Centro e Periferie

Una storia (in)finita?

Vincenzo Falasca ripercorre la storia e le vicende che riguardano l'ex zuccherificio, dalla sua chiusura ad oggi.

#CENTROEPERIFERIE #DOSSIERZUCCHERIFICIO
Di Vincenzo Falasca
Foto di Michele Ragni


Quando durante la riunione di redazione ti rendi conto di essere uno dei pochi ad avere ricordi diretti di cosa fosse lo Zuccherificio di Foligno ci sono solo due considerazioni da fare: non sei più così giovane e la questione si è protratta troppo a lungo senza trovare una soluzione.

Come si è arrivati allo stato attuale? Proverò a ricostruire, con probabili lacune ed inevitabili imprecisioni, lo sviluppo di quello che è potenzialmente il più grande intervento urbanistico unitario che la nostra Città potrebbe vivere, secondo solo alla ricostruzione post-sisma ed al piano pavimentazioni.

Ho frequentato l’asilo di Prato Smeraldo a cavallo tra gli anni settanta ed ottanta ma ancora oggi, se chiudo gli occhi, posso richiamare alla memoria l’odore dolciastro che invadeva Foligno in alcuni periodi dell’anno, quando si attivava la lavorazione o la produzione di alcuni derivati dello zucchero; così come posso rivedere le decine e decine di camion carichi di barbabietole che si allineavano ordinatamente lungo tutto Viale Firenze, perdendo in più di un’occasione quei preziosi tuberi che noi bambini scoprivamo presto non avere nulla a che fare con lo zucchero ed il caramello che immaginavamo contenessero; oppure le prostitute e i prostituti che con operosità si palesavano tutte le sere con i loro bidoni pieni di copertoni da bruciare fuori dai cancelli della fabbrica, verso Ponte della Vittoria di inverno o più vicini alla zona di Porta Firenze d’estate, dove Irma nel suo chiosco ed il Cocomeraio erano sempre pronti ad accogliere i lavoratori ed i camionisti, così come tutti i cittadini, alla ricerca di un po’ di ristoro.

Lo Zuccherificio, con quelle tipologie edilizie nordiche mutuate da progetti gemelli che la “Società Italo Belga per la Produzione degli Zuccheri di Bruxelles” aveva realizzato in zone molto più settentrionali d’Europa, è sempre stato un grande gigante, inglobato progressivamente nel cuore della città, un gigante che nel giro di pochi anni ha visto cessare quella che era la sua attività, lasciando prima spazi abbandonati, poi ruderi ed infine un grande vuoto, come una cicatrice.

Eppure quei luoghi, che nell’immaginario collettivo vengono percepiti come simbolo di disinteresse e disimpegno, furono, sin dal giorno dopo la cessazione delle attività, immaginati come luogo di ideazione, progettazione, sviluppo e aggregazione.

Decine sono, ad esempio, le tesi di laurea di studenti di Architettura ed Ingegneria che ne hanno immaginato un riutilizzo; molte associazioni, cittadine e cittadini hanno agognato l’acquisizione al patrimonio pubblico per ospitarvi le più svariate attività collettive e più volte anche le susseguenti amministrazioni comunali hanno tentato di entrare in possesso dell’area e almeno una volta sono arrivati veramente ad un passo dall’acquisizione, con tanto di spedizione acquirente tornata a mani vuote per alcuni dubbi sulla trasparenza dell’operazione; varie cordate di imprenditori ed operatori finanziari e bancari hanno adocchiato, comprato, rivenduto l’area da sempre ritenuta strategica, ma purtroppo eccessivamente grande ed articolata da riuscire ad essere gestita compiutamente.

Per molti anni tutte le forze politiche cittadine hanno concordato nel preservare il carattere industriale dell’area: da un lato per tutelarne il carattere tipologico archeologico-industriale, dall’altro per evitare o rallentare le spinte speculative legate al mercato immobiliare.

I passaggi di mano sono stati però repentini anticipando, provocando o assecondando l’evoluzione patrimoniale dell’area: dalla Società Cavarzere – Produzione Industriale Zucchero Spa di Padova, alla Immobiliare Triangolo, posta poi in liquidazione, alla Immobiliare Triveneta, alla Cassa di Risparmio di Verona per poi tornare in orbita locale con la Foligno 2000 spa, azienda legata ad operatori locali e regionali nel settore delle costruzioni. Questi passaggi avvengono contestualmente alla ultimazione del percorso di approvazione del Piano Regolatore cittadino, che vede per questa zona un radicale passaggio dalla destinazione industriale ad una destinazione mista tra residenziale, commerciale e terziario: funzioni sicuramente maggiormente compatibili con il contesto urbano circostante ma altrettanto soggette ad appetiti speculativi.

