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Eroi ed altri eroi

"... tre diversi eroi della storia e della letteratura; sembrano indicarci modi diversi di prenderci cura dell’essere umano..." Eroi e salute nell'ultimo articolo di Ivano Cenci.

#salute
Di Ivano Cenci
In foto: Agamennone e Crise


Vorrei ringraziarvi per questo anno trascorso insieme. Consentendomi di scrivere per voi, mi avete dato la possibilità di fissare idee e pensieri che vagavano da tempo nelle profondità. Con voi ho scoperto luoghi e fatti della mia città che danno nuove prospettive e ragioni ai miei ricordi. Analizzando con voi l’esperienza del Covid è nata una “equazione dialettica” che ci può permettere di trarre insegnamenti da una immane tragedia: Distruzione del Sistema Sanitario = Devastazione dell’economia mondiale. E’ necessario prendersi maggiormente cura dell’Uomo e quindi investire di più e meglio nella Sanità, solo così potremo preservare le creazioni dell’uomo e tra queste il sistema economico.

Oggi vorrei rileggere brevemente con voi tre diversi eroi della storia e della letteratura; sembrano indicarci modi diversi di prenderci cura dell’essere umano, chissà forse ci possono dare qualche indicazione su come affrontare il “mondo nuovo” del post-Covid.

AGAMENNONE (l’odioso)

Alcuni decenni fa. Vecchia Scuola Media Carducci. Sezione 1° D. 1° ora  di Epica con la  temutissima  Maria Pia Napolitano. Nooo! Sull’attenti! Segno della croce! Si recita il Padre Nostro! Sul banco  foderato di carta da pacchi (perché il banco è sacro, non va rovinato) il Guglielmino, “Armi Eroi e Popoli” Antologia Epica…..p Edizione  1970 riveduta ed ampliata. Pagina 61: “L’ira di Achille”. Il vecchio Crise, troiano, sacerdote del dio Apollo, si reca nell’accampamento dei Greci per riscattare, con ricchi doni, la figlia Criseide, prigioniera.

Il vecchio padre supplica e si umilia di fronte agli Achei e soprattutto di fronte al loro re Agamennone. Tutti i guerrieri Greci sono d’accordo che il vecchio sacerdote vada onorato e vadano presi i suoi ricchi doni. Agamennone invece (l’odioso) non mostra pietà: “Ch’io non ti colga più tra le curve navi, vecchio, mai più…” per lui Criseide finirà la sua vita come schiava degli Achei, e allora “..va dunque se tornar vuoi salvo”.

Gli Achei, gli eroici Achei invincibili in battaglia, sprezzanti del pericolo, provano  a dire qualcosa, ma Agamennone s’infuria. Criseide è la sua schiava , se va restituita al padre, allora ognuno di loro gli verserà parte del suo “bottino” di guerra per risarcirlo della perdita. A quel punto gli Achei, gli eroici Achei invincibili in battaglia, mugugnano un po’. La loro umana pietà per un vecchio padre umiliato recede di fronte alla possibile riduzione del profitto (il Bottino). Non c’è pietà, non c’è umanità negli invincibili eroi achei.

Subito il poeta riprende la narrazione, cantando le gesta di quei colossi dalle possenti armature, ma dai “piedi argillosi” i cui piccoli cuori (un po’ vili nell’episodio) battono forte solo per la battaglia e soprattutto per il Bottino che ne può derivare. Ma Agamennone e gli Achei non rappresentano forse una parte di noi? Oggi?  Un parte indesiderabile di noi, di quell’Es inconscio che spesso conduce le nostre azioni?

Quanti padri e madri chiedono pietà per sé e per i propri figli tra le onde del Mediterraneo? Quanti padri e madri chiedono pietà  per sé e per i propri figli ai confini della Polonia? Quanti chiedono pietà per i tanti Zaki incarcerati?   Quando li vediamo proviamo un moto di  pietà  e di rabbia. Poi  pian  piano  antiche “forze recondite” ci fanno riflettere,  gli Oppressori potrebbero  arrabbiarsi e  chissà  magari  potrebbero sottrarci qualche punto di PIL (magari non comprando più le nostre armi?). Ancora oggi come allora più della pietà potè  il Bottino. E allora come i possenti Achei dai piedi argillosi anche noi mugugnamo un po’ e cambiamo canale. (Non vogliamo cattive notizie ricordate Post-truth?).

