Storia e Memoria

Nel vortice della guerra civile

Approfittando di un ritardo del treno per Firenze, il nostro corrispondente dal XX secolo ci riferisce della “retata preventiva” del 3 novembre 1921 contro gli Arditi del popolo folignati. Ma prima, come promesso nella corrispondenza di ottobre, torna con una sorta di flashback sui “fatti di agosto”: lo scontro di Colle San Lorenzo tra fascisti e antifascisti e le reazioni della stampa locale. La guerra civile è ormai arrivata anche a Foligno.

Cent’anni fa, a Foligno. Dal nostro inviato nel XX secolo/11

#storiaememoria
Di Fabio Bettoni
In foto: il buffet della stazione di Foligno


     Foligno, 5 novembre 1921. Ai redattori di “La Lotta Socialista” (Roma). Vi scrivo dal “buffet” della stazione ferroviaria ove aspetto che un treno parta alla volta di Terontola-Firenze; non si sa quando ciò sarà possibile, dappoiché si tratta di riparare un guasto alla linea nei pressi della stazione di Ellera-Corciano. In fiduciosa attesa, ho chiesto carta penna e calamaio subito e gentilmente fornitimi dalla Direzione dell’esercizio ed eccomi a Voi (questa volta in polita grafìa). 

     Nella mia corrispondenza del 10 ottobre, preannunciai che vi avrei dato notizia del “fatto” di domenica 7 agosto, in Colle San Lorenzo di Foligno, villaggio collinare preappenninico sulla statale “Val di Chienti” per le Marche di Tolentino e il mare. Si accede colà prendendo una Corta, detta di Colle, che inizia dal Miglio di San Paolo, sito con chiesetta spartitraffico ove la statale Flaminia, mentre si biforca, consente la deviazione per la Corta, e prosegue verso Fano, dopo aver attraversato il paese di Vescia e toccato l’area di Belfiore. A Colle si ebbe uno scontro durissimo tra antifascisti (le cronache riportarono “comunisti”, ma le virgolette sono d’obbligo, come già scrissi e tra breve ridirò) e fascisti. Ve ne scrivo, ancorché si tratti di fatto accaduto da qualche tempo, poiché esso s’inquadra nella fase del conflitto politico e sociale in corso e non fu un episodio isolabile dal contesto, appunto, di una fase che non ho timore a definire di guerra civile.   

     Adunque, domenica 7 agosto, un gruppetto di fascisti si reca nel paesino collinare «per diporto», più precisamente per incontrare Gastone Biondi, e «per scroccare una merenda» a detto rampollo della nota Casa Commerciale Biondi il quale colì si trova a villeggiare. Il fasciogruppetto è formato da Renato Napoli, figlio di un pezzo grosso della Cassa di Risparmio di Foligno; Elio Fratini, uno dei tanti fratelli dell’intraprendente e possidente Evaristo  (a suo tempo un sodale del già deputato radicale Francesco Fazi, attuale capo della fascisteggiante Unione Democratica Sociale); e di altri tre individui dei quali le cronache restituiscono i cognomi soltanto: Fantauzzi, Nocchi e Soli. Giacché arrivano alla spicciolata, alcuni siedono su di un muretto in attesa che gli altri arrivino. Avvistati dai compagni del «circolo comunista», vengono apostrofati; nasce un alterco acceso che deraglia in una zuffa furibonda e che non si ricompone, del resto il numero degli antifascisti è soverchiante: cinque fascisti «contro più di cinquanta» avversari: un numero, quest’ultimo, del tutto inattendibile; c’è anche qualche “comunista” che tira sassi. Quando Fratini tenta di riportare la calma, prende una mattonata alla nuca. Appare ferito gravemente, è soccorso da alcune signore, dal parroco e da un medico; si è poi saputo che nel giro di qualche giorno le sue condizioni siano migliorate. 

