Storia e Memoria

Pacificazione?

Continua il reportage del nostro inviato nel XX secolo: la carta della “pacificazione” , giocata da Ferdinando Innamorati dopo i violenti scontri del luglio 1921, getta scompiglio nello schieramento socialista: la Federazione umbra del PSI sconfessa Innamorati, i circoli di Foligno, Vescia e Belfiore reagiscono in sua difesa appellandosi alla Direzione nazionale, questa - che sta perseguendo analogo obiettivo sul piano nazionale - impone alla Federazione una sorta di ritrattazione. Anche sul versante opposto, peraltro, non si può dire che la “pacificazione” faccia molta strada tra i fascisti umbri.

#storiaememoria
Di Fabio Bettoni
In foto: macchina da scrivere Oliver


Foligno, 10 ottobre 1921. Ai redattori di “La Lotta Socialista” (Roma). Faccio seguito alla mia del 18 luglio (scrittavi da Firenze) per informarvi sugli esiti del cosiddetto “patto di pacificazione” stipulato in Foligno (13 luglio del corrente) tra l’onorevole Ferdinando Innamorati, a capo di una delegazione socialista che includeva anche un rappresentante (ritengo a titolo del tutto personale) della Camera del Lavoro, e una delegazione di fascisti e combattenti capeggiata da Agostino Iraci segretario del fascio. 

     I Socialisti dell’Umbria riuniti in Roma il 18 luglio, sotto la presidenza di Antoci (ne ignoro il nome di persona, ma i giornali clericali di Foligno non hanno specificato che trattasi di “frate sfratato”!) hanno deplorato e sconfessato il Deputato; quindi: a) tramite Emilio Zannerini (dirigente nazionale) hanno inviato il proprio odg alla Direzione del Partito, e b) hanno telegrafato ad Innamorati così esprimendosi: «Convegno socialista umbro riunito Roma, venuto conoscenza non pacifista ma vergognosa sottomissione fascismo, deplora, sconfessa vostro atto». Il 21 luglio, Innamorati ha scritto alla Direzione una lettera appassionata pubblicata da “Avanti!”, e resa nota in Foligno dal clericalissimo “Corriere Popolare” (settimanale tutto personale del prete ultrareazionario Michele Faloci Pulignani). Il Sor Fiore (anche voi conoscete l’appellativo con il quale il popolo si rivolge all’onorevole) mette a disposizione il proprio mandato parlamentare poiché riconosce come preminente «l’interesse superiore del Partito» al quale egli ha votato la sua intera esistenza; tiene a ribadire, tuttavia, l’obiettivo dell’iniziativa: «scongiurare non temporaneamente, con definitive reciproche rinunce delle parti contraenti, il cozzo sanguinoso, in attesa che i rispettivi organi centrali prendessero le loro ponderate decisioni alle quali le parti si sarebbero uniformate»; e aggiunge di non aver acceduto a «vili rinunce» (che non pertengono alla «fierezza dell’animo» suo e dei suoi compagni) ma di aver voluto attuare «un’opera di prevenzione contro l’inacerbirsi improvviso di una situazione che tutti desidera(va)no vedere cessata nell’interesse supremo della civiltà»

       Frattanto, si era conosciuta la posizione degli iscritti al Partito: «La sezione del Partito Socialista Italiano Foligno, Vescia, Belfiore nella sua assemblea del 20 luglio passando all’esame del caso Innamorati Ferdinando, vista la pubblicazione apparsa sul giornale “Avanti!” e riprodotta in tutta la stampa avversaria sulle decisioni prese dalla Federazione socialista umbra a carico del compagno Ferdinando Innamorati; considerata la gravità del provvedimento adottato, reso maggiormente grave dalla inopportuna e quantomeno precipitata diffusione a stampa; ritenuto che la Federazione stessa abbia esorbitato nei suoi poteri procedendo senza tener conto dello spassionato parere che avrebbero potuto esprimere le sezioni più davvicino interessate, se opportunamente interpellate, e senza nessuna precedente contestazione all’interessato; considerato che il compagno Innamorati, insieme ad altri compagni egualmente e personalmente responsabili, ha cercato di espletare un’azione pacificatrice in modo obbiettivamente incensurabile in confronto di una momentanea situazione estremamente grave senza affatto diminuire o compromettere la dignità del socialismo umbro mediante le riserve verbali e scritte per l’approvazione dei propri organismi direttivi; gli adunati edotti perfettamente delle circostanze presenti sulla condotta del compagno Innamorati nelle trattative di pacificazione iniziate coi fascisti, si dichiarano unanimemente solidali con lui e protestano vivamente contro l’operato della Federazione Socialista Umbra, richiamando sulla medesima l’azione della Direzione del Partito perché simili procedimenti, atti solo a produrre la sfiducia e la disorganizzazione nelle nostre file, non debbono passare inconsiderati e decidono che senza indugio venga disposta una rigorosa inchiesta per l’accertamento e la valutazione delle responsabilità che potranno emergere da un accurato e profondo esame della situazione locale e delle intenzionalità di coloro che personalmente impegnandosi, raggiungendo lo scopo immediato, intesero far valere i diritti dell’organizzazione». 

