Epidemia salute

Il Mercato, il virus e la goccia di Batavia

"Come può una pandemia generare sofferenze psicologiche o addirittura vere sindromi psicopatologiche in milioni di persone?" Risponde Ivano Cenci, Medico, Psichiatra della usl2 dell’Umbria.

#SALUTE #LASALUTEMENTALEALTEMPODELCOVID
Di Ivano Cenci (Medico, Psichiatra della usl2 dell’Umbria. Lavora presso il Reparto Psichiatrico dell’Ospedale di Foligno).
In foto: Una scena dell’ episodio “Che cosa sono le nuvole?”, diretto da Pier Paolo Pasolini, dal film “Capriccio all’italiana”


L’attuale pandemia sta mettendo in gravissima difficoltà l’intero nostro mondo. Diversissimi assetti sociali in numerosissime nazioni evidenziano segnali di profonda crisi. La psiche di milioni di persone, diverse per nazionalità, cultura, età, estrazione sociale, mostra segni di profonda sofferenza.

Un flusso enorme di dati ci informa da mesi della sofferenza psichica degli esseri umani al tempo della pandemia. Valanghe di numeri e percentuali  illustrano il manifestarsi di sintomi e sindromi psicopatologiche nella popolazione. Aumento delle sindromi ansiose +7% e depressive + 4%; più rari i casi di psicosi. Se possibile  in un momento di confusione ed angoscia “i numeri lanciati con la frombola” (mi sia consentita la poco elegante espressione) aumentano ancor più smarrimento e sconforto.   Sintomi e sindromi si trasformano in numeri e percentuali. Percentuali e numeri divengono allora il centro della nostra attenzione. Epidemiologi, Psicologi, Psichiatri, Sociologi, come nuovi aruspici osservano i numeri ed il loro comporsi.  Nel vano tentativo di rassicurarci sulle loro capacità predittive,  esprimono conclusioni e vaticini. Stranamente più leggo numeri meno trovo esseri umani. Tutto questo non mi rassicura, non riduce (anzi!) le mie angosce pandemiche, non mi fa stare meglio, non mi dà alcuna nuova conoscenza. 

Spesso rivado con la memoria ad un brevissimo episodio di un film, forse di Pasolini; Totò e Davoli sono due marionette di un teatrino, durante un trasferimento in una nuova città  vengono gettati via in un immondezzaio. Non servono più. La situazione è drammatica, il loro antico e tranquillo mondo non c’è più, si è ormai allontanato. Confusione e smarrimento prendono il posto della buia, ma tranquilla, routine dietro il palcoscenico. Eppure sdraiati  tra i rifiuti si accorgono  ora che, alzando gli occhi verso l’alto, possono vedere l’azzurro del cielo, da sempre a loro negato. “Ihii! E quelle bianche che so’?”, “ehe, quelle sono le nuvole”, “che belle!”. Alla fine Totò esclama, scandendo le parole: “straziante meravigliosa bellezza del creato!”.  Nel momento più terribile, quando ormai ogni speranza sembra  perduta, la crisi mostra  “infinite  nuove forme bellissime”; basta riuscire a sollevare lo sguardo e tornare a percepire la “meraviglia”. Se avessimo usato il modello fenomenologico (osservazione e numeri) per descrivere ciò che stava accadendo ai nostri due personaggi avremmo forse evidenziato: ansia +7%, depressione +…., mi sa che la gioia non si misura!?.Per Goethe l’uomo è un essere volto alla costruzione di senso.  Pasolini ci mostra che alzare gli occhi, cambiare il nostro punto di vista, ci può  permettere di dare senso a quello che al momento può apparire un deserto di  insensatezza. E’ in questi momenti che possiamo ampliare la nostra conoscenza:  esiste l’azzurro del cielo, le nuvole. Il mondo non è solo la luce del palcoscenico o il buio del restroscena. Ma come riuscire a cambiare il nostro punto di osservazione, come aumentare le nostre conoscenze? L’ottavo cerchio può esserci d’aiuto. Dante ci conferma che la conoscenza è il senso, il fine della vita umana; addirittura è nella sua struttura genetica: ”considerate la vostra semenza /fatti non foste a viver come bruti / ma per seguir virtute e canoscenza”. Conoscere può essere rischioso, addirittura mortale per Ulisse, se non accompagnato dal “metodo”. Galileo chiarirà definitivamente che il metodo scientifico è quello che protegge l’uomo dalle “stelle fisse” inamovibili, indiscutibili e che impediscono ogni canoscenza. Il metodo scientifico si basa sull’utilizzo di “modelli” sempre nuovi e migliori, da calare nel mondo per “significarlo”. Con questa certezza, o meglio con questa indicazione, affrontiamo il nostro interrogativo. 

