Centro e Periferie

Ex zuccherifico: silenzi loquaci, parole inutili

«Dopo il tempo delle roboanti dichiarazioni (talvolta sguaiate) dei leader partitici e le urla delle rispettive tifoserie, ora si osanna il riserbo, la “politica del silenzio”, che non va confusa, però, con il “silenzio della politica”.»

#CENTROEPERIFERIE
Di: Marforio
In foto: le rovine dell’ex-zuccherificio


In coda all’articolo il reportage fotografico di Francesca Romana Felici

Dopo il tempo delle roboanti dichiarazioni (talvolta sguaiate) dei leader partitici e le urla delle rispettive tifoserie, ora si osanna il riserbo, la “politica del silenzio”, che non va confusa, però, con il “silenzio della politica”.

Già perché ci sono tante forme di silenzio: i silenzi carichi di significato, altri che non dicono nulla o sono ambigui e altri, ancora, le cui conseguenze possono essere molto gravi.

La pandemia impone il distanziamento, la mascherina, reprime gli assembramenti, ma questo non giustifica il “silenzio”, l’immobilismo, imbarazzante, della politica locale; una politica improvvisata, di corto respiro, rivolta soprattutto ad una gestione dell’ordinario: solo la prosecuzione di progetti del passato, gli stessi che l’allora opposizione aveva veementemente criticato e che oggi si fanno passare per propri.

Un eclatante esempio di immobilismo politico, ma soprattutto di silenzi molto loquaci e di parole che non dicono nulla, è l’incompiuto ex Zuccherificio, un intervento unico nel suo genere perché non ha né un inizio né una fine… Per decenni, è stato la spina nel fianco delle giunte di sinistra. Dopo i dubbi sul reale motivo per cui l’Amministrazione ha lasciato ad una società privata un’area strategica della città (ma ormai è cosa fatta), sulla riqualificazione della zona si è detto tutto e il contrario di tutto e si è persino presentato ai Folignati un “mai depositato progetto d’autore”, che si prefiggeva, addirittura, il “superamento dello skyline” cittadino. Ma poi si sa come è andato a finire… la “torre di Babele” insegna…. 

Finito il “potere temporale” della sinistra post democristiana e post comunista, è arrivata la corrazzata della destra che di fronte alla consueta domanda (…e… dell’ex zuccherificio…?)  risponde in modo conciso: “ci vuole tempo… per studiare le carte…” Ma negli anni in cui erano all’opposizione la questione non la conoscevano?  Vabbe’….so’ ragazzi….

A gennaio 2020 l’Assessore, ad una interrogazione del Movimento 5 Stelle, dopo aver ripercorso l’iter, ha comunicato che ad ottobre 2019 il Dirigente dell’area urbanistica aveva chiesto alla controparte una proroga di sei mesi delle scadenze indicate nell’accordo votato dal Consiglio Comunale di Foligno a febbraio 2019. Così giusto per tirare a campare… In quella occasione, però, è stato anche garantito che ci sarebbero stati passaggi in Commissione e Consiglio Comunale.

Poi il silenzio, fino a luglio 2020 allorquando lo stesso Assessore, in Commissione, ha garantito che a novembre la pratica sarebbe stata portata in Consiglio Comunale. 

Invece, ancora silenzio fino ad arrivare al Consiglio Comunale del 28 gennaio 2021.

In risposta ad una interrogazione dei gruppi consiliari della sinistra è stato, ancora una volta, ripercorso tutto l’iter: dalla convenzione, firmata nel 2005, al PAI approvato nel 2006, alla decadenza della convenzione per scadenza del termine decennale, fino ad arrivare all’accordo del 7 febbraio 2019. Per pura cronaca: l’atto è stato approvato dal Consiglio Comunale con il voto favorevole di 13 consiglieri di maggioranza (assenti Schiarea e Ciancaleoni); astenuta Sinistra Italiana. Voto contrario di Impegno Civile e Movimento 5 Stelle; assente/non votante il centro destra, in particolare l’attuale Vice Sindaco Meloni e gli odierni assessori Cetorelli e Ugolinelli. Chissà perché…. Ma si sa, l’ignavia, il lavarsi le mani di fronte a scelte importanti, riguardanti interessi collettivi ma anche privati, non ha né “tempo né colori”.

