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La quarantena nelle comunità folignati

Abbiamo intervistato Massimo Costantini, presidente della Comunità La Tenda. Gli abbiamo chiesto delle difficoltà nella gestione dei servizi nel momento in cui, a causa della pandemia, devono venir meno i contatti sociali indispensabili a scopi terapeutici e riabilitativi.

#CITTA’ #LACITTAINIVISIBILE
Di Matteo Bartoli
In foto: la cooperativa comunità la tenda



Intervista a Massimo Costantini, presidente della comunità la tenda.


Di cosa si occupa La tenda?


Siamo una cooperativa sociale di tipo A fondata nel 1982, ci occupiamo storicamente di dipendenze e di minori in difficoltà. Da circa venti anni abbiamo messo in campo anche un servizio di inserimento socio-lavorativo per le persone con svantaggi sociali, sia ospiti delle
comunità che del territorio. Da più di quindici anni ci occupiamo anche del servizio
Informagiovani di Foligno, questo è un progetto che dovrebbe terminare nel mese di
Agosto.


Quante strutture avete?


Una struttura per minori e due strutture per le dipendenze: una a Sportella Marini, il centro
riabilitativo Caino che è per il reinserimento sociale, l’altra a Spello ed ha una attitudine più
psichiatrica.


Veniamo alla recente pandemia e alle conseguenti restrizioni. Che difficoltà avete avuto?
Come avete affrontato la situazione?


Le nostre comunità sono piccole, quasi familiari, le difficoltà sono state quindi molto simili
a quelle delle altre famiglie. Noi col nostro personale abbiamo adottato una profilassi
ferrea e abbiamo isolato le unità operative delle singole strutture in modo da limitare le
possibilità di contagio e mettere al sicuro la continuità dei servizi. Dall’inizio
dell’emergenza fino ad Aprile abbiamo avuto difficoltà con i tamponi, ma ora la Regione
sta predisponendo lo screening per tutti gli operatori sociosanitari. Poi verranno fatti anche
agli utenti.

Per la fase 2 e 3 cosa immaginate?


Per quanto ci riguarda la situazione si sta un po’ complicando: gli ospiti stanno
dimostrando insofferenza e vorrebbero tornare alle relazioni sociali normali. Stanno intanto
aumentando i contatti con l’esterno e questo un po’ ci preoccupa.


Avete anche servizi semiresidenziali?


Si, avevamo 25 posti semiresidenziali al Centro dipendenze, ma ora il servizio è stato
modificato per ovvi motivi. Gli utenti sono seguiti a distanza, solo quando è stato
indispensabile sono stati fatti incontri con tutti i presidi di sicurezza.


Avete riscontrato delle situazioni di disagio aggravate dalla pandemia?


Considera che molto dell’approccio terapeutico consiste in lavori di gruppo che ora sono
stati bloccati, e anche le equipe sono solite confrontarsi in gruppo. Ora tutto ciò è stato
spostato in videoconferenza. A livello relazionale questo crea grandi difficoltà. Ora
proviamo a ripartire utilizzando gli spazi esterni perché il lavoro di gruppo per quel che
facciamo noi è fondamentale e fa parte della metodologia de La tenda.

In foto: centro residenziale San Martino


Mi sembra di capire che è stato fatto un grande sforzo per continuare ad offrire il servizio.


Certamente.


Io ho l’impressione che questi sforzi spesso vengano sottovalutati e stigmatizzati e che il
mondo cooperativo venga visto un po’ da tutti come l’ultima ruota del carro. Insomma che
gli sforzi spesso non vengono giustamente ricompensati. Mi dica che ne pensa.


Coglie un punto molto importante. Noi siamo accreditati dalla Regione Umbria, questo ci
permette di essere in convenzione col sistema sanitario nazionale. Dunque siamo
finanziati indirettamente dalla fiscalità pubblica però la nostra funzione è direttamente
pubblica e di interesse generale. Garantiamo livelli essenziali di assistenza ma i livelli
retributivi e le certezze programmative non sono le stesse. E mi lasci dire che le
professionalità che mettiamo in campo non sono inferiori.


Un’ultima domanda sull’Informagiovani. Prima mi ha detto che scadrà ad agosto. Mi dica
di più.


Si, intanto il servizio è stato rimodulato per permettere il distanziamento sociale. Ora
stiamo lavorando solo tramite i canali social. Forse il progetto verrà prorogato per qualche
mese, proprio per far fronte a questa situazione, ma siamo quasi sicuri che non verrà
rinnovato. Sono circa venti anni che c’è, prima veniva finanziato in modo stabile come
servizio territoriale della zona sociale.


Cosa è cambiato?


Piano piano, con la ristrettezza del bilancio per il sociale, questo servizio è diventato un
progetto finanziato non più con risorse stabili ma con finanziamenti legati al fondo
europeo. Tant’è che due anni fa il servizio è stato fermo un anno intero. Poi, come le
dicevo, è stato rifinanziato tramite il fondo sociale europeo di agenda urbana che ora è in
scadenza. Anche questo è un discorso complicato perché le prestazioni sanitarie
corrispondono a logiche universalistiche e quindi vengono garantiti livelli base di
assistenza mentre per le prestazioni sociali questa cosa non avviene. In teoria la legge
quadro del duemila aveva istituito un fondo nazionale per le politiche sociali, ma dal 2009,con la crisi, il fondo è stato depauperato e anche le politiche locali col tempo sono venuto
meno.


Grazie per la disponibilità. Buon lavoro.


Grazie a voi.

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