Cultura Storia e Memoria

Verso il 21 gennaio del Ventuno

In occasione del centenario dalla nascita del Pci, proponiamo la terza puntata del reportage di Fabio Bettoni nel quale, oltre alla situazione finanziaria del Comune, ai riflessi dell’avanzata delle squadre fasciste e delle tragiche vicende di Bologna, emergono anche le tensioni interne al Partito Socialista alla vigilia del Congresso di Livorno.

#CULTURA #STORIAEMEMORIA
A cura di Fabio Bettoni

(In foto: Ercole Abbiati, folignate di adozione, radicale, sindaco di Foligno dal 1914 al 1917)


CENT’ANNI FA, A FOLIGNO. DAL NOSTRO INVIATO NEL XX SECOLO /3

Terza puntata del reportage di Fabio Bettoni: la situazione finanziaria del Comune, i riflessi dell’avanzata delle squadre fasciste e delle tragiche vicende di Bologna, le tensioni interne al Partito Socialista alla vigilia del Congresso di Livorno. Notiamo di passaggio che il nostro inviato, ormai pienamente calato nelle passioni politiche e civili della Foligno di cento anni fa, ne ha assunto
financo gli stilemi linguistici.

Foligno, 2 gennaio 1921. Molti compagni e molti cittadini (curiosi), tutti i cronisti locali (un vero manipolo di cecchini con lo schioppo puntato) hanno assistito alla riunione del Consiglio Comunale del 30 dicembre prossimo passato: si attendeva il discorso di Ferdinando Innamorati sul disavanzo dell’esercizio di Bilancio dell’anno 1920; dico subito che il Sindaco, se ha entusiasmato i Compagni (me compreso), ha spiazzato totalmente gli Avversari e i Nemici. Ha premesso l’impossibilità di sottoporre alla discussione e al voto dei Consiglieri il bilancio di previsione del 1921. Premessa (traggo dal mio resoconto stenografico) così argomentata: si dà impossibilità “perché gli innumerevoli problemi che si rendono di necessaria esecuzione debbono essere ponderatamente studiati; né pertanto era sufficiente il tempo dal giorno delle elezioni ad oggi. Intanto possiamo soffermare la vostra attenzione sul risultato della situazione finanziaria, risultato che abbiamo presunto con la chiusura della gestione 1920. E tanto più ci pare indispensabile di darvene conto, in quanto il risultato stesso deve ripercuotersi – e direttamente e nel complesso – sul Bilancio 1921 e in una quota parte soltanto se non intendiate fronteggiarlo con un mutuo. L’esercizio finanziario 1920 si chiuderà con un disavanzo di L. 435 mila, costituito in quanto a L. 250 mila dall’esercizio dell’Azienda comunale e in quanto a 185 mila dai disavanzi presunti complessivi per gli esercizi 1919 e 1920 della Congregazione di Carità. Non essendo nostra intenzione di sindacare per ora e con questa sintetica esposizione l’opera della passata Amministrazione, ci limitiamo intanto a dividere nettamente le responsabilità che possano in prosieguo di tempo essere confuse con l’Amministrazione nostra che ha e che deve avere tutto uno speciale carattere in ossequio ai nostri principi e alle nostre aspirazioni. E tale linea di recisa separazione voi troverete tracciata nella relazione al Bilancio 1921 dove, assolvendo intero il nostro dovere, singolarmente enunceremo senza alcuna reticenza le ragioni che produssero il disavanzo che in quell’epoca sarà anche avverato. Intanto riteniamo indispensabile enunciarvi per sommi capi fino da questo momento lo stato delle passività consolidate con prestiti regolari a lunga scadenza che le passate Amministrazioni ci hanno lasciato in retaggio. Queste passività hanno una consistenza al 31 dicembre 1920 di L. 4.179.545,61 e graveranno sull’esercizio 1921, tra sorte ed interessi, per L. 332 mila in cifra tonda”.     

 C’è da far tremare le vene ai polsi, ho pensato! Ferdinando (il sor Fiore, come lo chiamiamo di solito) non poteva essere più chiaro. E preciso, anche sul piano stretto della tecnica, borghese, di bilancio. Netta separazione politica del futuro amministrativo Socialista dal passato amministrativo dei Radicali i quali, come ricorderanno i lettori, hanno gestito il Comune dal 1914 con i sindaci Ercole Abbiati (1914-17) e, dopo le di lui dimissioni, Francesco Maneschi (1917-20). Netta separazione, senza facili e demagogiche polemiche: l’indagine politico-amministrativa e quella contabile sono tuttora in corso. Una volta chiarito il quadro, si denunceranno le responsabilità che hanno determinato, stato di guerra a parte, una situazione finanziaria tanto disastrata. (Da qui lo spiazzamento dei Nemici che s’aspettavano uno sciorinamento di parole e frasi soviettistiche.) Innamorati e Marziali, il quale eletto anche al Consiglio di Perugia è assessore di quel Comune con il compagno sindaco Ettore Franceschini, hanno acquisito negli anni una conoscenza amministrativa non comune avendo accompagnato e/o vissuto direttamente l’evoluzione istituzionale del Partito sin dal 1895. Ora però ci si trova in una congiuntura dalle molte facce, che rende particolarmente problematica la gestione del Bilancio comunale.

