Cultura Letture

Il Culturista/19

Diciannovesimo appuntamento con Il Culturista, a cura di Marco Parlato.

#LETTURE
Di Marco Parlato


Questo maggio piovoso ritarda l’arrivo dell’estate e rimanda di qualche settimana una faccenda che, quando le temperature saliranno, mi calerà addosso come l’afa appiccicaticcia. La faccenda riguarda comunque l’ambito culturale, solo per questo ne scrivo. Mica voglio trasformare questa rubrica in diario personale.

Essendo originario della penisola sorrentina, da quando vivo a Foligno mi sento spesso dire “e cosa ci fai qui?”, al che la noia mi ha portato a ideare risposte stimolanti: ero diretto a Montecarlo ma ho finito la benzina; dell’Umbria apprezzo l’aria salubre, i paesaggi, la luce, le tradizioni, ma in realtà mi sono fermato per le donne; cosa ci faccio qui non posso dirlo; sono qui perché mi ci hanno abbandonato…

Si sarà capito che la domanda mi mette in difficoltà, mi turba, mi impone di cercare la motivazione che porta i folignati a chiedermi: “E cosa ci fai qui?”

Forse è immaginario comune e locale che i sorrentini, appena alzatisi la mattina e in ogni stagione, facciano una passeggiata fino in spiaggia, prendano il sole, nuotino fino al largo con lo sguardo al Vesuvio, e che sia questo il loro lavoro. “Oggi mi sono abbronzata tantissimo, a fine mese avrò un bonus in busta paga”, dice la placida signora Annamaria all’amica.

Da parte mia non voglio rovinare questo mito dei sorrentini vacanzieri per nascita, anche perché mi sembra banale rivelare che ogni luogo può essere meraviglioso e allo stesso tempo spietato, terribile.

E dire che io mi sento ormai folignate. Soffro degli stessi tic, delle stesse manie, della conviviale indole alla crapula dei miei concittadini di più antica stirpe folignate; volentieri leggo documenti storici, ho trascorso ore a leggere la rivista “Il Topino” nella biblioteca centrale, la biblioteca Dante Alighieri che qualcuno avrebbe voluto intitolare a un certo monsignore che ora non mi va di nominare. 

Per ribadire un’altra banalità: ci sono giorni in cui sento di volere bene a Foligno più di chi ci è nato. Figuriamoci che poco tempo fa avevo proposto un piccolo progetto a un editore locale, ma che dico, all’editore proprio di questo mensile. Silenzio. Nemmeno una risposta di rifiuto, che avrei accettato così come si raccolgono le bollette dalla nicchia della posta. Sono un fatalista della peggiore specie, quando piove non do la colpa a nessuno io. Si vede che persino in questi tempi virulenti un editore locale è indaffaratissimo.

Ma come, chiederete, ti stai lamentando proprio sul giornale pubblicato dell’editore? Tranquilli. Primo: trovo faticoso lamentarmi, cerco di evitare. Secondo: gli editori seri non leggono ciò che pubblicano.

Per scrivere al culturista: ilculturistafoligno@gmail.com

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