Epidemia Scuola

Dip e Dad: un braccio di ferro destinato a non finire

Conversazione con Michele Casale a cura di Marco Del Gatto.

#SCUOLA #PANDEMIA
Di Marco Del Gatto


Così come a livello nazionale, il ritorno effettivo in classe continua ad essere un tema di discussione  anche tra gli studenti e i professori, non ci sono opinioni univoche: ancora una volta ci si chiede se i punti deboli della didattica a distanza siano il giusto prezzo da pagare per contenere la diffusione del virus o se sia giunto il momento di restituire ai programmi scolastici una piega il più  possibile simile alla normalità. Con Michele Casale, rappresentante d’istituto al liceo classico F. Frezzi, abbiamo continuato il ragionamento iniziato con i suoi colleghi nei numeri precedenti di SediciGiugno, anche alla luce delle costanti novità organizzative che interessano il mondo scolastico. Oltre a presentare il punto di vista degli studenti, la riflessione intrapresa con Michele si interroga anche sul ruolo che ha la figura del rappresentante d’istituto in un momento di difficoltà come questo.

Dall’inizio dell’anno scolastico studenti e professori si sono trovati a subire un ping-pong tra scuola e casa, ci sono stati continui cambiamenti nelle ipotesi sulla maturità, diverse sono state anche le reazioni da regione a regione. Ad esempio le principali azioni di occupazione delle scuole sono avvenute al nord. In questo contesto qual è la vostra posizione? Ritenete inevitabile aprire e chiudere di continuo? Se è così, tanto vale rimanere in Dad o ritenete giusto tornare in presenza appena se ne ha l’occasione? Come vivete questa incertezza?

Michele: La mia scuola è molto divisa sotto questo aspetto, prima del ritorno in classe c’è stata un’insoddisfazione generale, ma l’Umbria ha avuto reazioni pacate, è più caratterizzata da forti lamentele alle quali segue subito la quiete. Anche nella nostra scuola ci sono state lamentele, una sezione del quinto è ricorsa allo sciopero di classe pur di non tornare. Noi come rappresentanti ci siamo trovati in difficoltà, ci siamo chiesti chi fosse più giusto sostenere, e alla fine siamo stati con la maggioranza degli studenti, è il nostro compito in quanto rappresentanti. La nostra scuola tuttavia non ha un’idea unica, c’è tanta incertezza: molti non vogliono tornare per paura di come possa essere la scuola, visto che quella che abbiamo lasciato ad ottobre non aveva accorgimenti preventivi adeguati per i numeri di oggi, dall’altro lato ci sono ragazzi che vogliono disperatamente tornare. L’unico modo per dare un’identità univoca a queste volontà è provare ad organizzare assemblee, comitati, iniziative per cercare più punti di vista e creare più occasioni di riflessione tra gli studenti stessi per capire quale sia la cosa migliore da fare. Siamo tornati in classe per talmente poco tempo  che al momento la durata non è paragonabile con la Dad, perciò i timori sono rimasti, non si può dire come sia stato il rientro in presenza. Io come rappresentante non me la sento di dire di aver definitivamente preso una parte; se fossimo tornati in presenza almeno una o due settimane, oggi saremmo più convinti. Inoltre questo ping-pong tra Dad e presenza ci stanca: prima si torna in classe al 50%, poi no, poi torniamo completamente, poi no… Questo non ci dà una linea da seguire, non abbiamo certezze, si passa da casa a scuola, poi un po’ e un po’, poi di nuovo Dad… Non c’è un modello intorno al quale organizzarci, ad ora abbiamo presente soltanto il mondo della Dad, anche troppo bene forse, e a mio avviso è più stressante ipotizzare un continuo ritorno senza che si realizzi mai pienamente, piuttosto che fare scuola solo in presenza o solo in Dad. Anche l’organizzazione dei professori ha bisogno di questo, se fossi rientrato questa settimana avrei avuto solo interrogazioni e verifiche, questo spaventa, un 10% di chi non voleva tornare in presenza è probabilmente per questo. Già ora siamo provati, il carico dei professori, per quanto piccolo possa essere, aumenta le preoccupazioni. Questo tipo di distribuzione della mole di lavoro è sicuramente dato da questa non continuità, se anche solo un 50% tornasse in classe con costanza regolare, i professori potrebbero regolarsi di conseguenza, invece con affluenza e giorni costantemente incerti è tutto troppo dinamico, troppo inorganizzabile.

In foto: Michele Casale

Questa divisione che c’è tra voi ragazzi c’è anche tra i professori?