     Il 31 luglio, dopo aver esaminate la lettera del Deputato e la successiva deplorazione della Direzione nazionale del partito, il Comitato federale umbro del PSI ha riconosciuto ed apprezzato l’attività sindacale e politica di Innamorati nel contempo invitandolo  «a rimanere al suo posto». La stampa locale, notoriamente avversa al Deputato, ha sottolineato come «insincera» e «incoerente» la conclusione dei socialisti umbri, ma di lì a poco sarebbe stata chiara la ragione di quel comportamento. Il 3 agosto, infatti, socialisti e Confederazione Generale del Lavoro (CGdL), con la mediazione di Ivanoe Bonomi e di Enrico de Nicola, hanno firmato l’accordo di pacificazione con i fascisti: ma è inutile che scriva a voi di questo, dato che, stando in Roma, disponete di un osservatorio privilegiato. Non vi nascondo, però, che la presa di posizione dei socialisti umbri davanti a Zannerini, l’invio del loro odg alla Direzione, il telegramma al povero Sor Fiore appaiono una vera e propria farsa ai miei occhi di osservatore (di parte, perché come sapete sono comunista, ma, ve lo sto dimostrando da tempo,) disincantato: non devo rammentare a voi, cari amici, che a firmare il trattato di pace nell’ufficio del presidente De Nicola c’era, con Giovanni Bacci segretario nazionale del PSI, il detto Zannerini. Lo sdegno, dunque, mascherava la stizza per un’improvvida fuga in avanti del Belfiorese. Del resto, lo ricorderete, era dal 2 luglio che Mussolini e fascisti di varia genìa e obbedienza si stavano dilaniando sulla pacificazione, e ricorderete che sul quotidiano nazionale dei fasci quel 2 di luglio medesimo si scrisse di un convegno romano di socialisti e fasci sull’onda dei contatti in corso tra l’on. Giuseppe Ellero e Giovanni Giuriati, dando risalto al fatto che la prima mossa era stata, non del fascista, bensì del socialista Ellero. Dunque perché stupirsi se un socialista straripante e informato assai come Innamorati prendesse la palla al balzo degli eventi folignati dei 9-12 luglio e si mettesse in azione a tutta possa!?

     Scontata la radicale condanna della nostrana pacificazione da parte dei Comunisti (degli Anarchici non ho notizia), non è che le cose si siano messe bene per i fascisti. Se da noi hanno firmato i capi (con Iraci, come vi scrissi, c’erano Raschi e Albero) non è detto che gli accoliti cantino la stessa messa. Del resto il 10 agosto, il comitato umbro del movimento ha definito «inutile» il patto, si è dichiarato nettamente contrario, accettando tuttavia «per disciplina nazionale e civile l’accordo del 3 agosto» ma preannunciando che di fascisti nella promovenda commissione paritetica regionale non se ne sarebbero veduti. Il giorno dopo 11 agosto, in Todi, un po’ di quelli che contano si sono riuniti in segreto con Oscar Uccelli (poi se n’è letto sul giornale “Unione Liberale”), tra loro Leandro Arpinati, cui, sappiamo, è molto vicino il mentovato Iraci. Costoro sono contro: non solo contro il patto, bensì contro il loro duce. Non mi addentro oltre, faccio notare che il pronunciamento tuderte ha preceduto quelli rumorosissimi di Bologna (16 agosto) e di Ferrara (10-12 settembre). Quanto ai fasci concittadini, penso che si siano accodati alla posizione di Alfredo Misuri, il grancapo fasciumbro. «L’Umbria Fascista», ha scritto su “L’Assalto” del 30 agosto, «contraria al trattato, non alla pacificazione; dissenziente dal Duce, ma piena di ammirazion fervorosa e di caldo affetto per lui; disciplinata alle disposizioni del proprio Comitato Regionale, attende fiduciosa il Congresso Nazionale e fa buona guardia contro l’insidia nemica». I piedi su due staffe, insomma.

     Intanto, domenica 7 agosto, a Colle San Lorenzo di Foligno s’è avuto uno scontro durissimo tra “comunisti” (le virgolette sono d’obbligo) e fascisti. Ve ne dirò.

(Post Scriptum: come vedete questa volta per scrivervi ho battuto sui durissimi tasti della mia Oliver, giacché il professor Fausto Gentili, caro amico e tramite indefesso tra me e voi, m’ha detto che siete stufi di arrovellarvi sulla mia calligrafia!)

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