Città Politica

Foligno, un anno di opposizione

Lo scorso mese parte della redazione di Sedicigiugno ha incontrato i rappresentanti delle opposizioni, tanto quelle presenti in Consiglio Comunale (PD-M5S-Patto Per Foligno-Foligno 20/30) tanto quella presente in Città (Foligno in Comune) per fare il punto della situazione a quasi un anno e mezzo dall’insediamento della Giunta di Centro-destra.

#POLITICA #ISTITUZIONI
Intervista a cura di Susanna Minelli, Alessandro Sorrentino, Vincenzo Falasca e Matteo Bartoli

(In foto: l’incontro con le opposizioni. Foto di Vincenzo Falasca)


Abbiamo incontrato i rappresentanti delle opposizioni, tanto quelle presenti in Consiglio Comunale (PD-M5S-Patto Per Foligno-Foligno 20/30) tanto quella presente in Città (Foligno in Comune) per fare il punto della situazione a quasi un anno e mezzo dall’insediamento della Giunta di Centro-destra.

Qual è la vostra valutazione sull’operato dell’amministrazione Zuccarini ad oltre un anno dall’insediamento?

Luciano Pizzoni (Patto x Foligno): «È stato un anno particolare, metà del quale caratterizzato da una pandemia mondiale. Penso che la chiave di volta per giudicare questo primo periodo sia chiedersi se la città sia oggi più coesa o più slegata rispetto al passato. La seconda opzione è quella giusta. La vittoria della destra è stato sicuramente un evento storico e immagino che la città avesse aspettative. Ora è evidente, la guida della città da loro proposta è la guida di una parte: si lavora solo per dimostrare che tutto quello che c’è stato in passato era sbagliato. Noi non abbiamo messo in atto un’opposizione preconcetta, ma l’approccio degli amministratori sin da subito è stato quello di chi vuole comandare dicendo alle opposizioni di tacere. Altro che spirito quintanaro…».

Rosangela Marotta (Movimento 5 Stelle): «L’azione di governo che ad oggi il centrodestra sta portando avanti è limitata sia nelle proposte che nelle azioni concrete.  Possiamo dire che per ora si sono limitati a portare avanti l’ordinaria amministrazione, insomma, un inizio di legislatura senza scintille. Da parte nostra siamo stati sempre molto collaborativi, peccato che le proposte da noi presentate sono sempre cadute nel vuoto». 

Claudia Minelli (Pd): «L’amministrazione naviga a vista, senza una idea propria di città, cercando solo il consenso di chi li ha votati. Non ascoltano le questioni che gli vengono poste dall’opposizione che, non scordiamoci, possono essere di parte ma anche di interesse comune. Un tale atteggiamento non può permettere alla città di crescere». 

Mario Gammarota (Foligno 2030): «Come ho detto nell’ultimo Consiglio, Zuccarini è un sindaco di parte. Con le sue idee e la sua personalità. È stato un anno di luci ed ombre. Anche se le uniche luci che abbiamo visto sono state quelle natalizie. 
Abbiamo una città più insicura e non mi riferisco solo all’ insicurezza percepita, ma anche a quella reale: si va dalla sparatoria che c’è stata in piazzetta Piermarini lo scorso anno fino agli ultimi atti di piazzetta Matteotti. Se vogliamo poi parlare della questione “movida” penso che finora la problematica, più che gestita male, non sia stata affatto gestita. Gli unici atti sono stati due ordinanze molto discutibili e poco efficaci nella risoluzione del problema. 
Un altro aspetto non trascurabile è l’immobilismo che contraddistingue questa amministrazione.  È come se il Covid in città fosse arrivato il 10 giugno del 2019, perché parlando anche con i cittadini che l’hanno votata l’osservazione che va per la maggiore è che l’amministrazione non ha ancora fatto nulla. 
La destra cittadina sostiene di aver scritto la storia quando ha vinto: sicuramente vincendo ha portato a casa un ottimo risultato, però per riscrivere la storia ci vogliono i fatti.  Per ora gli unici fatti sono stati la balcanizzazione delle partecipate, come attuato con lo spoil-system alla Vus. Si possono criticare i settant’anni della sinistra, ma poi si deve essere coerenti. E invece, per tutta risposta, il primo atto è stata l’assunzione di due segretari per il Sindaco a tempo pieno. Noi in quell’occasione proponemmo che quei 150mila euro in due anni per i due dipendenti fossero invece destinati a delle borse lavoro per giovani disoccupati o iscritti al collocamento. Una proposta chiaramente respinta senza alcun dibattito».

