Scuola

La scuola al tempo del Covid è già (s)finita

Diamo voce a Federico Santi, uno dei tanti docenti precari che in questi giorni stanno affrontando il concorso.

#SCUOLA
Di: Federico Santi


[Articolo di Federico Santi docente precario scritto prima del nuovo DPCM]

Il 14 settembre è iniziata la scuola nell’anno domini 2020, uno dei più nefasti che la storia recenti ricordi. 
Il nostro sistema di istruzione non si è sottratto all’influsso funesto dell’anno bisesto e, mai come questa volta, è partito con terribili difficoltà. E dire che il Paese avrebbe necessitato di uno spiraglio di normalità in mezzo a tante precarietà esistenziali, familiari e lavorative; mai come quest’anno i ragazzi avevano bisogno di tornare a stare insieme, seppur tra mille limitazioni. Le famiglie, stremate dal lungo lock down, cercavano nell’istituzione scolastica un punto di riferimento, un aiuto per superare questo momento di difficoltà: nulla di più lontano da quello che vediamo in questi giorni.
Si è partiti malissimo con il Governo che ha discusso della riapertura o meno delle Graduatorie Provinciali per le supplenze (GPS) fino a metà Giugno, come se la Scuola riaprisse a Novembre, per poi decidere per le nuove compilazioni con criteri del tutto nuovi e iniqui che hanno prodotto l’annullamento di molti punteggi precedentemente acquisiti senza alcuna spiegazione riguardo alle motivazioni di tali cambiamenti.

I docenti precari sono stati impegnati tutta l’estate a compilare, oltre al sopracitato aggiornamento funestato da numerosi incidenti tecnici e punteggi sbagliati, una valanga di domande digitali tra le quali quella per lo scritto selettivo per il percorso straordinario abilitante, per il concorso ordinario, per il concorso straordinario per titoli e servizi senza che ci fosse uno straccio di calendario per capire le tempistiche di queste prove. Arrivati ai primi di settembre, mentre l’ineffabile Ministra strombazzava ai quattro venti che saremmo stati tutti in cattedra dal primo giorno di lezione, è arrivata dagli uffici provinciali l’ultima fatica burocratica, al cui confronto le precedenti sono sembrate ben poca cosa: un modulo on line perlopiù incomprensibile (perfino i sindacati hanno dato indicazioni contradditorie sulla compilazione), senza ricevuta di invio, senza stampa pdf della domanda inviata per la verifica della correttezza dei dati inseriti, senza alcuna verifica dell’identità del compilante (solo il codice fiscale!): una procedura assolutamente meno dignitosa delle aste on line del fantacalcio.
Tutto ciò ha chiaramente provocato disservizi nell’interpretazione delle domande stesse, dubbi sulle reali intenzioni degli aspiranti, sovrapposizioni tra le aspettative di chi puntava al sostegno e di chi preferiva la cattedra nelle materie comuni. Il tutto in un contesto nel quale la struttura che doveva evadere questa mole immensa e confusa di dati era quella dell’Ufficio scolastico provinciale, che lavora sotto organico e con professionalità del tutto estranee a queste procedure. Il lavoro che negli scorsi anni veniva svolto da almeno trecento amministrativi della varie scuole di ogni ordine e grado, che già prevedeva numerosissime criticità, è stato scaricato su poche decine di funzionari del provveditorato.

In queste condizioni il disastro era di facile previsione. 
Inutile ma doveroso, in questo contesto, sottolineare che le intenzioni dell’operazione erano per lo più buone: per la prima volta abbiamo potuto vedere le cattedre residue presenti e stilare una graduatoria personale delle preferenze. Ma l’ottimo è nemico del bene e il tempo è tiranno, diceva qualche nostro anziano saggio, e non si può pensare di organizzare una bellissima e perfetta edizione dei mondiali di Atletica per poi far disputare tutte le gare in due giorni nello stesso stadio. Non esistevano né i tempi tecnici né il personale amministrativo adatto per realizzare l’ambizioso progetto del Ministero: così il tutto si è trasformato nel peggior inizio di anno scolastico che si ricordi dai tempi della Gelmini.

Ci ritroviamo con docenti che hanno visto dispersi nei meandri digital-burocratici anni e anni di servizio; scuole piene di alunni nelle quali mancano decine di maestri e professori; insegnanti costretti a scegliere la materia comune invece del sostegno e viceversa pronti a rifare il cambio appena possibile con ulteriori danni didattici; una fetta importante dei nostri professionisti dell’educazione ridotti a fare le ore piccole aggiornando freneticamente l’arcaico sito dell’UST per scoprire dove prendere servizio la mattina dopo o per scoprire, a sorpresa, che avrebbero potuto tranquillamente dormire.

Le nomine si susseguono nell’ordine delle decine al giorno nel migliore dei casi, a volte nell’ordine delle unità, mentre la scuole, oramai impotenti, accorciano gli orari e fanno uscire prima i ragazzi.
È in questo contesto che è andata in scena l’ultima e la più grave provocazione della Ministra che, forse per distogliere l’attenzione dalla debacle sopra descritta, ha deciso di indire, con meno di un mese di preavviso, l’agognato Concorso Straordinario per coloro che abbiano avuto almeno tre annualità di esperienza nella scuola. Inutile sottolineare che questi ultimi, essendo quelli con i punteggi più alti in graduatoria,  sono tra i pochissimi che, seppur con grave ritardo, hanno preso servizio proprio in questi giorni.

Nel mese di ottobre li aspettano, oltre ai programmi da recuperare, le programmazioni didattiche (una per materia, una per classe), le programmazioni dipartimentali, il collegio docenti, i consigli di classe, le riunioni di dipartimento e altri impegni ancora. Per non menzionare il fatto che tutto ciò è stato fatto nel bel mezzo di una pandemia che sta riprendendo vigore e senza prevedere alcuna compensazione per chi si trovasse nella impossibilità (positività al covid, semplice febbre, quarantena cautelare per essere incorso, magari proprio nell’espletazione del proprio dovere in nome dello Stato, nel contatto con qualche positivo) di partecipare al concorso che sta aspettando da una vita: per costoro, scavalcati a quel punto dai candidati più fortunati, sarebbe la pietra tombale sul lavoro nel quale anno investito tre, dieci, sedici anni (come il sottoscritto) della propria vita.

Nonostante il tamtam di dichiarazioni propagandistiche ministeriali, mai si è visto un disastro così ben organizzato come l’inizio di quest’anno scolastico, e dire che il deposito dei fallimenti delle riforme scolastiche era ben stipato di eventi recenti e remoti. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...