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Nostalgia Berlusconi

«Che cosa è successo in venti anni? Perché tutta questa apprensione, a tratti confinante con l’affetto, verso l’uomo che un tempo fu il più odiato d’Italia?» Matteo Santarelli ci porta a riflettere sull'altalenante rapporto fra Silvio Berlusconi e gli italiani.

#PAROLEEIDEE #CULTURA
Di: Matteo Santarelli
In foto: Berlusconi fra Meloni e Salvini


Ormai quasi venti anni fa, milioni di persone riempivano le piazze italiane per i motivi più disparati: G8, guerre, minacce di revisione dell’articolo 18, riforme dell’istruzione minacciate e in parte realizzate. L’oggetto polemico implicito di tutte quelle proteste rispondeva a un nome ben preciso: Silvio Berlusconi. Berlusconi era per decine di milioni di italiani e italiane la quintessenza di quello che non andava nel loro paese: il disprezzo delle regole, l’arroganza, il maschilismo, la difesa sfacciata a prescindere dell’impresa privata, l’altrettanto sfacciato rifiuto di tutto ciò che è pubblico, la ridicolizzazione della cultura, il dominio incontrastato della tv spazzatura, gli sgarbi istituzionali, il revisionismo storico, i presunti rapporti con la mafia. Insomma, non c’era niente che si salvasse di Berlusconi. Facevo ancora le scuole superiori all’epoca, ma ancora ricordo nitidamente i paragoni col ventennio, l’idea che il Cavaliere e tutte le successive micro-metamorfosi terminologiche della Casa delle libertà rappresentassero l’anticamera di un nuovo fascismo ormai alle porte. 

Oggi, a due decenni di distanza, le cose sembrano andare in modo molto diverso. L’ultra ottantenne Silvio giace in una camera del San Raffaele, sotto le cure di un medico che qualche settimana fa dava il Covid-19 per “clinicamente morto”, e oggi sentenzia: “il Presidente deve rimanere qui per qualche giorno, ci sono degli esordi di una polmonite interstiziale”. Nessuno sa quanto di vero ci sia in questi bollettini, perché i rapporti tra il Presidente e la verità continuano ad essere complicati. Eppure in questa incertezza di un uomo non sappiamo quanto malato di una malattia dal decorso potenzialmente pericoloso, soprattutto nel caso di soggetti con “patologie pregresse”, una sola cosa è sicura: buona parte dei nemici del Cavaliere segue con apprensione i bollettini medici, si preoccupa, si sente toccato dalla faccenda come se si trattasse di un parente. Che cosa è successo in venti anni? Perché tutta questa apprensione, a tratti confinante con l’affetto, verso l’uomo che un tempo fu il più odiato d’Italia?

Non disponendo di indagini sociologiche ed empiriche capaci di rispondere in modo adeguato a questa domanda, faccio una cosa molto di moda: parlo per me. Credo che la perdita di potere politico di Silvio sia il primo fattore di questa dinamica. Berlusconi non fa più paura come uomo di potere: lo sgretolamento del suo consenso a partire dall’affaire Ruby – leggere su questo l’ottimo Il trucco di Ida Dominijanni – è tale che ormai Forza Italia è solo la terza gamba della ricca tavola del centro-destra. A un Silvio innocuo si presta quel riguardo che non si poteva dare al Caimano. 

In foto: Berlusconi e Briatore pochi giorni prima del contagio a villa Certosa

E qui arriva il secondo punto, più di pancia ma non meno influente: gli eredi di Berlusconi sono molto più insopportabili del loro predecessore. Se Silvio è lo zio sboccato che crea panico, vergona e imbarazzo alle cene di Natale, ma in tutto ciò magari ci scappa una risata non confessata, Salvini e Meloni sono i cugini gradassi, insopportabili, cattivi e per giunta sprovvisti dell’inconfessabile godibilità dello zio. Passando a un livello più strettamente politico: Salvini e Meloni conservano il peggio di Berlusconi – il parteggiare senza remore per i comportamenti e gli interessi più egoistici della società italiana, il vizietto di mettere contro poveri e semi-poveri, il dileggio dell’avversario – senza il “meglio” – il riferimento quantomeno discorsivo e immaginario al “liberalismo”, un po’ di “leggerezza e di stupidità” (cit.), una politica per certi versi moderata, almeno rispetto ai proclami elettorali. Di fronte a una destra da incubo, la sinistra finisce per provare quasi affetto e a volte inconfessabile nostalgia per Berlusconi. Un mondo senza Silvio è il mondo dei Mattei: un mondo in cui si sta male ugualmente, forse ancora peggio, ma senza quella patina di degrado tragicomico in cui noi ragazzi/e  degli anni ’90 e primi 2000 siamo stati svezzati. 

Ovviamente Berlusconi non è stato un ostacolo, ma il precursore di tutti questi mali economici, sociali, morali. Le miserie di oggi sono anche l’effetto dei suoi governi di ieri. Eppure è forse per l’orrore del presentimento di domani, oltre che per giusto spirito umanitario, che molti di noi lo pensano con apprensione, forse con affetto, mentre scalpita in camera per “partecipare telefonicamente” all’ennesima campagna elettorale vincente per lui, perdente per noi. Ma del resto Freud ce lo aveva insegnato: l’ambivalenza emotiva è un fenomeno difficile da spiegare, ma facile da capire.

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