Scuola Società

A proposito di valutazioni

Sabina Antonelli riflette sulla valutazione scolastica in tempo di Covid e non solo e sull'esigenza di "essere scuola", a maggior ragione nel momento in cui, dall'anno prossimo, alla scuola primaria non ci saranno più i voti in decimi ma si assisterà al ritorno dei giudizi.

#SOCIETÀ #SCUOLA
Di Sabina Antonelli

(Foto di Sabina Antonelli tratte dal laboratorio di educazione artistica della scuola primaria di via Piermarini “Autoritratto: io valgo per ciò che sono”)


Ricordate il primo numero di 16giugno? Ho raccontato la differenza tra fare scuola ed essere scuola. In questo tempo così terribile e strano, sospeso e solitario, imbevuto di paure, problemi, incertezze, essere scuola assume un valore inestimabile. 

La DaD ha caratterizzato questo anno scolastico con effetti molto spesso, secondo me, negativi, in particolar modo per quello che riguarda la valutazione finale che personalmente ho vissuto come un atto sconsiderato e incomprensibile. Ogni insegnante ha dato il massimo. Di questo ne sono certa. Il massimo di ciò che poteva dare, ognuno secondo la propria natura, ognuno secondo le indicazioni del collegio docenti, del dirigente scolastico, del consiglio di classe. Fatto sta che ad oggi, però, nella scuola, le distanze maggiori non sono quelle create dal Covid 19 ma quelle che già esistevano precedentemente, dovute al contesto socio economico e culturale delle famiglie. Si è allargata a dismisura la forbice tra chi aveva le possibilità di seguire facilmente “le lezioni” e chi invece questa possibilità non l’aveva e non l’ha avuta. 

(Foto di Sabina Antonelli tratte dal laboratorio di educazione artistica della scuola primaria di via Piermarini “Autoritratto: io valgo per ciò che sono”)

È lodevole ma non è sufficiente distribuire computer e strumentazioni tecnologiche, perché le differenze non sono solamente di ordine pratico o economico. Pensare che un bene materiale possa risolvere un disagio familiare ma soprattutto emozionale e personale di un bambino o di ragazzo, a me sembra perlomeno superficiale se non, a volte, supponente e arrogante.

Ciascuno si affaccia alla vita in modo diverso. Al di là del fatto che siamo esseri unici e speciali, e questa è la bellezza della diversità, nessuno sceglie dove, come, quando nascere. Molto spesso il passato condiziona il nostro presente e ci impedisce di avere e vedere possibilità per il nostro futuro. 

Come valutare allora il percorso fatto insieme in questi mesi? Questa valutazione oggettiva che è tanto cara ad una certa corrente di pensiero e che trova, troppo spesso secondo me, l’approvazione del personale scolastico, si basa su griglie, su voti, su numeri che identificano una persona. Mettere un bambino in una griglia è come metterlo “su” una griglia. E, come di certo capite, questa cosa può essere molto pericolosa. La valutazione finale, quella per intenderci che esce in pagella, si appiccica addosso, penetra dentro, valuta il tuo essere persona. A 61 anni ancora mi chiedo come mai, al liceo, io non sia mai riuscita a prendere più di un sette in italiano. Con il tempo ho imparato che nessuno vale dieci o quattro. La valutazione non deve misurare le prestazioni, le risposte date ma dare valore al pensiero, al sentire di ognuno. Smettiamo di valutare le risposte dei ragazzi, soffermiamoci sulle loro domande. Chiediamoci quali siano state le domande che ci hanno fatto o non fatto in questi tre mesi di DaD. E se non hanno posto alcuna domanda chiediamoci il perché, andiamo a cercare, a frugare con delicatezza e rispetto dentro di loro. Perché il senso del fare scuola coincide con l’essere scuola ogni qualvolta noi sappiamo metterci nelle loro scarpe, ci mettiamo in ascolto, cerchiamo insieme la strada giusta da seguire, lasciamo sassolini bianchi a tracciare percorsi che potranno poi essere ritrovati anche a distanza di tempo e di spazio. Proviamo ad essere noi sorgente luminosa per poter avere addosso il loro sguardo luminoso non annoiato, indifferente, arrabbiato. Ognuno raccoglie ciò che semina ma in particolar modo ciò che cura.

(Foto di Sabina Antonelli tratte dal laboratorio di educazione artistica della scuola primaria di via Piermarini “Autoritratto: io valgo per ciò che sono”)

Tanti insegnanti fanno questo. Sono scuola perché si sentono scuola. Ed essere scuola vuol dire avere uno sguardo che arriva all’orizzonte, che trasforma gli specchi in finestre, che apre le porte, che educa alla felicità della conoscenza e della convivenza civile, rispettosa dei diritti e dei doveri di tutti, pronta ad accogliere, sostenere, supportare, suggerire, accettare, valorizzare. Così dall’anno prossimo non ci saranno più i voti alla scuola primaria. È un passo avanti, fatto tornando “indietro” a recuperare un tesoro dimenticato. Ma occorrerà fare comunque attenzione. Il maestro Manzi che, fortunatamente, sta tornando come punto di riferimento per molti insegnanti, diceva che le pagelle e i voti, sono un insulto all’intelligenza umana, un atto ineducativo per eccellenza. Partiamo da qui anche per esprimere i futuri “giudizi”.

(Foto di Sabina Antonelli tratte dal laboratorio di educazione artistica della scuola primaria di via Piermarini “Autoritratto: io valgo per ciò che sono”)

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