Epidemia salute

Una mattina mi son vaccinato

Marco Del Gatto ci racconta la sua mattinata al punto vaccinale.

#SALUTE #EPIDEMIA
Di Marco Del Gatto
In foto: il centro vaccinale situato all’aeroporto di Foligno


Lo scorso 9 aprile ho avuto modo di passare una mattina all’aeroporto di Foligno, oggi adibito alla somministrazione dei vaccini contro il Covid-19. 

Per quanto le vaccinazioni avvengano su appuntamento con l’esplicito fine di evitare assembramenti, il parcheggio di fronte alla struttura era puntualmente pieno, tuttavia le due file che si delineavano fuori dall’entrata erano ben distanziate. Due come le file sono i vaccini che si somministrano: la fila sinistra è riservata a coloro cui spetta il vaccino della Pfizer, mentre quella destra al vaccino di Astrazeneca, e ciò che salta subito all’occhio osservando le file è come quella di sinistra scorra molto più velocemente di quella di destra. La motivazione me la rivela da un anziano appena vaccinato: gli ultimi accertamenti prima della somministrazione del vaccino nel caso di Astrazeneca sono più lunghi. 

La fiducia nel vaccino rimane massima anche dopo le ultime vicende mediatiche: per quanto un vaccino possa ispirare più fiducia dell’altro, in ogni caso entrambe le alternative sono di gran lunga migliori rispetto alla possibilità di contrarre il virus. Le file sono cadenzate dalla Protezione Civile che, soprattutto quando non c’è la Polizia Municipale, ha anche il compito di controllare che si rispettino le regole. Altro elemento che salta all’occhio osservando le due file è la loro differenza anagrafica:i vaccinati Astrazeneca sono mediamente molto più anziani di coloro ai quali è riservato Pfizer, e la diversa assegnazione per classi è abbastanza intuibile: mentre per Astrazeneca si segue il criterio anagrafico, in fila per Pfizer  oggi  vi sono i parenti degli appartenenti alle categorie fragili, come poi confermatomi da un ragazzo appena vaccinato. Anche nel suo caso la fiducia riposta nel vaccino è massima e di elogio sono anche le parole riservate al personale, sanitario e non, evidenziandone cordialità ed efficienza. 

Una delle poche note storte è stato constatare come gli accertamenti richiesti per il vaccino di Astrazeneca nel corso della mattinata abbiamo portato ad un sempre maggiore ritardo rispetto alla scaletta; di fatto il paziente prenotato per le 10:05 (le prenotazioni vengono cadenzate su base oraria e la stessa Protezione Civile chiama in base a questa) è stato chiamato solamente alle 10:58, e col passare del tempo la forbice non ha fatto altro che allargarsi via via di qualche minuto. Mentre per la fila riservata a Pfizer non ci sono mai stati problemi, a destra dell’entrata si è sempre più delineata una fila all’italiana, che tuttavia non ha causato problemi logistici, visto che i turni sono sempre stati cadenzati su base oraria. Arrivati a mezzogiorno il ritardo accumulato ha portato ad una fila d’attesa abbastanza lunga, suscitando via via malumore in qualcuno,  in un paio di episodi è stato rivendicato il rispetto della propria fascia oraria, a maggior ragione perché le prenotazioni erano  così cadenzate proprio per garantire il minor assembramento possibile. Sebbene la gente in attesa fosse diventata via via di più, stare all’aperto ha aiutato ad evitare assembramenti che, anche qualora si stessero formando, venivano puntualmente evitati dalla Protezione Civile. 

Nonostante qualche voce fuori dal coro, il clima generale era sereno e fiducioso, oltre che nell’efficacia dei vaccini, anche nei confronti del personale, al quale non è stata mai imputata la colpa dei ritardi. Un altro anziano me ne avrebbe poi dato la conferma, paragonando il vaccino di quel giorno all’antinfluenzale che fa ogni anno e sottolineando come, vista la sua età, i timori nei confronti del Covid fossero molto più grandi di quelli che per eventuali complicazioni dovute al vaccino. 

Sulla scia di questo clima di fiducia ho lasciato il punto vaccinale, al quale farò ritorno non appena verrà il mio turno.

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