Scuola Società

Maturità a distanza

Da due giorni ormai sono iniziati gli esami di maturità. Quali sono le impressioni, le considerazioni, le ansie, le preoccupazioni degli alunni e dei docenti rispetto alla nuova modalità della prova imposta dall'emergenza da Coronavirus? Marco Del Gatto lo ha chiesto ai maturandi Francesco Zichella e Elisa Mora e al docente Claudio Stella.

#SOCIETÀ #SCUOLA
A cura di Marco Del Gatto

(In foto: Il liceo Federico Frezzi)


L’evoluzione delle situazione sanitaria emergenziale del paese ha comportato un continuo cambiamento delle modalità di svolgimento di ogni attività della nostra quotidianità, dall’esercizio della professione fino alle attività di diletto; basti considerare che ad oggi si è nella cosiddetta terza fase di un ritorno alla normalità che ancora non ha ben chiaro la propria fine. Lo stesso mondo educativo ha visto stravolte le proprie modalità, sperimentando per la prima volta una didattica a distanza che non si limita ad essere uno strumento suppletivo per docenti e studenti, ma diventa fondamento dell’insegnamento. Proprio in questi giorni gli stessi studenti che devono affrontare l’esame di Stato si stanno preparando ad un sistema di verifica inimmaginabile fino allo scorso febbraio. Alla luce di ciò abbiamo chiesto ai diretti interessati un’analisi del cambiamento che li ha riguardati e che li sta riguardando. 

Gli studenti intervistati sono Francesco Zichella, del liceo Scientifico Guglielmo Marconi di Foligno ed Elisa Mora, del liceo delle Scienze Umane Beata Angela di Foligno:

Quale sarà la modalità dell’esame di Stato? Quante volte è stato cambiato?

Francesco: «Ci sarà fornito un problema di matematica e fisica il 2/3 giugno e dovremo riconsegnare questo elaborato entro il 13, a partire da questo i professori ci indicheranno all’orale un macro-tema a cui dovremo legare tutte le altre materie. L’esame si terrà a scuola. Questa è la terza/quarta modalità che ci è stata presentata».

Elisa: «Da quello che sappiamo oggi, ci verrà fornito da parte del professore della materia d’indirizzamento un testo di uno degli autori affrontati durante l’anno scolastico. Noi la settimana scorsa abbiamo mandato gli argomenti che preferiremmo e lui a partire da questi temi ci fornirà una traccia. Il materiale sarà tutto interno, non c’è nessuna provenienza da parte del Ministero. Da gennaio la modalità è cambiata 3-4 volte: all’inizio doveva essere un esame con due prove scritte ed un orale, poi si è pensato ad una tesina da presentare online, quindi alla tesina discussa a scuola ed infine all’elaborato».

(In foto: Elisa Mora)

Da quanto tempo invece sai che la modalità sarà questa?

F.: «Perfettamente, il metodo ancora non si conosce bene nel dettaglio; ad esempio non ci hanno chiarito come si svolgerà la prova di italiano: non si è capito bene come dovremo analizzare il testo, né quali testi ci saranno forniti. Comunque come si svolgerà nel complesso lo sappiamo da 1-2 settimane».

(In foto: Francesco Zichella)

Non conoscere ancora definitivamente cosa ti aspetta ti ha creato disagi, complicazioni nello studio?

F.: «No, i professori hanno provveduto a cominciare il ripasso. Non ho avuto grandi problemi essendo messo discretamente bene con lo studio».

E.: «Si, perché i professori all’inizio ci hanno preparato sulla tesina e tu avevi già iniziato a prepararti discorsi e materiali plausibili; invece poi ci siamo ritrovati disorganizzati visto che le modalità sono cambiate più volte».

Come avresti voluto fare tu l’esame?

F.: «In realtà l’attuale composizione dell’esame sotto forma di colloquio, agli studenti conviene molto, è più semplice; altro discorso per il voto finale, i giudizi saranno falsati: se si considera che in pratica entriamo con quasi 60 crediti, è naturale che il nostro sforzo sarà minore rispetto allo sforzo dei ragazzi negli altri anni. Comunque, visto il momento difficile, credo che questo sia l’unico metodo possibile e corretto da adottare per quest’anno, tutto sommato non cambierei niente».

E.: «Non lo so. Sicuramente avrei definito le modalità molto prima; dopo due mesi di quarantena e lezioni non abbastanza regolari, per uno studente è difficile riorganizzarsi ad un mese dall’esame, non è come seguire le lezioni in classe, è stato un po’ traumatico».

Che piani hai per il futuro?

F.: «Bella domanda. Mi piacerebbe prendere medicina, ma devo affrontare il famigerato test; anche su questo ci sono molti punti di domanda, non si sa se tutti lo faranno lo stesso giorno, se in giorni diversi, se si affronterà la stessa prova… Ancora sono molti i punti interrogativi».