Va dato atto all’Assessore Cesaro di aver fatto, in sede consiliare, una lunga dissertazione con riferimenti normativi e giurisprudenziali per evidenziare le incongruità, le difficoltà applicative e i profili di illegittimità dell’accordo siglato tra Comune di Foligno e Coop Centro Italia.

Un giurista avrebbe, però, di che replicare alle tesi sostenute dall’Amministrazione. Non certo in questa sede.

La vicenda è nota, anche se le questioni puramente tecniche possono essere di difficile comprensione e, come al solito, sono oggetto delle più svariate interpretazioni.

Si potrebbero dire moltissime cose, tecniche e giuridiche, invece ora è il tempo delle scelte politiche, del coraggio di chi è stato eletto per governare la città. Tralasciando le tante controversie, incardinate dinanzi al TAR Umbria e al Consiglio di Stato, le modifiche legislative, nel frattempo intervenute; è sufficiente ricordare che il Piano d’Ambito è scaduto nel 2015 e pure la convenzione. Inoltre c’è un Piano di Assetto Idrogeologico approvato a novembre 2006, a cui, oggi, non si può derogare.

Dunque, dove siamo arrivati, qual è oggi lo stato dell’arte? 

C’è un punto fermo: la delibera del Consiglio Comunale del 7 febbraio 2019, di approvazione di un accordo, con precise tempistiche di attuazione, ormai scadute.

Domanda: è legittimo quell’accordo e soprattutto come viene a modificarsi la situazione rispetto alle originarie previsioni del Piano Regolatore?

A un tale quesito deve rispondere la politica. Sono questi gli oneri e gli onori di coloro che i cittadini hanno eletto per governare. E stante l’attuale situazione sarebbe necessaria la collaborazione di tutti e invece siamo ancora al …qui comando io e questa e casa mia

Al momento l’Amministrazione sembra “brancolare nel buio”, come si può desumere dalla parte conclusiva dell’intervento dell’Assessore nella seduta consiliare dello scorso 28 gennaio “… si sta vigilando sotto ogni profilo le implicazioni che si andrebbero a determinare qualora si desse attuazione all’accordo …L’attività dell’attuale amministrazione è improntata soltanto al rispetto del massimo interesse e tutela della città di Foligno, quindi ogni iniziativa e ogni decisione sarà presa unicamente in base a questi principi”. Ovvero?? In estrema sintesi: come si intende procedere? Quale è il progetto da partecipare ai cittadini? Quale sarebbe il preminente interesse pubblico da tutelare? E come si intende garantirlo e difenderlo? 

Lasciando il Tigre dov’è, (alla faccia della riqualificazione urbana prevista nel PRG) e mantenendo a Coop gli abnormi diritti edificatori (magari sfruttabili altrove)?  Ma i diritti edificatori, superiori a quelli previsti per altre aree della stessa tipologia, erano stati concessi a Coop, nella convenzione 2005, solo a condizione della “coabitazione”, nella stessa area, con il supermercato Gabrielli.  E allora? 

Qualcosa non torna: lo studio, i riferimenti a norme e sentenze sono solo fumo, apparenza, per lasciare tutto come deciso nell’accordo votato a febbraio 2019. Come dire: si salva la faccia, si mantiene la sostanza. 

E invece no: il Piano di ambito è decaduto e dell’intero intervento sono state realizzate solo alcune (poche) opere di urbanizzazione. Ci sono norme precise (finché non interviene una legge regionale) che pongono limiti all’edificabilità di talune zone. E l’area dell’Ex Zuccherificio, con buona pace di interpretazioni e riferimenti giurisprudenziali, ricade in fascia A, ovvero la più pericolosamente soggetta a inondazioni. 

Ed allora, una Amministrazione che abbia il coraggio di “ripianificare” l’intero ambito, valutando la possibilità di un esproprio per pubblica utilità, Foligno non la merita? 

Forse il Sindaco e la sua Giunta dovrebbero riflettere sull’appello (“Caro Sindaco occorre muoversi! Dopo 20 mesi è ancora tutto fermo”), rivolto loro da Tommaso Feliziani e Filippo Gentili due giovani che, per primi, hanno lanciato un sasso nello stagno, anzi, hanno guardato in alto, oltre la ciminiera.

“Quella ritenuta una svolta epocale

è diventata una delusione abissale

Il tempo è passato e…lasciateli lavorare

è ormai diventato…non sanno che fare

Anche il sostenitore più fedele e leale

oggi pensa che la scelta sia stata letale”

MARFORIO

Foto di Francesca Romana Felici

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