Elia Sigismondi (Pd): «Il mio giudizio non può che essere estremamente negativo. Il Sindaco e l’amministrazione stanno proponendo alla città un modello valoriale impossibile da condividere. Questo cambio di valori è uno dei motivi per cui oggi assistiamo anche a questo sconquasso: non è un caso che negli ultimi mesi ci sia stata questa escalation di risse e vandalismo diffuso. Se, sia da parte di Salvini sul piano nazionale, che di Zuccarini su quello locale, si imposta la campagna elettorale toccando tasti che vanno a risvegliare gli istinti primordiali delle persone, i risultati poi sono quelli che stiamo vedendo. Questa è una città che storicamente è sempre stata sicura. Non ci sono stati mai così tanti episodi in così poco tempo. Secondo me questa è la cosa più grave: aver stravolto quello che è il quadro valoriale a cui le amministrazioni del passato si sono sempre ispirate.
Questa Giunta, inoltre, non ha idea di dove condurre questa città. L’abbiamo visto con la vicenda dell’ospedale: se la presidente della Regione Marini avesse telefonato al sindaco Mismetti dicendo che dal giorno dopo l’ospedale di Foligno sarebbe diventato Covid sarebbe successo il finimondo, anche se erano dello stesso partito. Il modello che è stato utilizzato in Regione negli ospedali misti è sbagliato. La giunta folignate oggi è ostaggio di Perugia e degli equilibri interni alla Lega. E questo noi lo stiamo vedendo nella sanità ma lo vedremo ancor più negli atti di programmazione che la Regione inizierà a fare, in cui, secondo me questa città verrà lasciata da parte.
Non sentire una parola da parte del sindaco di Foligno, che tradizionalmente è stata la città ferroviaria per eccellenza dell’Umbria, sulla questione della Orte-Falconara, per esempio, fa capire che da un lato non si voglia disturbare il manovratore regionale, dall’altro che non si hanno idee.
La giunta sta distruggendo l’Ente comune di Foligno poiché Zuccarini non è il sindaco di tutti: né in città, né dentro l’amministrazione comunale, dove tutti coloro sospettati di vicinanza con le passate amministrazioni sono stati esautorati in vari modi, provocando un’emorragia di professionalità e allontanamenti volontari che portano ad una paralisi.
L’amministrazione ha optato per il piccolo cabotaggio, per la sopravvivenza in tutta la parte strategica, ivi comprese tutte le misure che gli abbiamo lasciato in eredità: il piano di sviluppo rurale, il piano città sulla ricostruzione post-sismica di alcuni edifici pubblici, in primis le scuole. Il piano delle opere pubbliche sarà stravolto, l’area lavori pubblici non riesce a lavorare; l’area governo del territorio si è fermata così come si si sta fermando la città. Un comune che è vitale, che ha una prospettiva, un comune con una classe di amministratori all’altezza fa muovere l’intera economia della città. Parliamo di assessori che non ricevono i cittadini e nemmeno istituzioni. 
Se non ci fosse stato il Covid forse sarebbero arrivati a fine consiliatura discretamente solo con la nostra progettualità. Col Covid è evidente invece che “il re è nudo”. La terza città dell’Umbria ha destinato solo 11mila euro come cofinanziamento del Comune ai tanto vituperati buoni spesa del governo Conte. Prima Zuccarini ha fatto una letterina insieme agli altri sindaci della Lega contro i buoni spesa, poi ci si è fatto le foto insieme. Per il resto non c’è niente, a parte le luci di Natale per le quali si sono di nuovo affrettati a stanziare 40 mila euro. E sulla crisi del settore aeronautico causata dal Covid, che non dipende dalle capacità imprenditoriali di chi guida queste aziende, il silenzio dell’Amministrazione diventa imbarazzante. Per me c’è da essere preoccupati, non come esponenti del centrosinistra, ma come cittadini. Da parte nostra ci siamo messi a disposizione per costruire un gruppo di lavoro con la minoranza. Dopotutto siamo tutti ex amministratori e soprattutto persone di buona volontà pronti a dare una mano. La risposta sostanzialmente è stata “non disturbateci”».

