Scuola Società

Giochiamo alla scuola

La riapertura delle scuole dopo i mesi di lockdown e la pausa estiva è sempre più vicina. Nonostante le indicazioni del Ministero, però, il personale scolastico non è tranquillo e guarda alla riapertura con ansia, timore e con un sentimento di delusione per quanto non è detto nelle indicazioni. Ce ne parla Sabina Antonelli con uno sguardo particolare alla Scuola dell'Infanzia e un invito mosso dal cuor: giocare alla scuola, consapevoli che è il gioco più serio e importante di tutti.

#SOCIETÀ #SCUOLA
Di Sabina Antonelli

(In foto: i bambini hanno giocato a disegnare i mostri)


In questi giorni nelle scuole non si parla di altro. La “riapertura”, che sembrava così lontana quando il lockdown ci ha costretti a stare in casa, ora è dietro l’angolo ed è uno spauracchio che incute veramente ansia e timore. Eppure il personale della scuola ha pagine e pagine di indicazioni e suggerimenti a cui fare riferimento. Lì possiamo trovare un sostegno garantito e le soluzioni migliori per tutti i nostri problemi.

Ma andiamo per ordine. Qual è l’imperativo imprescindibile in questo momento? Salvaguardare la salute di tutti, grandi e piccini, insegnanti, personale e studenti. Non è difficile raggiungere questo obiettivo fondamentale seguendo le indicazioni che il Ministero ha diffuso dopo aver consultato i propri esperti: distanziamento con almeno un metro di distanza tra “le rime buccali” degli alunni, dispositivi di protezione individuali per alunni ed insegnanti, riconfigurazione dei gruppi classe con articolazione modulare, turni differenziati, aggregazione di discipline ed ambiti disciplinari, diversa modulazione settimanale del tempo scuola, scaglionamento dell’orario di ingresso ed uscita, attività didattica digitale integrata ove consentita, collaborazione con gli enti locali per l’individuazione di altri spazi da dedicare alla scuola, formazione del personale.

Ma non finisce qui perché ogni istituzione scolastica dovrà fare un’attenta e capillare analisi degli spazi disponibili, riorganizzare, migliorare e valorizzare eventuali spazi già presenti a scuola, creare spazi supplementari all’aperto, avere il pieno appoggio dell’ente locale per i necessari interventi, curare apposite campagne informative e di sensibilizzazione rivolte al personale, agli studenti e alle famiglie, gestire l’attività formativa e informativa sulle misure da adottare per contrastare la diffusione del covid-19.

Come è ovvio, le attività laboratoriali sono consigliate, sia all’aperto che al chiuso ma previo opportuno e approfondito intervento di igienizzazione nel passaggio da una classe all’altra, intervento che dovrà essere ancor di più garantito per i locali adibiti a mensa scolastica e alle classi, ove la mensa scolastica non esiste, che dovranno essere igienizzate ed areate prima e dopo l’uso. 

Per gli studenti con disabilità, con disturbi specifici di apprendimento e con bisogni educativi speciali vanno previsti interventi mirati e per quelli che hanno febbre e sintomatologie respiratorie si rimanda alla responsabilità individuale e genitoriale. 

Chiaramente le indicazioni non possono che essere di carattere generale e spetta alle singole istituzioni calarle nella realtà del contesto culturale, sociale ed economico con cui si confrontano.

Chiaramente.

A questo punto vi domanderete: “qual è il problema? Perché le maestre, i professori, il personale della scuola e i dirigenti scolastici sono in ansia per la riapertura della scuola?”

Avete ragione. Siamo veramente esagerati! Non ci manca niente eppure non siamo mai contenti. 

È che alcuni di noi (forse i più strani) speravano che la “riapertura” fosse l’occasione per realizzare una nuova, immaginifica, tanto attesa, visione della scuola.

