-scuola, pedibus, corse scolastiche dedicate, etc.
Il commercio ed il turismo vanno sostenuti, non solo con una moratoria su tasse e imposte locali, ma anche mettendo a disposizioni gli spazi pubblici del centro storico gratuitamente alle attività commerciali, ampliando le ZTL e convertendo le strisce blu in spazi gratuiti per le attività commerciali. Al contempo è fondamentale investire nella valorizzazione di quanto di più unico è affascinante ha il nostro territorio in termini di tipicità, patrimonio culturale, borghi e aree naturali attraverso la promozione dei cammini del turismo lento con la predisposizione di percorsi integrati, segnaletica dedicata e campagne informative. Pare questa sia dunque “l’ora del coraggio” ma anche della lungimiranza e della capacità di amministrare con serietà e competenza; speriamo i nostri amministratori, ad ogni livello, siano all’altezza della sfida.

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