Stefano Mingarelli (Foligno in Comune): «Il riassunto di questo primo anno di amministrazione è nel vecchio motto romano panem et circensem. L’amministrazione è immobile, senza una visione sensata della città in qualsiasi aspetto. Da ultimo un totale disinteresse per quanto riguarda la situazione dei lavoratori in riferimento alla crisi del Covid e tutto quello che ne concerne. Un sindaco attento avrebbe convocato un tavolo con aziende e sindacati per capire lo stato delle cose. Stiamo parlando del lavoro di tante persone e per questo si devono cercare soluzioni insieme alle proprietà e ai lavoratori. Manca, insomma, la volontà di governare la città nell’interesse di tutti. Non a caso il primo atto significativo di questa amministrazione è stata l’assenza del gonfalone della nostra città a Sant’Anna di Stazzema. Il sindaco considera l’antifascismo, la Resistenza e la guerra di Liberazione non come valori comuni, ma esclusivi della sinistra. Lo dimostra il modo con il quale ha strumentalizzato la questione delle foibe istriane. Non si tratta di un sincero cordoglio ma solo di rancore, si cerca di strumentalizzare la vicenda contro l’Anpi e il centrosinistra. 
Il suo agire non colpisce solo il piano simbolico, ma provoca quotidianamente delle conseguenze concrete e reali. Stanno provando a stravolgere il senso di valori come quello della solidarietà, si pensi al daspo contro i senzatetto dell’anno scorso o al non rifinanziamento dello Sprar.  Mancanza di progettualità e di idealità, non ultima la questione dei consultori e l’insediamento in essi delle associazioni cosiddette pro-life (un termine brutto, chi non è a favore della vita?).
Insomma, un mix esplosivo di incapacità e pericolosità: qualsiasi atto compiuto da questa amministrazione è mosso solo ed esclusivamente dalle sue ricadute propagandistiche. Fortunatamente, però, c’è da dire che Foligno resta una città solidale, nonostante la sua amministrazione comunale».

(In foto: l’incontro con le opposizioni. Foto di Vincenzo Falasca)

In quale modo avete organizzato il vostro lavoro di opposizione all’interno del Consiglio?

Pizzoni: «Più che opposizione, preferisco definirla “Alternativa democratica”: offrire una visione per costruire un’alternativa. L’opposizione la mettiamo in campo quando emerge l’ideologia di destra. Come quando, in pieno lockdown, è stata proposta la mozione per l’intitolazione di una piazza a Norma Cossetto per controbilanciare la richiesta, fatta prima del Covid, per la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Noi come centrosinistra ci siamo subito coordinati per portare avanti la nostra azione in Consiglio. Abbiamo aperto anche una pagina Facebook istituzionale, cercato, e spesso trovato, un accordo con il Movimento Cinque Stelle. Siamo stati sempre propositivi, anche durante la pandemia ci siamo messi a disposizione solo per collaborare in nome della città, da parte dell’amministrazione abbiamo ricevuto l’ennesima porta in faccia.
Poi c’è il mondo fuori dall’opposizione e dal Consiglio. In questa parte della città, c’è tanto lavoro da fare, i partiti e le liste civiche devono avere una vita propria fuori dai palazzi, come ha fatto Foligno in Comune, l’unica forza che non è rappresentata in consiglio. Occorre fondare un campo più ampio possibile, fuori dal Consiglio, per dare voce ai cittadini più bisognosi e ascoltarli, specie in un momento di incertezza per il futuro come questo. C’è una città che soffre e ha bisogno di una risposta, questo è ciò che manca, il pezzo che c’è ancora da fare e se non è stato fatto me ne assumo la responsabilità anche io che ero il candidato sindaco e forse dovevo essere più tempestivo nel portare avanti quest’azione». 

