istituzioni Politica

Parla Filipponi: “Sono cambiati i suonatori ma la musica è la stessa”

Intervista alla referente di Impegno Civile, a cura di Matteo Bartoli.

#POLITICA #ISTITUZIONI
Di Matteo Bartoli
In foto: Stefania Filipponi


Stefania, abbiamo letto il comunicato di Impegno Civile. Il gruppo con cui sei stata per molto tempo impegnata e con cui hai concorso alle elezioni sfidando Mismetti, non si era unito alla coalizione Zuccarini né si era schierato per il ballottaggio. Ora siete giunti alla critica diretta dell’amministrazione Zuccarini. Entriamo nel merito di queste scelte

Impegno Civile, fin dal suo esordio, nel 2008, è stato sempre composto da varie anime di diversa estrazione politica, culturale e sociale ed ha, in più occasioni, rivendicato con orgoglio la propria autonomia, rispetto alle varie forze partitiche con cui si è, nel tempo, confrontato e, a volte, contrapposto. Nel 2014 è stata la forza propulsiva, propositiva e trainante di una coalizione il cui obiettivo era quello di realizzare un reale, radicale cambiamento, una vera alternativa ad un sistema consolidato, usurato, clientelare e non un mero restyling di facciata. Il voto popolare ha deciso diversamente. Al centro dell’azione politica di IC c’è la persona, il cittadino; il benessere della collettività è un principio, non negoziabile, che viene portato avanti da anni e con coerenza a costo di sofferte e penalizzanti decisioni, in termini di consenso e, quindi, di risultato. Le scelte effettuate alla vigilia dell’appuntamento elettorale del 2019, sono state la logica conseguenza di quanto si è verificato nel corso della passata consiliatura.

Impegno Civile, in sede istituzionale, talvolta in perfetta solitudine, ha svolto una attività di opposizione che si è sostanziata in un esercizio critico e propositivo, oltre che di denuncia delle iniziative, talvolta settarie, dell’esecutivo e della maggioranza; un impegno tendente a migliorare, tramite sollecitazioni anche forti- seppur inascoltate-, l’attività del governo locale. Per contro il centro destra ha mostrato una incapacità ad approfondire le questioni e a prendere posizioni condivise; la ragione per cui si è deciso di “correre da soli” è stato, soprattutto, il diverso approccio all’azione politica: con gli slogan, con le sceneggiate non si risolvono i problemi. Non ci interessavano né ci interessano le poltrone e le rendite di posizione; non rientra nel DNA di IC passare, come l’attuale Presidente del Consiglio comunale, da una maggioranza all’altra. Il nostro obiettivo era e rimane lo sviluppo del territorio, fornire risposte alle esigenze dei cittadini; siamo aperti a tutti, nell’ambito della democratica dialettica politica, ma senza rinunciare ai nostri valori.

Il tempo del “lasciateli lavorare” è ampiamente scaduto e nessuna attività concreta è stata iniziata, nessun programma, a medio e lungo termine, è stato minimamente abbozzato. La città è ferma. Di contro è invalsa l’incredibile abitudine a sfuggire ad ogni confronto. I politici locali si limitano, sempre più spesso, a roboanti proclami sui social o a “aspre censure” -con le tifoserie sempre di supporto- a chi osa criticare il quasi inesistente operato amministrativo. L’auspicato cambiamento ha partorito un topolino; che delusione! Sono cambiati i suonatori, ma la musica, a volte stonata, è la stessa. Il clientelismo della passata amministrazione è stato sostituito dalla “sistemazione degli amici”.

Esempio emblematico gli ultimi sviluppi all’interno del Centro Studi. L’Amministrazione Comunale, appena eletta, ha applicato in maniera capillare, certosina, finanche ottusa, il tanto decantato spoil system; attualmente, la stessa Amministrazione forse non soddisfatta di taluni comportamenti dei rinnovati vertici, magari perché, in ipotesi, non rispondenti alle logiche particolari, sta cercando di “cambiare il cambiamento”. Diceva Andreotti che “a pensare male si fa peccato…” ma sorge il sospetto che in realtà si stia cercando maggiore compiacenza. Queste, in ogni caso, sono soltanto maligne congetture, ma l’immobilismo, il completo stallo e, per alcuni versi, l’inefficienza sono, invece, sotto gli occhi di tutti. Tralasciamo, poi, di commentare il bando, definito a favore delle associazioni culturali, con il quale si intendono promuovere iniziative e spettacoli a Palazzo Trinci con oneri esclusivamente a carico delle stesse associazioni e degli artisti.