Assolutamente si, non me l’aspettavo, fino a poco tempo fa pensavo che tutti i professori fossero d’accordo per tornare, invece mi sono sbagliato. Ho sentito tra i vari comitati e consigli che molti professori sono contrari, soprattutto nel liceo delle Scienze Umane, probabilmente perché al Beata Angela in molti hanno dovuto fare la quarantena a causa di contatti; hanno molta paura anche i docenti e non tutti vogliono correre questo possibile rischio. Anche sotto questo punto di vista la scuola è divisa, nella mia classe ad esempio c’è una professoressa che vuole continuare in Dad, ma la volontà è influenzata anche dalle circostanze. Tuttavia non penso ci siano mai state proteste vere e proprie, ma solo presentazioni di dubbi, perciò non sono posizioni irremovibili.

E’ questo il tuo primo anno da rappresentante di istituto?

Si, la prima volta e subito davanti ad una prova del fuoco; volevo farlo già lo scorso anno ma mi sentivo ancora acerbo. Quest’anno ho voluto provarci, sebbene abbia dubitato molto vista la situazione, infatti la lista con cui mi sono candidato era di dieci persone, ma alla fine ci siamo presentati in sette, i timori in parte erano a ragione. Ora è veramente tutto complicato, le comunicazioni sono molto difficili, prima se avevi bisogno di consultare i rappresentanti per qualsiasi cosa ti recavi direttamente nelle loro classi, o addirittura potevi recarti senza intermediari direttamente dalla preside. Abbiamo un gruppo Whatsapp con i rappresentanti di classe, e tuttavia ancora non siamo tutti, non siamo ancora riusciti a reperire tutti i numeri, la comunicazione è rallentata. Le assemblee sono impossibili al momento, ho sentito che alcune scuole le fanno live su Youtube, a cui i ragazzi possono connettersi, ma a noi è stato vietato dalla preside, dobbiamo perciò suddividere l’assemblea in tre giorni da cinque turni ognuno. Per noi è veramente stressante e, così organizzata, facciamo fatica anche a trovare esperti esterni che intervengano, inoltre se non facciamo l’assemblea per mancanza di temi, gli studenti ci si lanciano contro e li capisco. Apparentemente non facciamo nulla visto che spendiamo il 90% del tempo nella comunicazione tra preside e professori, è ovvio che ai ragazzi arrivi veramente poco, ma se non ci si sente per un mese come glielo spieghiamo che il motivo sta nei tempi di risposta? E’ tutto molto difficile.

Quanto hanno influito le circostanze in cui siamo  sui vostri programmi e sulla stessa tua candidatura?

Sui programmi enormemente, avevo in mente progetti molto diversi da quanto stiamo facendo ora, volevo fare un discorso di sensibilizzazione verso i professori e viceversa verso gli studenti relativo a questo periodo di emergenza, ma a malapena si riescono a fare le assemblee, figuriamoci qualcosa di più grande. Le elezioni sono state particolari, c’era solo una lista, l’affluenza è stata bassa, non abbiamo avuto modo di fare campagna elettorale, non abbiamo potuto appendere e consegnare volantini, non abbiamo potuto tenere il discorso al Politeama, nessuno dei nuovi ragazzi  ci conosceva, l’unico modo che abbiamo avuto per fare campagna sono stati i social media. In seguito all’acuirsi dell’emergenza ci siamo detti “cerchiamo di fare l’essenziale per garantire il diritto degli studenti, per il resto dipenderà dalle circostanze”. Il lavoro dei rappresentanti è cambiato enormemente: lo scorso anno all’inizio dell’emergenza i rappresentanti si sono completamente eclissati, noi non abbiamo voluto farlo.

Cosa auspicate e cosa temete?

Almeno come Michele mi auguro di tornare in presenza il prima possibile: in Dad l’apprendimento è veramente minimo, i professori non sono preparati ad un anno intero con un approccio del genere; tutti speriamo di tornare in presenza, però in maniera sicura. Non so dirti se ad ora saremmo stati pronti, un solo giorno di presenza non basta per valutare le misure prese in risposta all’emergenza. Stando a quello che ho saputo la preside ha apportato molti cambiamenti alla scuola, speriamo che ne faccia altrettanti. Penso che anche chi oggi non vuole tornare in presenza speri di poterci tornare il prima possibile in sicurezza. Ciò che mi auguro è una continuità, che la presenza sia al 100%, al 50%, o anche solo al 25%, spero che si trovi una direzione, che non sia strettamente la Dad, che possa mantenersi per almeno un po’ di tempo. Il timore, che penso sia di tutti quanti, è che succeda più volte ciò che è appena successo, si torna una settimana (neanche) e di nuovo subito a casa. Penso che anche i professori preferiscano tornare con continuità o piuttosto non tornare proprio.

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