Marotta: «Noi venivamo già da cinque anni d’opposizione con l’amministrazione precedente, anche se né io né David eravamo mai stati in consiglio. La nostra non è un’opposizione preconcetta, non valutiamo le mozioni sulla base di chi la presenta, se di destra o di sinistra, le valutiamo solo fondandoci su quanto queste possano essere utili alla comunità. Infatti, spesso non votiamo allo stesso modo del centrosinistra. La nostra apertura è sempre apprezzata ma quasi mai ricambiata. Questa rimarrà la nostra linea e la manterremo in futuro. Le nostre mozioni arrivano dal confronto con chi ha esperienza diretta delle problematiche che sono oggetto della mozione che presentiamo in quel dato momento. Abbiamo fatto spesso presente le criticità delle città, anche riguardanti l’ambiente. La prima conquista è stata lo streaming del Consiglio comunale, ben accolta e accettata da tutti. Fuori dal consiglio, io e David disponiamo di un gruppo di persone che ci supporta, questa è la forza del Movimento 5 Stelle». 

Minelli: «Ho poco da aggiungere a quanto è stato già detto da Luciano. Il gruppo di centrosinistra è stato da subito molto coeso, in poco tempo si sono quasi perse tutte le differenze tra un simbolo e l’altro, arrivando ad agire quasi come un singolo partito. Questo ci ha dato sicuramente la forza di andare avanti, di essere propositivi e alternativi. Abbiamo bisogno di appoggio dall’esterno e di tutte le componenti sociali, e non solo, che hanno appoggiato Luciano in campagna elettorale».

Gammarota: «Con gli strumenti che ha la minoranza in consiglio, cioè le interrogazioni e le mozioni, devo dire che abbiamo lavorato tanto sui grandi temi, dalla cittadinanza alla Segre alla pillola abortiva. Ma questo è niente, la politica si fa più fuori dai palazzi che dentro. Credo che la strada da fare sia ancora lunga e stimolante. Il nostro rapporto come opposizione di centrosinistra e con i colleghi del Cinque Stelle è ottimo. Al di là della questione opposizione-alternativa democratica, c’è sempre una parte di contrasto e di costruzione. Ciò che abbiamo scontato è un’assenza di opposizione sociale. Dopo il ballottaggio i partiti e i movimenti sono stati quasi assenti. Tuttavia, come sottolineava Luciano, la parte civica ha dato dimostrazione alla città di presenza ed esistenza, basti pensare a tutte le iniziative che le liste civiche hanno messo in campo durante il lockdown. Così come ho sentito molto, e lo dico senza polemica ma con speranza, l’assenza del Pd, l’unico partito strutturato. C’è un Congresso delicato alle porte, un’occasione importante che parla alla città, che darà un volto nuovo al Partito Democratico e sarà importante per il futuro. Mi auguro che ci sia una svolta, la sconfitta che abbiamo subito è la dimostrazione plastica che, se si fa politica solo come fine e non come mezzo, tutto si riduce a mere lotte di potere. Sono convinto che sia necessario lasciarsi indietro il passato e guardare al futuro della città. Occorre ripartire per la costruzione di un’alternativa democratica con lo spirito, la voglia della piazza nel comizio finale della campagna elettorale di Luciano. Lo spirito di quella piazza deve superare tutte le differenze delle anime del centrosinistra».

