Cultura

Estate al Trinci, questo bando è da rifare

Domani si terrà la riunione fra i rappresentanti del mondo della cultura e l'assessore Barili esito della recente manifestazione. L'opinione di Fausto Gentili.

#CULTURA
Di: Fausto Gentili
In foto: la corte di Palazzo Trinci


Ci sono guai che ti cadono addosso, e guai che ti vai a cercare. Per il gusto della provocazione, per l’ansia di fare comunque qualcosa o semplicemente per superficialità. 

E’ quello che è capitato alla Giunta comunale di Foligno, uscita in poche ore da un ben custodito anonimato e piombata al centro di polemiche e sarcasmo anche su scala extraregionale grazie all’improvviso Avviso “Estate al Trinci” e infine destinataria della manifestazione sindacale di cui riferiamo in queste pagine. Il bando, al fine dichiarato “di sostenere il mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura”, contiene aspetti che sarebbero divertenti se non fossero inquietanti (“saranno considerate … come cause di valutazione non positiva …  la presenza di elementi che possano arrecare un pregiudizio o un danno, anche in via potenziale, all’immagine del Comune di Foligno”: come dire che l’arte è una branca della pubblicità, e quindi a Mantova non si rappresenta il Rigoletto, a Tebe niente Edipo re, in Sardegna niente Padre padrone, niente Giorno della civetta in Sicilia e, naturalmente, niente Amleto in Danimarca né Romeo e Giulietta a Verona); ma il punto che ha suscitato una mezza insurrezione è un altro. 

Infatti il bando invita la larga platea degli operatori artistici e culturali della città ad avanzare progetti per eventi da realizzare nella corte del palazzo. Il Comune metterà a disposizione quinte di scena, palco, sedie igienizzate, service audio e luci di base, nonché la gestione di comunicazione, prenotazioni, controlli e autorizzazioni. Nè più né meno, cioè, di quello che tutti i Comuni fanno, anche in tempi ordinari, quando promuovono o ospitano eventi. In cambio gli artisti e gli organizzatori dovrebbero impegnarsi a non chiedere altro al Comune, pagandosi i compensi e tutto il resto: dalla messa in sicurezza delle attrezzature ai  rimborsi per eventuali ospiti ai costi di assicurazione. Con una clausola mozzafiato, su cui si è concentrata la protesta dilagata sui giornali e sui social media: “Tutti gli eventi compresi all’interno del presente Avviso dovranno essere realizzati  con accesso gratuito da parte del pubblico”. (Poi rimangiata, quest’ultima, dopo la convocazione della protesta sindacale, in un maldestro, tardivo tentativo di mettere una toppa sulla falla prodotta). In parola povere, per “sostenere il mondo dell’arte, dello spettacolo e della cultura” il Comune propone loro, dopo un anno di inattività, di lavorare gratis, nell’intento presumibile di offrire circenses ai cittadini senza preoccuparsi del panem dei gladiatori..  

E dunque, inevitabilmente, apriti cielo.

In foto: l’istantanea urbana di Federico Adriani

Avevamo quindi pensato di ospitare nelle nostre pagine una rassegna delle reazioni che, tra indignazione e ironia amara, hanno impazzato sul web e sulla stampa locale, tanto da spingere il Comune al mezzo passo indietro: ma sarebbe un esercizio ripetitivo e in fin dei conti poco produttivo. Pensiamo invece di fare cosa utile segnalando e rilanciando la proposta contenuta in una pacata lettera aperta che Michelangelo Bellani, autore, attore e regista ben noto alla città e ai nostri lettori, ha indirizzato all’Assessore alla cultura, avv. Decio Barili. Ne trovate uno stralcio in queste pagine. La proposta ci sembra così ragionevole e al tempo stesso così conciliante da meritare di essere approfondita, per uscire almeno una volta in positivo da una situazione imbarazzante.

A meno che, per dirla col principe Amleto, non ci sia del metodo, nell’apparente follia del bando: la volontà cioè di dividere e  mettere gli uni contro gli altri quanti, meritoriamente, si associano per promuovere su basi di volontariato attività varie di carattere culturale (che dalle opportunità del bando potrebbero trarre una qualche utilità) e quanti, invece, del lavoro artistico e culturale hanno fatto una professione: lavoratori come gli altri ma meno tutelati di altri, che l’epidemia ha messo in ginocchio, i ristori hanno spesso ignorato e il bando finisce per sfottere, giocando contro di loro la buona volontà delle associazioni di volontariato.

Se l’intenzione non è questa, il modo per venirne fuori in modo onorevole ci sarebbe, ed è stato chiaramente spiegato nella bella manifestazione di sabato 17 in Piazza della Repubblica: affiancare all’Avviso che mette la Corte a disposizione delle associazioni un secondo bando, un po’ come ha fatto il Comune di Padova, che offra un’opportunità ai lavoratori dello spettacolo e una proposta culturale di qualità alla città. A Padova hanno messo in campo 200mila euro, a Foligno -tra istituzioni e sponsor- potrebbe bastare la metà.Nel frattempo l’Amministrazione ha fatto un altro mezzo passo indietro, convicando sindacati ed artisti ad un incontro che si terrà il 23 aprile. La speranza – come è stato detto da uno degli intervenuti nel corso della manifestazione, nel dare l’annuncio della convocazione – è che si voglia “trasformare un errore in un’opportunità e aprire un dialogo”. 

Staremo a vedere, se sono rose…

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