     Si apre frattanto un nuovo scenario. Questa volta a valle, nei pressi del Miglio di San Paolo. È accaduto che mentre i soccorristi prendono cura di Fratini, il camerata Napoli è sceso a Foligno a reclutare un manipolo di sette camicie nere le quali prontamente si dirigono verso Colle ma, all’altezza del Miglio, sono presi a fucilate da taluni antifascisti di Belfiore acquattati dietro le siepi che fiancheggiano la strada: quattro i fascioferiti, ma, nonostate i clamori delle cronache, è stata una roba da poco. Nella notte, invece: antifascisti perquisiti a domicilio con requisizioni di fucili da caccia; arresto di un tal Bernardino Casali di Colle «fortemente indiziato» per il colpo inferto a Fratini; e, come al solito, fasciorappresaglia con incendio del circolo “comunista” di Colle. Grosso modo, le cose andarono così. Dico “grosso modo”, dappoiché, pessime cronache di pessimi cronisti impediscono di diradare le molte nebbie che circondano tuttora il “fatto”.     

     Vediamo: a) circolava voce insistente che i fasci stessero preparando un’azione squadristica; b) domenica mattina (il 7), gli Arditi del Popolo, ritenuto in Colle l’obiettivo squadristico, salivano in paese preallertando i “comunisti”; c) il Biondi “da merenda”, non è un qualunque villeggiante, bensì un affermato, giovane fascio del quale si prevede un promettente avvenire politico; d) quanto al Napoli, non è un fascitello qualsiasi, bensì uno dei tre folignati (su cinquantatre promotori) i quali, il 23 gennaio di quest’anno, andarono a Perugia a fondarvi il fascio di combattimento, gli altri due “concives” essendo l’avvocato Angelo Trasciatti un faziano di ferro, e Primo Tonti macchinista ferroviario; e) dei quattro “camerati di merenda”, due erano sicuramente armati di pistola: si vuole che non l’abbiano tirata fuori, ma ne siamo proprio certi?; f) è sicuro, per contro, che i Collesi, coprotagonisti della rissa, si sono mossi senza premeditato intendimento: lo scrive il cronista del faziano settimanale “La Vita” il quale, a collo torto e con frasario loyolesco, deve ammettere: «l’azione svolta dai comunisti, se non si può giudicare come preordinata e prevista…..» etc. etc.; g) del resto, l’assenza della preordinazione è evidentissima: contro i camerati si menarono le mani e si tirarono sassi (o mattoni che dir si voglia), ovvero si usò ciò che si aveva o che si trovò là per là; h) al Miglio paolino, i Belfioresi, grandi protagonisti dell’arte venatoria, spararono sicuramente: ma spararono a chi sapevano essere altrettanto armati, i neri della squadraccia “Me ne frego”, i quali, se avessero visto i rossi per primi li avrebbero presi a fucilate immantinente. 

      Si sono modulate reazioni della/nella pubblica opinione: esecrazione a tutta possa all’indirizzo dei rossi di ogni gradazione; pressioni pesantissime sui socialisti del PSI la cui «condotta non ha ancora sufficiente impronta antibolscevica e antirivoluzionaria», tanto che non hanno unito «la loro parola di condanna a quella di tutti gli altri partiti»; chiamata in causa del deputato Ferdinando Innamorati, il quale, non dissociandosi, fa pensare «che la responsabilità degli avvenimenti è anche sua, malgrado le parole e gli atteggiamenti evangelici che ama prendere frequentemente». Reazioni che erano mancate da parte degli “altri partiti” quando, il 23 luglio prossimo passato, i fascisti avevano distrutto il circolo operaio proprio di Colle San Lorenzo. 