Sigismondi: «Come Partito Democratico siamo stati tra i fautori del coordinamento d’opposizione, perché oggi c’è bisogno di snellire l’impostazione decisionale del centrosinistra di questa città. Qualcuno ci ha rimproverato un eccessivo silenzio in questo anno ma, a distanza di poco tempo dall’insediamento della giunta, mettersi a rintuzzare e polemizzare sui primi atti della nuova amministrazione sarebbe stato controproducente, quando lo abbiamo fatto abbiamo assistito al solito ritornello di chi ci diceva che non potevamo dire nulla perché avevamo governato la città fino a qualche mese prima. Credo che questa scelta sia stata corretta perché non abbiamo disperso energie appresso alle banalità commesse dall’amministrazione. Oggi, in tante zone di questa città i cittadini stanno prendendo consapevolezza che la proposta politica e l’attività dell’amministrazione sono inesistenti. Io ritengo ci sia un grande impoverimento istituzionale e che, una volta giunti alla seconda parte della consiliatura, bisognerà spostare l’azione di opposizione fuori dal consiglio comunale. Non perché non sia importante l’opposizione consiliare ma perché in questo consiglio comunale non esistono dibattiti: sugli atti fondamentali dell’amministrazione comunale, non interviene nessuno della maggioranza! Fare opposizione in aula è un’attività difficile da portare avanti se c’è una maggioranza che non ha una visione politica, idee o proposte, che non dibatte e non discute. Calibrando bene le energie in consiglio, fuori da esso è bene concentrare la nostra azione sul territorio, sulla nostra città e sulla Valle Umbra, è bene che questa parte della Regione recuperi uno spirito identitario. Ed è evidente che il Pd che si sta riorganizzando dovrà supportare, con tutte le sue terminazioni cittadine, queste attività. Ha ragione Gammarota, in quest’anno e mezzo il gruppo consiliare del Pd è stato lasciato solo, perché dal giugno 2019 si sono susseguiti eventi che hanno portato ad un immobilismo generale. Con questo congresso occorre uscire dall’impasse, far funzionare il partito nella maniera corretta e riuscire a ricostruire, con la coalizione, un tessuto in questa città per arrivare preparati alle elezioni del 2024. L’amministrazione sta mostrando da sé tutti i suoi limiti. Zuccarini aveva promesso di tutto agli abitanti di Sant’Eraclio sulla questione Campo Rom. Ora gli stessi cittadini sono molto arrabbiati, non solo perché il sindaco non ha, fortunatamente, dato seguito ai suoi proclami, ma perché la situazione è stata aggravata e gli eventi negativi si susseguono. Zuccarini è stato anche richiamato dal Prefetto per le sue ingerenze nell’organico delle forze dell’ordine. Avrebbe potuto mettere in campo, come fatto dall’amministrazione Mismetti, una premialità per i dipendenti dei servizi dedicati, in particolar modo dei vigili urbani per la questione della Movida. È evidente che questo è un tema estremamente delicato, la situazione è fuori controllo, se si dovesse verificare un contagio Covid in qualcuno che frequenta la Movida si rischia la zona rossa. Noi avevamo previsto un sistema di controllo accessi e una quantifica delle persone che possono stare in determinate aree». 

Mingarelli, come si è organizzata Foligno in Comune per portare avanti il lavoro di opposizione fuori dal Palazzo?

Mingarelli: «Ci siamo caratterizzati per la grande partecipazione giovanile e per la mobilitazione di piazza e la protesta, prerogativa delle forze di sinistra. I giovani ci hanno permesso di essere molto presenti sui social, così da avere visibilità su questioni e battaglie che abbiamo ritenuto necessario portare avanti. Sull’aspetto della mobilitazione di piazza siamo stati parte attiva del movimento No Daspo, con il flashmob in piazza dello scorso ottobre, abbiamo impostato una battaglia contro la rimozione dell’esenzione della Tari nei confronti dei soggetti nullatenenti. Siamo stati protagonisti nella battaglia per l’Ospedale di Foligno, insieme ad altre forze. Ci siamo impegnati in attività di mutualismo durante la pandemia, con l’attivazione dello sportello d’ascolto col quale abbiamo indirizzato le persone su richieste varie su aiuti e sostegni previsti dal governo, consegna di computer a studenti. Abbiamo organizzato assemblee partecipate per dare una progettualità alla città, abbiamo cercato di proseguire il nostro progetto, nato da poco. Abbiamo ritenuto, a dispetto della scelta del centrosinistra consiliare di iniziare con un’opposizione blanda, di incalzare subito l’operato dell’amministrazione. Forse è il caso di condividere determinate decisioni, dal momento che chiediamo da oltre un anno di poter attivare un tavolo di coordinamento della coalizione di centro sinistra ma ad oggi non si è ancora riusciti a fare nulla. Occorre preservare la grande partecipazione popolare e giovanile che siamo riusciti a mobilitare durante la campagna elettorale per fare della coalizione di centrosinistra un gruppo che fa opposizione e costruisce un’alternativa anche in discontinuità con scelte fatte in passato dallo stesso centrosinistra».  