Non si può tacere e rimanere passivi quando gli interessi particolari sono camuffati da interessi generali; quando l’intelligenza, il pensiero emotivo dei cittadini è manipolato dal potere. Siamo di fronte ad una zizzania infestante, fondata sull’esaltazione dell’uomo mediocre. 

Di contro dacci il vostro giudizio sull’operato dell’opposizione e sull’impegno di Luciano Pizzoni.

Ci si potrebbe limitare ad una battuta: a Foligno non c’è né una maggioranza, capace di governare, né una opposizione, in grado di controllare. Da un lato, infatti, c’è una maggioranza maldisposta, con una giunta politicamente demagogica e approssimativa, dall’altro una minoranza – i cui partiti di riferimento sono in grande difficoltà- che, dopo aver governato per venti anni la città, non riesce ad interpretare il ruolo che gli elettori gli hanno assegnato.

Ci sono poi persone, professionisti di grande competenza, come l’Ing. Pizzoni, che sono stati gettati nell’agone politico senza una specifica preparazione e, oserei dire, un adeguato allenamento. Chi è abituato al dialogo, al confronto, non può trovarsi a proprio agio, nel clima di radicale contrapposizione, a prescindere, di demonizzazione dell’avversario/nemico e tollerare gli insulti anche a livello personale. È sufficiente assistere a qualche seduta del consiglio comunale, o di una qualsiasi commissione, per rendersi conto di come siano stati sviliti i ruoli istituzionale e di come sia venuto meno il rispetto. Dai banchi dell’esecutivo – e non solo-  si interrompe, si impedisce all’altro di parlare, usando espressioni che definire inadeguate è sicuramente riduttivo; offendere il proprio interlocutore dimostra la propria indegnità al ruolo che si ricopre. 

La scelta di aderire a CiviciX che è un gruppo regionale non può prescindere dal giudizio politico sul mandato Tesei, sulla gestione della pandemia e sulle partite strategiche regionali. Senza sottovalutare il buco di Montefalco. La regione é in declino da anni ma c’è la stoffa per cambiare rotta? La destra attendeva da tempo di “liberare l’Umbria”. Qual é il vostro giudizio sulla classe dirigente regionale? Si nasconde qualcosa dietro l’importazione di quella veneta? 

Abbiamo aderito al movimento Civici X in quanto i membri che ne fanno parte condividono la stessa metodologia di approccio alla gestione della cosa pubblica; sono animati dallo stesso spirito di servizio finalizzato unicamente a tutelare cittadini e territori. Non una contrapposizione sterile ma una critica sempre costruttiva e propositiva, per cambiare, per costruire – come afferma Andrea Fora- “un nuovo umanesimo tra individuo e comunità”. Non rinunciamo, in ogni caso, alla nostra identità.

Il buco di Montefalco? Ci sono autorevoli membri dell’opposizione, all’interno di quel Comune, che possono fornire esaustive informazioni, senza scendere in considerazioni che qualcuno potrebbe definire “chiacchiere da bar”.

Riguardo alla importazione dal Veneto, dell’Assessore alla sanità, delle due, l’una. O si è voluto solo dimostrare che si è dato un taglio alle scelte di politica sanitaria del passato, attualmente sub iudice, oppure- considerazione veramente sconsolante- non ci sono, a livello locale, autorevoli e capaci figure in grado di ricoprire quel ruolo. Tanto ciò è vero che, in maniera contraddittoria, sono stati lasciati, ai vertici gestionali regionali, gli stessi dirigenti nominati dalle precedenti amministrazioni. Della serie: apparente discontinuità ma sostanziale continuità. Certo è che si sta affrontando la crisi pandemica -con calendarizzazione confusionaria delle vaccinazioni- ma anche la conseguente crisi economica e sociale, in modo arruffato e approssimativo.

La nostra Regione sta attraversando una crisi gravissima che gli attuali vertici di Palazzo Cesaroni non sembrano, allo stato, di saper risolvere. L’Umbria è una delle ultime regioni italiane in termini di PIL, di sviluppo delle infrastrutture e di crescita economica. I servizi fondamentali per il cittadino sono inadeguati e manca una programmazione a medio e lungo termine, di ampio respiro, a favore del territorio.

Quali sono le vostre prospettive per il 2024?

Per il momento continueremo ad esserci e a svolgere il nostro ruolo di stimolo, di proposta e di controllo. Riteniamo che sia soprattutto importante risvegliare la coscienza popolare, da troppo tempo sopita da false promesse ed ora offuscata da una “comunicazione imbonitiva, aggressiva e ritorsiva”. Parafrasando un motto d’oltreoceano: wake up Foligno!

Stiamo, comunque, preparando una nuova classe di giovani, pronti a mettersi in gioco, al servizio della città. 

[Risposte scritte insieme a Stefano Stefanucci]

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