Reazioni inneggianti, invece, da ieri l’altro 3 novembre quando s’è appreso che un certo numero di Arditi del Popolo, provenienti da Vescia «inquadrati militarmente», sono stati bloccati alla Porta di Ancona mentre stavano per entrare in città. Questo l’elenco: Aisa Francesco, Balducci Renato, Balducci Fernando, Baroni Guerrino, Bosi Eugenio, Bosi Giovanni, Baglioni Angelo, Brandi Biagio, Cavallini Felicano, Cascelli Ildebrando, Ceccarelli Bruno, Epifani Mafaldo, Lotti Paolo, Lattanzi Amleto, Morini Osvaldo, Menzolini Ernesto, Maccari Vincenzo, Mattioli Alessandro, Menichelli Italo, Marinangeli Ubaldo, Negrini Romeo, Nataletti Pietro, Orazi Angelo, Polli Remo, Paparozzi Ugo, Rombolacci Virgilio, Recchioni Natale, Stramaccia Giuseppe, Santarelli Giuseppe, Vetturini Giuseppe, Vetturini Italo, Zaccardi Avanti (?). Denunciati per «ribellione all’autorità, per sovvertimento, ed alcuni per porto d’armi abusivo», hanno suscitato i soliti inni all’ordine e alla sicurezza; mi basta riferirvi le parole del “Corriere Popolare” (settimanale “pipino”-falociano) che, a commento della «brillante operazone di P.S.» afferma: «È assolutamente necessario ristabilire il potere dell’autorità e ridare anche alla nostra Foligno quella tranquillità ormai troppo a lungo turbata!» Amen. 

     Che vi sia qualche comunista nel gruppo è fuor di dubbio: Fernando Balducci sicuramente, forse Ugo Paparozzi, Remo Polli, Giuseppe Santarelli, ma definire comunisti gli Arditopopolari è piuttosto azzardato. Non so se vi è capitato di leggere il comunicato che il nazionale del Pcd’I bordighiano ha diramato, per una singolare coincidenza, proprio il 7 agosto. Si vieta il coinvolgimento dei militanti poiché gli Arditi, pur proponendosi «a quanto sembra, di realizzare la reazione proletaria agli eccessi del fascismo» altro non perseguono che “di ristabilire l’ordine e la normalità della vita sociale” (così nei loro documenti), mentre i comunisti «tendono a condurre la lotta proletaria fino alla vittoria rivoluzionria; essi si pongono dal punto di vista dell’antitesi implacabile tra dittatura della reazione borghese e dittatura della rivoluzione poletaria». Sorge spontaneo qualche quesito circa una posizione sì fatta: a) i fascisti sono già espressione compiuta della dittatura reazionaria della borghesia, o piuttosto, come ha scritto di recente Gramsci, esprimono «uno scatenamento di forze elementari nel sistema borghese economico e politico» spiegabile soltanto «con il basso livello di civiltà» raggiunto nel nostro Paese? In questo identificandosi «con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato ben ordinato e bene amministrato?»; b) nel frattempo che l’auspicata vittoria rivoluzionaria prenda corpo, si fa soltanto agitazione e propaganda politiche? c) è doveroso organizzare la Difesa Proletaria (questo l’obiettivo immediato e di fondo degli Arditi) in modo concreto, militante-armato o, invece, ci si deve attenere soltanto alle petizioni di principio, di antifascismo declamante? d) la tattica del Bordighismo, implicante una sostanziale assenza dei comunisti dalla lotta, non rischia di sensibilmente favorire il fascismo? 

     Intanto la retata del 3 novembre ha tolto di mezzo un’ipoteca incombente e ingombrante sulla giornata dell’indomani 4 novembre dedicata come nel resto d’Italia al Milite Ignoto. Si sapeva che anche la Foligno patriottarda e nazionalista avebbe dato il proprio contributo alla celebrazione; non si poteva rischiare che qualche sconsiderato ne turbasse la solennità. A retata consumata, una fonte molto attendibile proveniente dalla Prefettura di Perugia mi ha informato su di un rapporto del prefetto, stilato l’11 settembre, nel quale si preannunciava che presto si sarebbe dato corso ad un’azione «rapida ed energica» contro gli Arditopopolari di Foligno. Come s’è veduto, alla prima occasione opportuna, i fatti avrebbero seguìto le parole.

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