(In foto: Francesco Maneschi, folignate, radicale, sindaco di Foligno dal 1917 al 1920)

     Anche da noi il 1919 e il ’20 che è appena spirato sono stati anni nei quali la lotta di classe si è fatta sentire (postelegrafonici; ferrovieri), poiché anche qui si sta nella temperie del Biennio Rosso, anche qui si vuole il “trionfo del Comunismo”. Come si ricorderà, nel 1919 Ferdinando s’è candidato alla Camera Elettiva (nello schiamazzo clericale più vergognoso), e il 16 novembre non è stato eletto deputato tuttavia ha ottenuto 7.474 voti nel nostro Collegio umbro-sabino, dei quali 2006 nel Folignate, un mare di consensi (considerata l’ancor limitata universalità degli aventi diritto al suffragio). Affermazioni politico-elettorali significative, certo, ma la destra si muove! Lo stiamo vedendo: qualcuno la sta “compattando”: l’inossidabile Francesco Fazi. Uomo di tutte le stagioni politiche (repubblicano-socialista, radicale di sinistra, radicale di destra-giolittiano, interventista e volontario alla Grande Guerra nonostante le molte sue primavere), Fazi è appena tornato dall’Albania e il 18 ottobre testé decorso ha lanciato l’Unione Democratica Sociale, per aggregare “quei partiti intermedi che non intendono essere assorbiti nelle falangi estreme”. A quanto pare, vice-presidente dell’Unione è diventato Romolo Raschi: anche lui un redivivo, un tempo radicale (sinistro/destro), reduce, medaglia di bronzo al valor militare, fondatore da noi dell’Associazione Nazionale Combattenti. Certo, il nostro Francesco Innamorati, neo-assessore comunale, segretario della Camera del Lavoro, fondatore e presidente della Lega Proletaria dei Mutilati e Invalidi di Guerra riesce ancora a tener testa al reducismo nazionalista e di destra capeggiato da Raschi, con una robusta rete di aderenti-militanti: lo s’è visto anche al grande comizio socialista di domenica 7 marzo ’20; ma lo scontro è continuo, sia sul piano sociale sia su quello della memoria della Guerra: ricordate ciò che accadde a Sant’Eraclio il 30 maggio dell’anno scorso? Che dire, ancora, degli scontri luttuosi del dicembre ’19? Si fronteggiarono soldati della Brigata Sassari e soldati della Brigata Alpi, lo ricorderete senz’altro, frontali che risentivano in modo diretto del conflitto sociale, ideologico e politico del momento. 


(In foto: Francesco Fazi, già sindaco di Foligno, deputato radicale alla Camera elettiva)

     Conflitto non spento, tanto che, per coloro che non hanno assistito alla seduta consiliare del 30 dicembre, è d’uopo segnalare il n. 292 dell’Odg, sui “Provvedimenti per la sicurezza della Residenza Municipale”. Il Sindaco ha esposto a grandi linee le premesse al punto in discussione. Finita la guerra, ha detto, la “classe dominante” presagiva “la fine di ogni sfruttamento morale ed economico delle masse”. Una parte di essa si era limitata in sulle prime a sguinzagliare i propri scherani “contro i nostri organi quale l’Avanti! di cui incendiarono gli uffici. E quando la bandiera rossa e nera fu issata nei palazzi comunali conquistati dal proletariato, questa parte della borghesia, non adattandosi a morire, compì raid criminosi assaltando le residenze comunali aggredendone gli amministratori, come hanno fatto a Verona, a Ferrara, a Bologna dove vedemmo il triste spettacolo di gruppi che senza idealità si lasciarono trascinare dalla sola foga di combatterci. E quindi ha dichiarato: Noi siamo contrari alla violenza quando essa non deve essere l’ostetrica della storia, secondo una frase di Marx. Ma quando una classe non si adatta a morire ma vuole opporsi alla marcia trionfale della nostra fede, abbiamo il diritto e il dovere di difenderci. Quindi, per la nostra dignità, vi proponiamo l’ordine del giorno relativo alla sicurezza della residenza comunale. […] I Comuni socialisti devono prepararsi per difendere i baluardi che hanno conquistato. Lo Stato non ci dà alcuno affidamento. E Bologna insegni