Pizzoni: «Colgo l’occasione di quanto detto da Stefano per tornare sulle manifestazioni di piazza, che sono tra le cose più stimolanti per chi ama la città. A me hanno sorpreso molto due fatti, sulla vicenda dell’Ospedale. La nuova direttrice sanitaria, al termine della sua presentazione in terza commissione ha rimarcato in senso positivo la grande attenzione posta dai folignati sul tema della salute. È stato un momento molto intenso. Il giorno dopo, durante il Consiglio comunale, il sindaco ha definito le manifestazioni organizzate dai cittadini delle pagliacciate, proprio in contrapposizione con quanto detto dalla direttrice. Questo mi ha fatto riflettere. Quando la piazza con 10, 100, 1000 persone si interessa, non è mai una pagliacciata. Con sincerità e determinazione dico che se fossi stato sindacato e ci fosse stata una piazza di destra a protestare contro di me, io sarei andato lì ad ascoltarli».

(In foto: il comizio di chiusura della campagna elettorale per Luciano Pizzoni, maggio 2019.)

Sigismondi, vedendo quanto accaduto a Montefalco e considerando che la precedente amministrazione folignate ha invece lasciato i conti in ordine ed anche un discreto avanzo alla giunta Zuccarini, quale suggerimento vi sentite di dare all’amministrazione attuale? 

Sigismondi: «Questa è una città che, dopo il dissesto, ha avuto nella gestione dei propri conti un suo punto di forza: non abbiamo lasciato i bilanci in ordine per caso ma per una scelta di fondo. I consigli sono due: il primo è quello di mantenere un atteggiamento assennato e responsabile. Il secondo è di decidere, perché se la politica rinuncia a questo compito le decisioni da politiche diventano contabili. 
Nei cinque anni in cui ci sono stati tagli ai trasferimenti agli Enti locali avremmo potuto prendere decisioni, con gravi ripercussioni sulla città. Ma ci siamo dati delle priorità, prima fra tutte preservare il sociale: nei momenti di difficoltà occorre pensare ai soggetti e le componenti più in difficoltà e poi a tutto il resto. Sicuramente il Comune ne ha risentito dal punto di vista delle strade, perché occorreva frenare gli investimenti, ma così siamo riusciti ad avere la spesa corrente libera per fare altre cose più importanti ed urgenti.
Oggi invece c’è molta ragioneria e poco coraggio. Quando c’è un’emergenza occorre intervenire tempestivamente. Al tempo della crisi finanziaria, nella prima consiliatura Mismetti, abbiamo stanziato 200.000 euro, 100.000 destinati al sostegno immediato alle famiglie e 100.000 alle imprese. Abbiamo riproposto una misura analoga quest’anno ma non è stata nemmeno presa in considerazione.
Col tempo poi avevamo rilanciato le opere pubbliche, intercettando fino all’ultimo fondo disponibile. Abbiamo stanziato 300.000 euro per il bando delle associazioni e questo insieme alla buona volontà dei cittadini ha permesso alla città di respirare una vivace atmosfera culturale che ha reso Foligno una realtà unica da questo punto di vista, in tutto il panorama regionale. Oggi è difficile per le associazioni anche solo farsi ricevere dal Comune e si viene ascoltati solo in alcune occasioni: non si guarda ai progetti ma alle persone che li presentano. 
Potevamo essere più coraggiosi sulle società partecipate: alcune cose andavano fatte prima e probabilmente ci sarebbero state conseguenze diverse. Ma se guardiamo a ciò che accade oggi con le partecipate allo sbando questo giudizio si fa meno netto: in Vus il caos è totale con una città sempre più sporca; l’Afam ha visto un consigliere durare un solo mese e prevale oggi una sorta di autogestione».

 
Pizzoni, nonostante gli sforzi di alcune delle forze politiche che ti hanno sostenuto, ancora oggi non si è riusciti a dare una strutturazione organica alla coalizione di centrosinistra. Quali sono i prossimi passi, è ancora un progetto valido?

