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Il lento ritorno al cinema

Che ne sarà del cinema? Roberto Lazzerini fa il punto, chiedendolo agli operatori del settore.

#CULTURA
Di Roberto Lazzerini
In foto: il politeama Clarici


Questi giorni cantiamo come Frank Sinatra a 31 anni Spring is here! Why doesn’t my hearth go dancing?  (Paola 54 anni)

In effetti, bisognerà aspettare ancora un po’ prima di tornare al cinema, prima che torni quell’allegria del cuore, che ci fa sentire più leggeri, o nei film più inquietanti, quella consonanza della mente, che ci aiuta  a restare umani. Sì, perché il cinema non è il riflesso della realtà ma la realtà di quel riflesso e ogni film ha bisogno dell’intero dispositivo per essere percepito nella sua forza. Salgono perciò sempre più insistenti le richieste della riapertura di attività cinematografiche che, con l’avvicinarsi dell’estate, sarebbero facilitate all’aria aperta, con dispositivi meno pesanti della sala cinematografica. L’ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinematografici) ha affiancato al suo progetto nazionale MOVIEMENT,  in accordo con il MIBACT (Ministero per i beni culturali e per il turismo) un nuovo progetto MOVIEMENT VILLAGE che consentirebbe all’esercizio di ripartire in luoghi già destinati alla programmazione estiva, come le arene, per ovviare alla protratta crisi del settore (4000 schermi spenti, più di 6000 addetti a casa) con il rispetto di tutte le procedure previste per l’attuale situazione socio-sanitaria.

L’accordo è stato siglato con l’ANICA (Associazione Nazionale Imprese Cinematografiche e dell’Audiovisivo) con il sostegno del MIBACT, patrocinato dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e con la collaborazione dell’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), dei 100 Autori e della nuova IMAIE (Istituto Mutualistico Artisti Interpreti Esecutori). Questo progetto, presentato all’Accademia Nazionale del David di Donatello, svoltosi in assenza di pubblico, nel set televisivo vuoto dell’8 maggio scorso, con collegamenti telematici, garantirebbe la proiezione su grande schermo anche dei film candidati al premio annuale (quest’anno stravinto da “Il Traditore” di Marco Bellocchio). Se i protocolli sanitari lo permettessero, l’iniziativa, sostenuta anche da una rete di enti e partner privati, potrebbe riaccendere tutta l’attività cinematografica. Si calcola che ogni 100 arene implicherebbero l’impiego di 600 addetti e nel calcolo complessivo delle arene possibili si potrebbe superare il 50%  degli impiegati, ora costretti all’inoccupazione.

Bene. Dopo questo breve riassunto delle posizioni nazionali di categoria e l’impegno dello scioglimento degli acronimi per chi non li conoscesse, riprendo fiato e mi accosto alle posizioni locali. Con un piccolo pasticcio mediatico, subito emendato con una rettifica: pratica molto diffusa in queste nostre agenzie giornalistiche. Ricordate il ragazzo che, caduto in solitario podismo, o volitante in monopattino, al ricovero per grave frattura alla mandibola risultato positivo al tampone, era per cortocircuito informativo trasportato in una festa di incoscienti adolescenti? E quindi assalito per via digitale come un infame untore? Male. Proprio l’altro ieri ho letto con profitto un libro del neuropatologo tedesco Manfred Spitzer “La demenza digitale”, il cui titolo è tutto un programma, corredato però, purtroppo per noi e per i nostri giovani in formazione, soprattutto infanti ed adolescenti, da numerosi esperimenti, riscontri scientifici e statistiche preoccupanti. 

In foto: il politeama

Dunque: in data 30 aprile  appariva un comunicato stampa dell’ANEC umbra, annunciante un suo progetto di rete per l’apertura estiva di arene e drive in, che avrebbe presentato in sede nazionale, alla premiazione dei David di Donatello. Il vicepresidente umbro dell’ANEC era costretto a rettificare con un ulteriore comunicato, dichiarando di essere stato frainteso: in verità l’ANEC umbra riprendeva il comunicato nazionale e diffondeva la sua adesione. Ed elencava gli esercenti associati che aderivano all’iniziativa per un totale di 11 arene estive (Castiglion del Lago, Città di Castello, Bastia Umbra, Foligno, Marsciano, Passignano, Perugia, Spoleto, Terni, Todi, Umbertide). Si accenna anche ad un drive in a Perugia, accompagnato da una nota scettica, con l’annotazione del suo alto costo perciò rischioso e con le connesse difficoltà culturali e pratiche (il tipo di automobili attuali, la grandezza dello schermo, la diffusione stereo): non dimentichiamo che quella pratica cinematografica da parcheggio si sviluppò negli USA negli anni ’50 del secolo scorso, durò un decennio appena, ebbe un relativo revival negli anni ’90 dello stesso secolo, poi tacque pronta per l’archeologia industriale o la speculazione edilizia.

Incuriosito da questi risvegli di primavera, interessato io stesso alla riapertura dei cinema, foss’anche all’aperto, ho telefonato a Valentina Marinelli, esercente della sala Pegasus di Spoleto e a Pier Domenico Clarici, proprietario delle due multisale di Foligno. Riporterò in estrema sintesi il risultato delle cordiali telefonate, molto più ampie dello stringato resoconto. Se le disposizioni sanitarie lo consentiranno, senza impossibili costi di spesa sanificatoria, Spoleto avrà un’attività estiva nell’arena che spesso ha visto in questi anni presentare buoni film e promuovere incontri con gli autori. A Foligno si pensa e si agisce per ripristinare la vecchia, ottima arena del Supercinema, che già nella concezione iniziale era stata pensata con intelligenza: spazio tra i sedili, passaggi ampi, entrata ed uscita. Poiché non versa in cattive condizioni, in poco tempo, con interventi mirati, potrebbe essere già pronta per l’attività estiva. Si propongono in città anche altri progetti riguardanti il cinema. Niente ostacola l’avventura, se essa è sostenuta da fattibilità, risorse e ragionevolezza. Auguriamoci una buona estate, anche all’insegna del cinema.               

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