La scuola al centro. Al centro delle scelte culturali, politiche, economiche, organizzative di una comunità che riconosce realmente il valore di quel Bene prezioso che sono i nostri figli. Le parole troppo spesso sono vuote e si continua a far pesare l’onore e l’onere sulle singoli istituzioni che in realtà non sono altro che singole persone che, con il loro sentire, il loro fare e il loro credere nella scuola, si rimboccano le maniche e si buttano a capofitto in questo nuovo percorso. Ma non siamo amanti dell’avventura di per se stessa. Credetemi. Noi amiamo l’avventura di poter amare i bambini, i ragazzi e lo svolgersi della loro vita. Amiamo il loro sorriso e non possiamo misurare le distanze tra le rime buccali perché le emozioni, i sentimenti, le parole, le idee nascono dall’uso di tutto il corpo, che è il nostro tempio sacro perché ci permette di conoscere il mondo e noi stessi. Condividiamo in pieno ogni parola che è contenuta nel documento ministeriale ma ci sgomenta il non detto così evidente per chi credeva in una apertura veramente nuova della scuola: “fate del vostro meglio (per non usare la parola “arrangiatevi” che mi sembra veramente forte e cruda) perché non ci sono finanziamenti per aumentare il personale scolastico, per realizzare un vero ed efficace distanziamento attuabile solo con la diminuzione del numero dei bambini e dei ragazzi nelle classi.” 

Quindi, nella scuola dell’infanzia per esempio, e scusate se continuo a parlare di lei ma c’è un silenzio assordante che va squarciato, continueremo ad avere fino a 28 bambini, in sezioni spesso già inadeguate, con il servizio di mensa all’interno della classe, con il problema di igienizzare prima e dopo il pasto (e quindi collocare i suddetti 28 bambini da qualche altra parte per dare modo al personale di fare il proprio lavoro). Continueremo ad avere piccoli con la febbre che arriveranno a scuola perché le famiglie non hanno altre risorse a cui fare riferimento e non ci sarà del personale in più a cui dare in affido questi cuccioli nell’attesa che vengano a riprenderli. E non prendetevela con i genitori perché parlare di responsabilità individuali è troppo facile: la responsabilità di un bambino è collettiva. Punto. 

Noi maestre della scuola dell’infanzia non avevamo bisogno che ci venisse ricordato che “è impossibile il distanziamento sociale tra bambini così piccoli”, che è necessario “mantenere un contatto ravvicinato con i bambini e tra i bambini stessi: l’empatia e l’arte di incoraggiare sono tra le attitudini fondamentali di chi esercita il ruolo di educatore e di insegnante, tanto più importanti in occasione di situazioni di emergenza come quelle che stiamo vivendo, ove alla scuola viene richiesto di esercitare un ruolo di rassicurazione e di costruzione di fiducia” e nemmeno che sia importantissimo salvaguardare la “qualità pedagogica delle relazioni”  e che “l’organizzazione dei diversi momenti della giornata educativa dovrà essere serena e rispettosa delle modalità tipiche dello sviluppo infantile, per cui i bambini dovranno essere messi nelle condizioni di potersi esprimere con naturalezza e senza costrizioni.” 

Ma veramente le indicazioni che ci danno sono queste?  Che “Un’attenzione particolare va data ai bambini che per la prima volta risultano iscritti, prevedendo per essi (e per i loro genitori) momenti riservati di ascolto e di primo ambientamento. Questa avvertenza è importante per tutti i bambini frequentanti, per i quali vanno riannodate esperienze bruscamente interrotte e che vanno preparati al nuovo incontro, coinvolgendoli gradualmente – considerata la loro tenera età – nella assunzione delle nuove regole di sicurezza e di rispetto. Ad esempio, il rito frequente dell’igiene delle mani, la protezione delle vie respiratorie, la distanza di cortesia, potranno diventare nuove “routine” da vivere con serenità e gioiosità.”

Ma non lo sanno che i bambini sono al centro di ogni pensiero, di ogni scelta e di ogni attività della scuola dell’infanzia? Che le maestre non giocano? O meglio, giocano, giocano sempre, ma sanno che questo gioco è il più serio di tutti. E allora, per favore, giochiamo alla scuola. Giochiamoci tutti. 

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