Editoriali

Gli ultimi saranno gli ultimi (se non decidono di cambiare passo)

"Dispiace molto ma non stupisce vedere Foligno quasi fanalino di coda tra le 15 città più popolose dell'Umbria in fatto di sostenibilità ambientale". L'editoriale della nostra Direttrice Susanna Minelli per il numero di gennaio 2021.

#EDITORIALE
Di Susanna Minelli

(In foto: il tramonto sul Topino dal Ponte della Liberazione)


Dispiace molto ma non stupisce vedere Foligno quasi fanalino di coda tra le 15 città più popolose dell’Umbria in fatto di sostenibilità ambientale. Il rapporto Ecosistema Urbano Regionale, redatto da Legambiente Umbria su modello di quello nazionale che invece viene stilato in collaborazione con ilSole24Ore Ambiente Italia sulla base di 18 indicatori che sintetizzano la qualità ambientale delle città in esame, pone Foligno in penultima posizione con 90,8 punti, avanti solo a Spoleto. Prima la virtuosissima Narni, la città dell’Umbria con il dato più elevato sulla raccolta differenziata e sulla gestione dei rifiuti. Inutile dire che non serve arrivare troppo lontano per copiare il buon esempio. Tuttavia la strada sembra lunghissima. Come si legge nel rapporto “a Foligno molti primati in negativo, è il comune con la produzione pro capite di rifiuti più elevata, quello col più alto numero di incidenti stradali in proporzione agli abitanti, ed è anche il Comune con il più basso dato rispetto alle fonti rinnovabili. Piuttosto negativi sono anche i dati della qualità dell’aria (peraltro molto peggiorati nel 2020), della raccolta differenziata e delle dispersioni idriche. Unica nota positiva il numero di auto, meno elevato rispetto alla media generale”. Occorre sottolineare che questo triste risultato è frutto di decenni in cui la tematica ambientale è stata totalmente sottovalutata, se non addirittura, senza mezzi termini, bistrattata. Per anni la volontà di salvaguardare l’ambiente si è totalmente inchinata ai bisogni economici, senza considerare minimamente che già venti anni fa si poteva, non solo parlare di economia sostenibile, ma anche praticarla con politiche mirate e che avremmo successivamente scoperto lungimiranti. Per anni, per esempio, la salute della città è stata ostaggio delle diatribe tra le varie parti politiche, sociali ed economiche sul chiudere o meno il centro storico alle auto. C’è da dire che qualche timido risultato si è raggiunto negli anni con la sudata introduzione della ztl, ma quello che mancava e che continua a mancare è la visione di una città che voglia davvero essere eco-friendly. Quello che continua a mancare anche e soprattutto oggi, è la consapevolezza che introdurre buone pratiche volte alla tutela ambientale e alla salute pubblica, non penalizza l’economia , tutt’al più dona più forza e solidità alle varie realtà di produzione. Senza dimenticare un aspetto fondamentale: la salute della popolazione, che è il vero motore di tutto. Certo, occorre studiare, occorre avere l’umiltà di recepire il buon esempio da chi certe buone pratiche le sa adottare, occorre far capire a tutti i cittadini quanto la salvaguardia dell’ambiente possa sposarsi a perfezione con le scienze e le pratiche economiche. È necessario avere il coraggio di rompere gli schemi e fare proposte. E tutto questo è compito della politica. Eppure la sensazione, corroborata dai dati e non di certo dalle opinioni (come potrete leggere tra le pagine di questo nuovo numero), è tutta quella che poco sia cambiato rispetto al passato.

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