Lavoro Società

Sei anni di Coworking, un primo bilancio

Lo spazio Coworking Multiverso, sito in Via del Reclusorio 1, fa parte del tessuto cittadino dal 2014. Abbiamo incontrato Filippo Salvucci per tirare insieme a lui un bilancio di questi primi sei anni di attività, con uno sguardo rivolto anche verso il futuro.

#SOCIETÀ #LAVORO
Intervista a cura di Alessandro Sorrentino

(In foto: l’area comune interna del Coworking Mulitverso)


Come e quando è nata l’idea di aprire il Coworking e come si è sviluppata, durante il corso del tempo, quest’esperienza?

«Il Coworking è nato sei anni fa, il 10 maggio 2014. L’idea di aprire uno spazio coworking a Foligno nasce dagli allora assessori alla cultura Elisabetta Piccolotti e allo sviluppo economico Joseph Flagiello. In un’ottica di riutilizzo degli spazi in modalità innovativa hanno lanciato una serie di bandi e di proposte da cui sono nate esperienze significative per Foligno e che perdurano ancora oggi, come il Coworking e lo Spazio Zut! Si trattava di un bando con una finalità d’uso preciso, lo spazio per il quale era stato aperto il bando doveva essere adibito ad uso coworking, e il progetto doveva essere presentato da una microimpresa, una s.r.l. con un determinato numero di soci, un determinato numero di donne al suo interno e un’età media piuttosto bassa; doveva infine seguire parametri ben precisi, stabiliti dall’Unione Europea. Insomma, l’impegno da dimostrare anche nel momento della presentazione del bando era già di per sé significativo. Così abbiamo fondato una S.r.l., abbiamo partecipato al bando, siamo risultati vincitori e quindi abbiamo aperto il Coworking. Il primo Coworking nato in Italia su iniziativa pubblica, da quello che sappiamo! Il bando prevedeva una fase di cinque annidi sviluppo di start-up, un comodato d’uso gratuito dello spazio, con 20.000 euro di contibuto a fondo perduto per rimetterlo a posto. Noi per aprire abbiamo speso circa 45.000 euro, con il contributo di tutti i cinque soci, chi lavorando gratuitamente e chi invece con la propria liquidità. La fase di startup è finita, abbiamo ottenuto il rinnovo con la vecchia amministrazione comunale e continueremo ad esserci, almeno fino al 2023. Dal prossimo anno dovremo pagare un affitto mensile. La prima difficoltà che abbiamo riscontrato è stata quella di farci conoscere in una realtà come quella folignate, che comunque resta di provincia e dove non è facile parlare di Coworking, farlo dava spesso  adito a fraintendimenti. Fino a due anni fa la domanda maggiore arrivava dagli uffici privati, poi c’è stata una progressiva richiesta dell’e-desk, dello spazio condiviso, segno che c’è stata un’evoluzione. In questo momento, nonostante l’emergenza Covid-19, il 70-80% delle scrivanie sono occupate e non tutte da uffici privati». 

Torniamo indietro alla Foligno del 2014, una città che sembrava vivere un momento particolare di fermento e di idee, un incontro di esigenze che ha portato anche all’apertura del Coworking…

«La mia idea è che il fermento che allora caratterizzava Foligno derivasse da un’esperienza a mio parere meravigliosa che è stata il Feedback, il circolo Arci di Via Trasimeno che per dieci anni ha segnato la vita notturna e non solo di Foligno. Prima di quell’esperienza per il folignate c’erano poche altre scelte se non quelle di andare a Perugia per passare una serata significativa, il centro della nostra città era considerato pericoloso. Con la nascita del Feedback le cose cambiarono, perché l’offerta culturale era vasta: cineforum, i primi concerti Jazz, rock. Era un circolo Arci nella vera essenza del termine, era un luogo di aggregazione vero e proprio. 
Il Feedback ha coinvolto, sia nella sua gestione, sia nella sua attività, gruppi di persone diverse, ed è stata una palestra per tanti ragazze e ragazzi che, una volta chiuso quello spazio, hanno fatto nascere tante esperienze che sono cresciute e si sono consolidate a Foligno: non solo il Coworking, ma anche Zut, Dancity, Young Jazz». 

(In foto: il giardino interno del Coworking Multiverso)

Perché si decide di aprire uno spazio Coworking?

«Alla base dell’idea del Coworking vi è la socialità, l’idea di fare aggregazione anche durante l’orario di lavoro, che non è visto come quel momento della giornata in cui si è concentrati solo ed esclusivamente sul guadagno. L’idea del Coworking è dare alle persone la possibilità  di poter lavorare bene, in maniera soddisfacente, in un luogo confortevole, un ambiente sano in cui ci si può aiutare. Viviamo in una società dove, con il freelance, si è portato all’estremo l’isolamento del lavoratore; il nostro spazio, al contrario, assume quasi la funzione, se non di ammortizzatore sociale, di sostegno per tanti freelance che altrimenti lavorerebbero a casa senza mai uscire. Il solo fatto di dover lavorare in una stanza da condividere con altre dieci persone con le quali poi poter prendere un caffè e parlare è molto importante. I nostri costi sono bassissimi proprio per andare incontro alle esigenze dei lavoratori freelance: durante il Covid ad esempio abbiamo sospeso degli affitti e fatto uno sconto del 20% per vari mesi a tutti coloro che avevano necessità. Abbiamo deciso di non rompere la catena. Prima ho detto che il Coworking è una sorta ammortizzatore sociale: lo ritengo tale perché risponde a  esigenze che la società oggi produce ma alle quali non dà sempre delle risposte. Si guarda solo al dato produttivo ma non ci si preoccupa più della persona».

Quali sono le aspettative e le aspirazioni per il futuro del Coworking nella comunità folignate?

«Quando abbiamo aperto questo spazio il nostro obiettivo era diventare un punto di riferimento per la città e penso che un po’ ci siamo riusciti. Negli ultimi anni molte amministrazioni e associazioni ci stanno contattando per la promozione del territorio. Naturalmente siamo ancora una micro-impresa, senza pretesa di diventare una media o grande impresa. Ma è chiaro che se si fa impresa si deve crescere a livello di attività e di fatturato: i numeri contano, non ci si possono prendere troppi anni di stasi: le regole del mercato valgono per tutti. Quindi occorre trovare anche le modalità di una crescita costante. A seguito del Covid in questo anno non organizzeremo nessun grande evento, ci siamo dovuti ridimensionare, ci limiteremo alla gestione degli spazi, ma dall’anno prossimo dovremmo cominciare a pagare un affitto mensile che per noi deve essere uno stimolo e non un impedimento.  Nel campo della gestione e della coordinazione degli eventi ci sarà inevitabilmente un pre-Covid e un post-Covid. Multiverso, che è la rete di Coworking che gestisce il nostro spazio folignate, dovrà trovare gli spazi e intercettare le nuove esigenze che sono nate in questa situazione di emergenza. Il bilancio finale è comunque positivo, è divertente lavorare al Coworking. Per me è lo spazio più bello di Foligno, non c’è bar che sia più accogliente del Coworking!».

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