sanità

«Lavoro in ospedale ma non mi fanno il vaccino»

Matteo Bartoli per Sedici Giugno Foligno racconta la vicenda dei lavoratori addetti alle pulizie dell'ospedale e dipendenti di cooperative che non risultano nel piano vaccinale attuato sul personale sanitario del San Giovanni Battista. Carducci, Uil:"Una questione burocratica ma sostanziale". Ciavaglia, Cgil:"Manca volontà di affrontare le questioni".

#SANITA’
Di Matteo Bartoli
In foto: l’ospedale San Giovanni Battista [di Matteo Bartoli]


Raccogliamo la denuncia di un lavoratore della cooperativa in appalto che si occupa delle pulizie all’interno del San Giovanni Battista. «Il primo tampone ci è stato fatto a Maggio scorso, il secondo invece ce lo hanno fatto circa 20 giorni fa a spese della nostra ditta e poi l’ultimo a distanza di una quindicina di giorni. Invece siamo stati inspiegabilmente esclusi dal vaccino.»

Prosegue «Noi ci occupiamo di pulire e sanificare tutte le strutture sanitarie del San Giovanni Battista, stiamo a diretto contatto con tante persone. Eppure non sappiamo se e quando ci verrà fatto il vaccino e da quel che so questa è la condizione di tutti i lavoratori in appalto per la struttura, siano essi meccanici o elettricisti.» «Io sono a favore della vaccinazione al più ampio bacino di persone possibile, ma penso che prima vadano messi in sicurezza gli ospedali, strutture delicate e molto esposte. Va bene che vengano fatti ai farmacisti, ai tecnici odontoiatrici, agli ultraottantenni ma non ci puoi dire che non ci sono per noi che passiamo tanta parte delle nostre giornate all’interno dell’ospedale.»

In foto: l’ospedale San Giovanni Battista [di Francesca Romana Felici]

Continua «Non so dove ci sono stati i problemi, a noi è stato detto che non dipende dalla nostra azienda né dall’ASL2, ma dalla direzione regionale. Infatti sembra che ci sia lo stesso problema anche a Perugia, ma non so se è così anche altrove. Quello che mi pare di capire è che le altre regioni siano state attente anche ai lavoratori come noi e proprio non capisco il motivo di questo trattamento.» «Abbiamo fatto pressioni anche con i sindacati (Filcams CGIL, Fisascat CISL, Uiltucs Uil) che in questo anno ci sono sempre stati vicini e di supporto, pare che abbiano scritto sia alla Regione sia al Prefetto. Sono state fatte anche interrogazioni in Consiglio Regionale ma sinora senza effetti.» Conclude  «non capiamo il motivo di questa scelta e siamo preoccupati, fra varianti e peggioramento dello scenario. Sulla salute non si scherza. Lavoriamo quotidianamente e ci esponiamo al pericolo del contagio, abbiamo familiari, parenti anziani che ci aspettano a casa. Vogliamo essere vaccinati.»

Sentiamo un altro lavoratore dell’ospedale «ho provato a capire quel che stava succedendo perché la questione non riguarda solo chi è direttamente coinvolto dal mancato vaccino, ma riguarda tutto il territorio. E voglio sottolineare che è altrettanto problematica l’assenza di tampone regolare se pensiamo che questi sono lavoratori che girano di reparto in reparto. Quindi ho fatto pressioni fra le varie autorità e c’è stato un atteggiamento che non mi è piaciuto: rimpallo di responsabilità, poca chiarezza. Io credo che vada fatto tutto per tutelare i lavoratori e gli utenti dei servizi sanitari. Il problema è che non sono direttamente dipendenti? Si risolva.» Prosegue «ho sentito anche i sindacati che mi hanno rassicurato sul loro impegno nella risoluzione e pare di capire che dalle trattative sia uscito un impegno delle autorità nel risolvere la fattispecie, però ancora non si vede niente e sulla salute delle persone e sulla sicurezza nel lavoro non si può transigere.»

Abbiamo quindi sentito Diego Carducci sindacalista della UIL «come organizzazioni sindacali, malgrado i lavoratori in appalto non fanno parte del nostro ambito di tutela, ci siamo adoperati per risolvere la questione ottenendo l’impegno dall’azienda sanitaria. Certo il problema è che questi lavoratori non sono considerati nella categoria di operatori sanitari e quindi non rientrano nel primo ciclo di vaccinazione.»

Carducci afferma «è una questione burocratica ma sostanziale. Anche su questo si è prodotta la rottura fra dirigenza e CGIL CISL e UIL che ci porterà il 26 Febbraio a manifestare davanti all’ospedale. La nostra preoccupazione, oltre al sovraccarico per i lavoratori, all’assenza di nuove assunzioni e alle numerose difficoltà del piano vaccinale, è che, venuto meno il virus, il nostro polo sanitario e ospedaliero venga subissato dalla mole di lavoro. Manifesteremo per tutelare la sanità del territorio di Foligno.»

Abbiamo infine sentito Filippo Ciavaglia della CGIL «abbiamo più volte detto e ribadito che non esistono lavoratori di serie a e di serie b e anche per questo manifesteremo Venerdì. I problemi del sistema sanitario regionale sono diffusi, manca personale e manca volontà di affrontare le questioni. Foligno e Spoleto in particolare sono in difficoltà, ma anche a Pantalla manca il personale.»

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