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Decisive e trascurate: le attività di prevenzione e promozione della salute a Foligno

In quest'appuntamento con "Storia e Memoria", Ubaldo Bicchielli, ex dirigente del servizio di epidemiologia dell’Usl 2, ci parla della lunga e importante tradizione delle attività di tutela e promozione della salute che ha caratterizzato la città di Foligno. Segue, in fondo all'articolo un confronto con la situazione odierna.

#CULTURA #STORIAEMEMORIA #SALUTE
Di Ubaldo Bicchielli

(In foto: la sede dell’Usl Umbria 2 a Terni)


Le attività di tutela e promozione della salute hanno una lunga e importante tradizione a Foligno e nei comprensori intercomunali di riferimento (“Unità Socio Sanitarie Locali” prima del 1994 e poi “Unità Sanitarie Locali”). Come ricordato da Anna Maria Paci nell’articolo sui Consultori (SediciGiugno, n. 10 , Luglio-Agosto 2020), già nella metà degli ani 70 si creavano nel nostro territorio, come in altre aree dell’Umbria, servizi socio-sanitari intercomunali all’avanguardia, che sono stati un modello per altre regioni ed hanno precorso la legge di Riforma Sanitaria (L. 833 del 1978). Ma, a parte le glorie passate, in queste poche righe vorrei descrivere, in sintesi, cos’è la prevenzione e promozione della salute, quale significato generale può avere oggi e in quale situazione si trova tale attività nel nostro comprensorio.

La prevenzione e promozione della salute sono un insieme molto complesso di attività che svolgono prevalentemente i servizi territoriali delle USL (Dipartimento di Prevenzione e Distretti S anitari), ma che interessano anche l’ambito ospedaliero, la vita quotidiana e il mondo del lavoro. Queste attività, per fare alcuni esempi, comprendono le vaccinazioni, la tutela della salubrità delle acque potabili, la lotta al randagismo, la tutela igienica degli alimenti sia di origine animale che vegetale, la promozione dei cosiddetti stili di vita salutari (attività fisica, sana alimentazione, scoraggiare il più possibile il fumo di sigarette, ridurre l’abuso di alcol, ecc.), la collaborazione con l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) per quanto riguarda il rapporto salute-ambiente, la tutela della salute in ambiente di lavoro, ecc.

Nella prevenzione secondaria sono compresi anche gli screening, cioè la diagnosi precoce in forma organizzata di alcune ben definite malattie tumorali  (tumore della mammella, dell’utero e del colon): queste specifiche attività sono molto importanti, ma sono solo una piccola parte di quelle che svolgono i servizi sanitari nell’ambito della prevenzione, mentre i mezzi di informazione ne parlano quasi come se la prevenzione si esaurisse in loro ed  esaltano altri screening, di non provata efficacia, come panacea di tutte le malattie croniche.

Insisto nel rimarcare la molteplicità delle attività di prevenzione sia perché sono poco conosciute dal pubblico sia perché poi, nella realtà delle aziende USL, queste costituiscono meno del 5% della spesa sanitaria e sono state sempre di più trascurate e ridimensionate, anche nella nostra Regione. Si continua ad ipertrofizzare ed enfatizzare le cure ospedaliere mentre è noto dagli anni 70 che solo circa il 15% del miglioramento della salute e dell’aumento della speranza di vita fra il XIX e XX secolo è legata alle cure mediche, mentre la restante parte si considera suddivisa fra il migliore stato nutrizionale della popolazione e il miglioramento delle condizioni igieniche (McKeown 1976 e Bunker 1994).

Perché quindi questa enfatizzazione delle tecnologie di cura, costose e disumanizzanti, a fronte di minimi miglioramenti della salute, e l’abbandono in generale della prevenzione? La mia risposta è politica: la prevenzione non aumenta il PIL,  non può essere privatizzata e produce, se ben condotta, “non casi” (ad esempio un buon chirurgo opera più pazienti, mentre una buona attività di igiene degli alimenti azzera le tossinfezioni alimentari), infine la promozione della salute se agisce con efficacia sui cosiddetti “stili di vita” (meglio chiamarle  “condizioni del vivere”) per mettere in luce i condizionamenti sociali ed economici che comportano, entra in conflitto con le multinazionali delle bevande zuccherate, del tabacco, ecc .  La prevenzione quindi, finita la spinta ideale degli anni 70, è vittima del pensiero unico che ha contagiato un po’ tutti.

Venendo alla nostra realtà locale, la situazione dei servizi della USL2 che si occupano di prevenzione è al momento grave, soprattutto per la carenza di organico: basti pensare che la sede di Foligno del Dipartimento di Prevenzione negli ultimi mesi ha perso per pensionamento la metà dei dirigenti senza che la direzione della USL abbia pensato ad una rapida sostituzione e ad un affiancamento di giovani. Perché? Anche qui la risposta non è difficile: l’indebolimento della prevenzione non sembra provocare danni nel breve periodo e quindi non interessa ad una logica manageriale che guarda al risparmio di bilancio ed al breve periodo, ma, come l’esperienza del Coronavirus in Lombardia insegna, può essere pagata, prima o poi, a caro prezzo dalla popolazione. Infatti, è noto che le differenze che si sono registrate rispetto all’impatto del Covid-19 fra regioni limitrofe quali la Lombardia ed il Veneto sono per buona parte dovute alla diversa tenuta dei servizi di prevenzione fra le due realtà.


Per chi volesse comprendere tutta la complessità delle attività di prevenzione e promozione della salute rimando al sito del Ministero della Salute che riguarda i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (http://www.salute.gov.it/portale/lea/homeLea.jsp) e al sito della USL Umbria 2 nelle pagine che riguardano i sevizi territoriali: Distretti (http://www.uslumbria2.it/pagine/distretti-000), Dipartimento di Prevenzione (http://www.uslumbria2.it/servizi/area-della-prevenzione-001) e la promozione della salute ed il rapporto ambiente e salute (http://www.uslumbria2.it/pagine/promozione-della-salute-e-ambiente).


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