Come può una pandemia generare sofferenze psicologiche o addirittura vere sindromi psicopatologiche in milioni di persone? Per descrivere e comprendere quanto ci sta accadendo utilizzeremo un modello “dipinto” da Freud in Psicologia delle folle ed analisi dell’Io nel 1917. Nel settimo capitolo sta analizzando “due masse artificiali”, l’esercito e la chiesa. In questi due gruppi la strutturazione di una massa avviene per il costituirsi di legami (libidici) tra i singoli individui  che la compongono e dal legame di ognuno con il capo. Oggi parleremmo di una rete costituita da nodi (i soldati) in cui si strutturano legami (links) tra  i singoli nodi, in essa c’è un nodo iperconnesso (hub) a cui tutti sono collegati (il generale). L’autore vuole cercare di comprendere come può generarsi il panico in questi tipi di masse. Utilizza un esempio (modello) letterario: in un episodio del dramma Giuditta ed Oloferne  un guerriero dell’esercito assiro grida:”Il generale ha perduto la testa” (oggi la definiremmo una fake news). In breve tempo angoscia e confusione si diffondono tra le fila del potente ed imbattibile esercito assiro; la massa si sfalda, si disgrega. Il “timor panico” si impossessa dei singoli soldati. A questo punto Freud passa ad una seconda descrizione, utilizza un modello fisico. Egli afferma: ”la massa si disgrega come una goccia di Batavia a cui sia stata tagliata la punta”. Le lacrime di Batavia si ottengono facendo cadere una goccia di vetro fuso in acqua fredda; la goccia solida non si rompe anche se colpita sulla parte convessa, ma esplode in mille frammenti se si taglia la punta. L’esercito assiro è forte come una goccia di Batavia, ma ha una grande debolezza, la sua punta, il generale (l’hub). Se il capo cade si rompe la punta della goccia, si disgregano i legami dei singoli col capo e poi quelli tra i singoli. La massa si sfalda e crolla così come la goccia esplode.  Quella potente energia che teneva unita la struttura si riverbera sui singoli pezzi. I frammenti della goccia si frammentano, si disperdono, i soldati subiscono un “trauma psichico”. L’energia (libidica) che li teneva uniti ora sovraccarica la psiche di ognuno. “Il trauma psichico è un evento traumatico che obbliga il soggetto ad una riorganizzazione fisiologica che possa tamponare gli effetti del trauma stesso. Laddove tale processo fallisse si ha una patologia psichica”. Da qui ansia, depressione, crisi psicotiche.

L’esempio della goccia di Batavia ben descrive il nostro mondo compatto, infrangibile, inarrestabile, eppure così fragile. Freud afferma che il capo, la punta della goccia, può essere una persona, ma anche un’idea. A mio parere la nostra fragile punta è un pensiero unico che potremmo sintetizzare con l’idea del “Mercato”. Il mercato “semplifica” le persone, le trasforma in numeri e percentuali. Il mercato diviene allora una cosa viva: “il mercato è in ansia, -1%; il mercato non comprende. -0,7%; il mercato approva, +2%; giornata stanca per il mercato 0%…”.  Ma il mercato non è per l’essere umano, non lo ascolta, lo trasforma in legna da ardere; l’energia dell’uomo viene risucchiata dalla creatura da lui creata.

Ora il covid ha tagliato la punta del nostro mondo, la goccia di Batavia è esplosa, angoscia e panico si sono diffusi tra gli esseri umani; il mercato crolla, come Totò e Ninetto ci ritroviamo tra le macerie. Ma ora forse possiamo alzare gli occhi verso l’alto e vedere il cielo. La pandemia ci ha mostrato che dobbiamo investire più energie sull’essere umano. La debolezza di tanti Sistemi Sanitari, i sistemi delegati alla vita dell’uomo, ci indica che forse troppe energie sono state risucchiate in “mercato e finanza” senza  dare sicurezza e protezione a tutte le persone. Per evitare di crollare ancora dovremo vaccinare soprattutto i più deboli ed i più poveri. Altrimenti il sig. covid si diffonde, si trasforma e ci attacca nuovamente.  Ecco forse il “cielo azzurro” che la crisi ci mostra, investire tanto di più sull’uomo e la sua capacità di trovare nuove “forme bellissime”.

Come abbiamo visto le risposte a tante domande sul come e perché la pandemia provoca disturbi nella nostra psiche erano già da tempo scritte. Mi piace concludere ricordando, a mente, un pezzo di cultura giudaico cristiana di 2000 anni fa. Gesù entra nel Tempio e fustiga i mercanti. Non li vuole abbattere, usa un frustino di corda. La rabbia di Gesù nasce dal fatto che i mercanti, essenziali per la vita ed il culto del Tempio, dovrebbero stare fuori o a lato del tempio. Invece si sono messi al centro, hanno preso il posto di Dio, se vogliamo dell’uomo. Ma questa è un’altra storia.

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