     Dopo l’implicito riferimento all’eccidio di Palazzo d’Accursio dello scorso 21 novembre, si è alzato il consigliere avvocato Tito Marziali col dire: “Qui a Foligno vi ha un giornale che difende il fascismo condannato da tutti, e, mentre egli vive non si sa con quali mezzi, è legittimo che noi facciamo sapere che non ignoriamo che non a Foligno, dove non hanno il coraggio di assalirci, ma da fuori i fascisti si organizzano senza che il governo li veda. Questi delinquenti vogliono provocare la guerra civile. Noi non lo vogliamo ma ci difenderemo. Ed è per questo che noi dovremo votare il seguente ordine del giorno: Il Comune di Foligno, constatando come l’autorità costituita dello Stato non abbia più né capacità né volontà di tutelare la inviolabilità delle sedi municipali, che una tradizione immemore aveva sino ad oggi garantito, e che le fazioni borghesi, incitate e protette dal governo, fanno segno ai loro attacchi ed alle loro offese; preoccupato intanto della necessità di garantire ai suoi funzionari e dipendenti la sicurezza e l’incolumità cui continuamente attenta per la ragione del loro ufficio la bestialità fascista, s’impegna di studiare e di concretizzare i mezzi più acconci per la difesa propria e delle proprie funzioni, che vieppiù si avviano a perseguire vantaggi e benessere al proletariato nel cui nome amministra, riservandosi d’impostare in Bilancio le somme occorrenti a questo scopo. (La maggioranza e il pubblico hanno applaudito.) Secondo le dovute formalità istituzionali, Innamorati ha fatto proprio l’ordine del giorno che è stato approvato dalla maggioranza unanime con voti 21, contrari essendo i quattro consiglieri del Partito Popolare Italiano presenti alla seduta. Per chiarezza dirò che il giornale cui ha fatto riferimento Marziali nel suo intervento è “La Vita”, fondato da Fazi; il 25 dicembre, vi abbiamo letto una vera e propria apologia fascistica. 

     Infine registro che molto si sta muovendo all’interno del Partito folignate, almeno da quando la frazione comunista del PSI s’è riunita nel Convegno di Imola dei 28-29 novembre dell’anno prossimo passato. Staremo a vedere cosa accadrà al XVII Congresso Nazionale del Partito che si aprirà in Livorno al Teatro Goldoni il giorno 15 di questo mese.

Nelle Istituzioni

Il Psi era “entrato” nel Consiglio comunale con le Amministrative del 28 luglio del 1895 partecipando ad una Coalizione di Forze Popolari, propugnata dal repubblicano e garibaldino Domenico Roncalli Benedetti, formata da repubblicani, radicale e monarchici della sinistra storica. Seguirono presenze elettorali, sempre in Coalizione, nelle scadenze successive del 1899 (ottennero oltre 550 voti), del 1902 (fino a 617 voti), del 1905 (una caduta a 353). Finalmente nel 1907, Innamorati e Marziali introdussero di nuovo il Partito in Consiglio, il primo con il maggior numero di preferenze (581). La rappresentanza socialista. Perdurò fino al 1914 passando per successive tornate. Alle Amministrative del 21 giugno 1914, una scadenza elettorale di carattere nazionale (la Settimana Rossa era appena passata; Sarajevo non era lontana), il Partito presentò una lista di 24 candidati, concorrente per il conseguimento della maggioranza nel Consiglio comunale allora formato da 30 membri. Furono eletti consiglieri l’avvocato Tito Marziali (in galera per la Settimana Rossa), il rappresentante di commercio Arturo Giamboni, l’operaio tipografo Sinibaldo Sinibaldi (che nel 1895 all’atto della fondazione del Partito era stato eletto segretario), Luigi Angelucci Mori possidente di Annigo, Giuseppe Cardarelli impiegato, Emilio Lucentini muratore. Non si conquistò la maggioranza, ma l’intera quota consiliare di minoranza. Le altre candidature furono: Augusto Cesare Casciola calzolaio, Carlo Pastori commerciante di Ponte Santa Lucia, Antonio Mattioli commerciante di Vescia, Alessandro Sabbati calzolaio di Casenove, Raffaele Monsignori fabbro, Olinto Cei commerciante, Antonio Pioli impiegato di Sant’Eraclio, Manfredo Messini meccanico di Belfiore, Pilade Bellucci spacciatore di vini in via Amadio, Angelo Buoncristiani agricoltore di Sant’Eraclio,  Giulio Giuli impiegato (già anarchico), Salvatore Morini impiegato, Giovanni Battista Pioli possidente di Sant’Eraclio, Angelo Neri impiegato, Agostino Michelangeli impiegato, Camillo Ferraccioli impiegato (già anarchico), Giulio Salerni avvocato, Feliciano Falcinelli impiegato. Marziani e Messini, candidati al Consiglio provinciale dell’Umbria, non vi erano entrati.Con il 1907, dunque l’apprendistato istituzionale dei Socialisti poteva ritenersi concluso. Lo avevano praticato di concerto con Roncalli Benedetti (1843-1910), sempre fedele a un’idea precisa: Per noi i socialisti non solo sono alleati, compagni dell’oggi e commilitoni del domani, ma formanti una sola e solidale famiglia.

(In foto: Domenico Roncalli Benedetti).

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