Cultura

IL CULTURISTA/14

Quattordicesimo appuntamento con "Il culturista" di Marco Parlato.

#CULTURA #LETTURE
Di Marco Parlato


Da mesi tocca sentirne di ogni sulla povera scienza. La dittatura della scienza, i numeri della scienza che cambiano ogni giorno, la sconfitta della scienza, la scienza che non ci sta aiutando, la scienza che ritarda, le speranze non mantenute dalla scienza. Sembrano le descrizioni di una bestia mitologica, un tesoro leggendario, metti il vello d’oro; un fantasma che appare nelle nostre vite e poi scompare senza spiegazioni; l’ultimo esemplare di tigre della Tasmania alla quale diamo la caccia, senza mai prenderla, anche se talvolta ci sembra di averla intravista nella ingarbugliata vegetazione della Van Diemen’s Land.

E quando l’oracolo della scienza – che tale non è – non appare come vorremmo, ecco la sentenza: la scienza non dà certezze. E meno male! Perché se la scienza desse certezze sarebbe simile alla diffusa usanza di avere amici immaginari che richiedono sacrifici, sofferenze, gesti perversi e autolesionistici in cambio di un premio, per la cui esistenza tocca fidarsi della parola. Sembra proprio un affare, ma a me il gioco d’azzardo non piace, si incontrano persone losche a praticarlo.

E intanto la scienza sta per rifornire il mondo di un vaccino; o sarebbe meglio cominciare a parlare delle donne e degli uomini di scienza che hanno contribuito alla ricerca, e a agli stessi che ogni giorno contribuiscono alle cure, ai trattamenti di qualsiasi paziente. Parliamo dei nostri parenti, amici, colleghi, conoscenti, concittadini, tutti lavoratori dell’ambito sanitario che esistono, e resistono da mesi. C’è qualcuno che ancora vuole parlare di miti e leggende?

Ora capisco che i più distratti vorrebbero accusarmi di essere un paladino della scienza, un crociato dei principi attivi, e andrebbero a infoltire la sequela di assurdità dicendomi che vorrei fare della scienza un’opinione inamovibile. Cari miei rintronati, lo dico con affetto, non c’è nulla di meglio che un esperimento scientifico per aiutarvi. Seguitemi.

Raggiungete almeno il quinto piano di un edificio. Meglio se il sesto. Trovate una finestra sulla quale è facile salire. Dopo di che, tenendo le braccia stese in avanti, sporgete di circa cinquanta centimetri dal davanzale il piede che più vi aggrada. A questo punto concentrate l’intero peso del vostro corpo sul suddetto piede e fatemi sapere quanto è inamovibile l’opinione della forza di gravità.

Per scrivere al Culturista: ilculturistafoligno@gmail.com

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