Con questo innegabile presupposto, il Piano Regolatore approvato nel 1997 rappresenta un punto di svolta per questo comparto: dopo tanti anni di elaborazioni viene  immaginato un progetto organico che riguarda non solo l’area strettamente occupata dalla “fabbrica dello zucchero” ma una zona molto più ampia che coinvolge il lungofiume, la Torre dei Cinque Cantoni, l’area del supermercato Tigre-Gabrielli, la fascia lungo via Mameli, compreso il passaggio a livello e la cosiddetta “buca”: il cratere tra i palazzi di Prato Smeraldo, memoria di una lottizzazione mai terminata e ulteriore cesura nel patrimonio edilizio e sociale della zona.

Il PRG, con uno slancio che anticipa quelle che molto dopo sarebbero divenute pratiche diffuse di urbanistica concordata pubblico-privato, prevede un intervento unitario denominato “Il Campus”, così chiamato perché il cuore ne doveva essere un luogo per la formazione all’interno della Distilleria, il grande corpo di fabbrica oggi unico superstite insieme alle due ciminiere ed alla palazzina Liberty dell’intero complesso edilizio. Negli anni immediatamente successivi al sisma del ’97, in una logica di formazione universitaria decentrata, molto diffusa in quegli anni, si pensava di concentrare qui le attività legate al Corso di Protezione Civile ed Infermieristica oltre che ad altri corsi di Laurea. Qui si sarebbero insediate anche attività convegnistiche e culturali.

Al centro dell’intervento un grande nuovo complesso residenziale, commerciale e ad uso uffici che avrebbe dovuto sfruttare le notevoli volumetrie derivanti dal precedente stabilimento industriale, più quelle derivanti dal trasferimento in quest’area del supermercato Gabrielli, che avrebbe così liberato l’area a ridosso della Torre dei Cinque Cantoni, così come sarebbero state inglobate qui le centinaia di metri cubi relative ai diritti acquisiti nell’area della “buca” di Prato Smeraldo che sarebbe così stata utilizzabile come spazio verde. Complessivamente parliamo di oltre 42.000 mq: una quantità enorme soprattutto se considerata in un unico comparto e a ridosso del centro storico.

Contemporaneamente, nell’ambito viene inserita la modifica totale della viabilità dell’intera area, con lo spostamento all’interno della stessa dell’attuale tracciato della parte di Viale IV novembre costeggiante il Topino, la realizzazione del sottopasso per l’eliminazione del passaggio a livello di Prato Smeraldo, la realizzazione di una nuova parallela a via Mameli con la trasformazione di quella attuale in viabilità di quartiere e la realizzazione di una passerella pedonale sul Topino verso il centro. A questa previsione si aggiungeva l’indicazione che tutte le parti non edificate sarebbero state poi cedute al Comune di Foligno, aprendo quindi la possibilità di realizzare qui un significativo intervento di interesse pubblico : si parlerà negli anni di un Nuovo Teatro Piermarini, di un anfiteatro, di un museo e del Parco delle Scienze e delle Arti.

Ovviamente le dinamiche successive al terremoto del ‘97 e la complessità dell’intervento rallentano l’elaborazione di un progetto che arriverà all’adozione solamente nel 2004, su presentazione di Coop Centro Italia, che nel frattempo è divenuta proprietaria dell’area e che coinvolge nella progettazione la rinomata architetta Gae Aulenti, in un progetto di grande valore ma caratterizzato comunque da imponenti volumetrie. Negli anni successivi verranno autorizzate licenze edificatorie per oltre 24.000mq, corrispondenti a circa il 65% del totale potenziale: permessi di costruire ieri come oggi attuabili ma mai sfruttati. Si darà il via libera solo ad alcune delle infrastrutture e delle reti obbligatorie.
Nel 2013 si apre una fase di revisione del progetto complessivo, volto a rimodulare le quantità e le destinazioni previste, aumentando da un lato la richiesta di superfici da destinare al commerciale, riducendo complessivamente quelle per il residenziale ed il terziario ed aumentando quelle per finalità formative. Allo stesso tempo viene presentata pubblicamente una proposta alternativa a quelle precedenti, basata sull’accorpamento dei vari grandi corpi residenziali in due uniche alte torri di 78 metri. La proposta divide la città, aprendo un dibattito che oscilla immancabilmente tra il provincialismo ed il futurismo, senza mai arrivare ad una effettiva scelta.