Pizzoni: «In un primo momento, andava metabolizzata la sconfitta, pesante per tutti noi, primo fra tutti per me che ero il candidato sindaco. Poi, perché ci fosse la coalizione, era necessario che tanto le liste civiche quanto il partito prevalente fossero operativi. Il Partito democratico ha avuto per oltre un anno molte difficoltà nel riprendere un percorso che, ci auguriamo, finalmente riparta con lo svolgimento del loro congresso. Le liste che hanno appoggiato la mia candidatura non erano liste civetta ma liste vere, che operano e si impegnano nel territorio, ma che hanno avuto bisogno di portare avanti il loro consolidamento identitario, primo fra tutti Patto x Foligno di cui faccio parte.
L’auspicio è che in breve tempo questi percorsi giungano ad una sintesi ed un raccordo stabile e riconoscibile che coinvolga anche i Cinque Stelle. Un raccordo che sui temi principali, sul rapporto con il mondo del lavoro, sulla lotta alla povertà, sul supporto alle giovani generazioni sia in grado di porsi come credibile alternativa ad una destra che, con forza, ha occupato settori determinanti, compresa la stampa locale».  

Gammarota, Foligno 2030 era un progetto politico strettamente legato ai percorsi partecipativi nella costruzione dell’azione amministrativa. Come lo avete ricalibrato con il ruolo di opposizione?

Gammarota: «La sfida, per una forza politica che aveva nel suo programma metodi e percorsi partecipativi pensati per governare, sta proprio nel porsi la domanda di ciò che avremmo fatto se fossimo stati al governo della città. Se io oggi fossi al governo cittadino farei due cose: avvierei un progetto interno all’ente comune per aprire l’amministrazione al cittadino e semplificare la burocrazia, ed un cantiere esterno, in cui tutti si sentano partecipi nella costruzione dell’alternativa, con la creatività, il dinamismo e l’ingegno di cui questa città dispone dal punto di vista culturale ed economico. 
Foligno 2030 non nasce per caso ma per ripensare la città da qui a vent’anni. Io penso che lo si possa fare insieme, si guardi per esempio alla proposta del Rec, e che si possa farlo anche dall’opposizione». 

Marotta, il vostro movimento, nell’ultimo anno, ha avviato una profonda riflessione sulla propria natura e sulle modalità di azione. A che punto siete e qual è lo scenario futuro?

Marotta: «Il Movimento è una forza giovane che paga lo scotto della mancanza di struttura vera e propria. In un primo momento il Movimento Cinque Stelle era soprattutto protesta poi, ancor prima di arrivare al governo nazionale, è iniziato a diventare propositivo. Intanto le nostre battaglie storiche come il reddito di cittadinanza o la spazzacorrotti, con alcuni limiti, sono state portate a termine. Ma nella nostra anima convivono differenti sensibilità, che oggi necessitano di un momento di confronto e rielaborazione: tra poco avranno luogo gli Stati Generali previsti già dallo scorso anno, dai quali usciranno le nuove idee e  gli obiettivi per il futuro». 

Minelli, com’è stato il primo anno di questa esperienza in Consiglio comunale?

Minelli: «Un’esperienza impegnativa e sicuramente resa più difficile dalla ostilità dell’amministrazione. Non pensavo che fossero così chiusi nei confronti delle nostre proposte, anche rispetto alle mie mozioni, quasi sempre concrete e spesso direttamente ispirate dai cittadini. La forza di andare avanti la trovo nel cercare di costruire l’alternativa».

Mingarelli, l’opposizione di Foligno in Comune è stata incalzante non solo sui temi amministrativi ma anche su aspetti simbolici. Credete che nella nostra città si stia vivendo una regressione dal punto di vista dei diritti civili e della democrazia?

Mingarelli: «Sicuramente sì e me ne rammarico. Il sindaco fa il sindaco di destra, se non di estrema destra, con tutto quello che ne consegue in termini di attacco ai ceti meno abbienti, di repressione delle libertà civili, di intimidazione nei confronti di chi non la pensa come lui. C’è un duro attacco sul tema dei diritti civili, si pensi alla delibera del consiglio comunale che censura il DL Zan attraverso l’apposizione dell’urgenza della mozione. Tutto ciò che riguarda l’antifascismo e la libertà di espressione è sotto attacco, questa preoccupazione l’abbiamo manifestata più volte e necessita di essere conseguenti sul piano politico».

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