E.: «Mi piacerebbe intraprendere la carriera militare per poter poi fare carriera tra i corpi delle forze dell’ordine; in caso come corso di studi sceglierei scienze investigative e della sicurezza».

Immagino che con la didattica a distanza siano saltati anche i vari open day e le giornate da studente…

F.: «Ci sono state proposte molte iniziative online, però viene meno l’impatto che hai se partecipi in prima persona».

E.: «Non solo, io ad esempio avrei dovuto avere anche il tirocinio all’ospedale con la clown-terapia, il momento più bello degli anni di alternanza scuola-lavoro: lo aspetti tanto ed alla fine non si fa».

(In foto: il liceo scientifico Guglielmo Marconi)

Claudio Stella, docente presso il liceo Classico F. Frezzi di Foligno, ci ha aiutato a ricostruire il punto di vista degli insegnanti:

In che modalità si svolgeranno gli esami di Stato quest’anno?

«L’esame di quest’anno sarà qualcosa di assolutamente diverso, un’esperienza nuova e – spero – irripetibile per studenti e professori. L’esame si baserà solo su un colloquio, della durata di un’ora. Il colloquio si svolgerà secondo una sequenza ben definita: si partirà dalla discussione di un elaborato che ogni studente avrà inviato entro il 13 giugno, una sorta di tesina, su un tema concordato con i docenti delle materie di indirizzo. Per il Liceo Classico, dunque, l’elaborato sarà su tematiche relative alla cultura greca e latina. Il secondo momento del colloquio verterà sull’analisi di un testo di letteratura italiana, proposto dal docente e scelto tra quelli presenti nel programma. Si procederà poi con l’analisi di materiali proposti dagli altri docenti presenti nella Commissione e infine ci sarà uno spazio di riflessione sui percorsi di alternanza scuola-lavoro che i ragazzi hanno compiuto nel triennio e su tematiche inerenti alla Costituzione e alla formazione del cittadino. Questo per quanto riguarda i contenuti culturali dell’esame, ma naturalmente ci sono molti altri elementi di novità imposti dall’emergenza Covid. Intanto cambiano le modalità di attribuzione del punteggio, a causa della mancata effettuazione delle due prove scritte: fatto salvo il punteggio finale, che per i più bravi sarà 100, al colloquio verranno attribuiti 40 punti, mentre gli altri 60 deriveranno dal profitto conseguito durante il triennio. Dunque un esame in cui il curriculum scolastico avrà un peso maggiore rispetto alla prova d’esame. Confermata la possibilità della lode per gli studenti che ne avranno i requisiti. Ma ciò che più segnerà la drammatica eccezionalità di questo esame sarà la procedura dello svolgimento, un rigido protocollo di gesti ed azioni dettate dall’esigenza sanitaria. Sarà una sorta di esame distopico, in cui lo studente dovrà essere accompagnato al massimo da una persona, seguendo un percorso ben definito, dovrà presentarsi con guanti e mascherina, dovrà igienizzarsi le mani prima di entrare nell’aula, sarà accolto dai commissari disposti su postazioni distanziate di due metri. Sarà tutto un po’ grottesco e surreale».

Le variazioni riguardo la modalità definitiva d’esame e la didattica a distanza hanno dato difficoltà ad alunni e professori?

«È chiaro che il Covid abbia avuto un impatto devastante anche sulla vita scolastica del Paese. Ma io ritengo che la didattica a distanza, con la creazione di classi virtuali e con le video lezioni, sia stata una risorsa straordinaria in questi mesi. Non dimentichiamo che la scuola è chiusa, qui in Umbria, dal 4 marzo. Se la pandemia ci fosse stata solo 10 anni fa non saremmo stati in grado di fare nulla, l’anno scolastico sarebbe stato dichiarato chiuso con tre mesi di anticipo. La didattica a distanza ci ha permesso di mantenere un rapporto con i nostri studenti: siamo entrati nelle loro case, abbiamo potuto attenuare il loro senso di solitudine, abbiamo garantito loro una piccola porzione di normalità. Io definirei la didattica a distanza un efficace strumento di resistenza umana e culturale».

Ha qualche considerazione su come è stata gestita l’emergenza sanitaria per quanto riguarda l’istruzione?

«Sinceramente, non credo che le cose potessero essere gestite in maniera diversa: la scuola andava chiusa e non si sono create mai le condizione per riaprirla. Diciamo che il Covid ha accentuato e reso più visibili alcune carenze molto antiche, direi quasi connaturate al mondo scolastico: abbiamo edifici scolastici mediamente molto vecchi, poco funzionali; abbiamo classi molto numerose collocate in aule piccole. A differenza di quello che è accaduto in altri Paesi europei, in Italia non c’è mai stata una reale, seria attenzione alle esigenze della scuola. Il Covid ha confermato che l’unica vera forza della scuola italiana è data dalla passione e dalla dedizione degli insegnanti e degli studenti».

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