Nel frattempo, infatti, cambia Foligno e cambia il mondo per effetto della crisi economica globale. E contemporaneamente, il frutto avvelenato presente sin dalle origini nel PRG porta progressivamente alla paralisi del progetto: la necessità di spostare il supermercato del Gruppo Gabrielli all’interno della proprietà Coop Centro Italia diviene un ostacolo insormontabile, con l’assoluta indisponibilità dei primi a spostarsi, lì come altrove. Questo ostacolo comporterà un rallentamento quasi totale dei lavori,  darà corpo a contenziosi legali, ancora in corso, con richieste milionarie di risarcimento danni  e produrrà rapporti a dir poco tesi tra l’Amministrazione comunale e la proprietà: rimarrà memorabile, purtroppo in negativo, un durissimo confronto tra l’ex Sindaco Mismetti e l’ex Presidente del Consiglio di Sorveglianza Coop, Giorgio Raggi durante un incontro pubblico, all’interno della galleria commerciale dell’Agorà, durante la campagna elettorale del 2014.

Questo stato di conflitto permanente durerà fino al 2019 quando, agli sgoccioli del secondo mandato Mismetti, le parti coinvolte giungeranno ad un accordo per superare lo stallo, che sospende i termini del contenzioso legale e propone delle tempistiche e delle varianti al PRG da attuare in maniera serrata e definita, accordo approvato anche da apposita delibera del Consiglio Comunale. Il nuovo piano prevede prima di tutto la separazione delle sorti di Gabrielli da quelle di Coop, spacchettando l’ambito in due comparti distinti: i primi potrebbero rimanere nella sede attuale ed i secondi proseguire nella realizzazione dell’intervento. Si giunge inoltre alla riduzione dei volumi commerciali all’interno dell’area (per la parte corrispondente all’intervento legato al previsto spostamento di Gabrielli) ed una riduzione di 3.300mq di superficie residenziale. Inoltre Coop propone di trasferire 10.000 mq di superficie edificabile in un’altra area di loro proprietà vicino all’Agorà, il cosiddetto ambito “I Cipressi”. Queste scelte hanno l’indiscutibile valore di ridurre notevolmente il carico urbanistico nella zona a ridosso del Centro Storico, ma hanno un altrettanto evidente arretramento rispetto alla prospettiva del recupero dell’area adiacente alla Torre dei Cinque cantoni e del ponte romano di via Bolletta, togliendo chiaramente respiro al parco fluviale che in questa operazione trovava un suo punto cardine. Restano inoltre aperti alcuni significativi problemi urbanistici legati alla validità dei procedimenti e convenzioni precedenti, al rischio idraulico in entrambi gli ambiti coinvolti e alla mancata sottoscrizione da parte di Gabrielli dell’accordo.

Dopo di ciò non è dato sapere altro: la nuova amministrazione eletta poco dopo l’accordo, ancora si deve pronunciare sulla questione.

A gennaio 2020 ha comunicato di aver chiesto, già dall’ottobre precedente, del tempo per poter valutare gli accordi presi con Coop ed assumere le opportune decisioni, impegnandosi a discutere della cosa nelle apposite Commissioni e in Consiglio Comunale. Qui, effettivamente la questione verrà portata, ma solo in una comunicazione dell’Assessore all’Urbanistica Cesaro per dire che occorreva altro tempo perché la questione era complessa. Si arriva così a fine gennaio 2021, quando sempre l’Assessore Cesaro, in risposta ad un’interrogazione della minoranza di centrosinistra, ricostruisce sostanzialmente l’accordo preso dalla precedente Amministrazione, infarcisce la comunicazione di discutibili interpretazioni giurisprudenziali e rimanda, nuovamente, ad un ulteriore approfondimento ancora in corso. Unica particolarità da segnalare la riconferma dell’Avv. Bartolini come legale del Comune di Foligno nella trattativa con Coop Centro Italia: lo stesso consulente legale dell’Amministrazione Mismetti nonché ex Assessore Regionale con la Giunta di Catiuscia Marini, giusto per sottolineare ancora una volta la falsa rivoluzione annunciata. 

Nel frattempo la Città continua ad attendere, in una situazione economica e sociale sempre più difficile e che richiederebbe scelte tanto coraggiose quanto partecipate e che invece sconta un vuoto politico e decisionale disarmante. 

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