COME USCIRNE? La fuga di Enea.

Sempre sul Guglielmino, poche pagine più in là (pag 249).I Greci, con l’inganno del cavallo di legno (simile ad un vettore pieno di Virus), si sono introdotti nella città assediata e hanno abbattuto le difese. Troia ormai è perduta, distrutta, le sue case sono date alle fiamme. Nel momento della distruzione Enea diviene l’Eroe Nuovo.  C’è anche qui un vecchio padre. E’ Anchise, sconfitto dalla vita, ha perso tutto, è ormai invalido “a tutte le opere inetto”. Il Vecchio sa che rallenterebbe la fuga dei suoi familiari e vorrebbe lasciarsi morire. Il figlio Enea, allora, abbandona le armi, prende il padre sulle spalle e lo mette in salvo. “Su caro padre, monta sul mio dorso, ti reggeranno le mie spalle, e grave non mi sarà questa fatica. Ovunque cadran gli eventi, insieme nel periglio saremo, insieme nella salvezza.” Nel momento della sconfitta e della distruzione  si calano le armi. L’ardore della vittoria in battaglia ed il Bottino vanno abbandonati, bisogna prendersi cura dei più deboli, caricarli sulle spalle e cercare con loro la salvezza. Il Covid, con la sua azione distruttrice, potrebbe aiutarci a recuperare quell’umanità che sembrava tramontata dietro l’avanzare del “guerriero acheo” schiavo del Bottino, del PIL e del profitto. Abbiamo compreso l’importanza di caricarci sulle spalle l’umanità debole delle nostre agiate società (anziani, persone fragili,..); ma soprattutto l’epidemia ci ha mostrato che non ci si può salvare da soli. Se non carichiamo sulle nostre spalle anche le popolazioni più povere (Gli Altri da noi), se non vacciniamo anche loro l’epidemia non si arresterà. Dobbiamo caricarci sul dorso interi continenti (Africa, Asia, America Latina), dare solo vaccini non basterà, bisognerà eliminare i brevetti sui vaccini stessi. Dovremo rinunciare a parte del Bottino. Ancora stiamo combattendo da soli, in rigide armature, come possenti guerrieri Achei dai piedi d’argilla e dai cuori che battono solo per la vittoria in battaglia e  per il profitto.

ALTRI EROI. (Davvero aiutare l’umanità debole può essere d’aiuto per tutti?)

C’è ancora un altro eroe che va ricordato, o meglio ricordata. E’ una donna,  da noi Italiani poco conosciuta, Florence Nightingale. Una donna dell’età vittoriana, colei che trasformò il lavoro dell’Infermiera in una professione rispettata. Era detta “la Signora con la lampada”, perché di notte era l’unica donna che poteva girare tra i soldati feriti e  malati. Ancora una sanguinosissima guerra, in Crimea. La Nightingale si prende cura dell’umanità sofferente, ma lo fa con due armi fondamentali. La pietà e la conoscenza scientifica. Si carica sulle spalle la sofferenza dell’uomo come fa Enea, in più utilizza le sue profonde conoscenze di statistica che le serviranno, sia per mostrare le gravissime carenze dell’assistenza ai sofferenti, sia poi per modificare in modo rivoluzionario l’assistenza stessa. Riuscì a dimostrare con le sue ricerche, con i suoi grafici (Diagrammi Polari) che il 60 % dei soldati non moriva per le ferite in battaglia,  ma per malattie contratte negli ambienti insalubri ove venivano assistiti (tifo, colera,…). Suscitò inizialmente lo scandalo dell’intera opinione pubblica, ma poi dimostrò che tante perdite di vite umane non erano dovute all’eroico sacrificio in in guerra. “Da parte mia, questo appassionato studio della statistica non si basa, in ultima analisi, sull’amore per la scienza, ma deriva dal fatto che sono stata testimone di così grandi miserie e sofferenze tra gli esseri umani, e dell’inadeguatezza delle leggi e dei governi”(F.N).

Per generare un mondo nuovo servono nuovi eroi come la Nightingale; eroi che, accanto al coraggio della “pietà” (di Enea), pongano anche la forza della conoscenza scientifica e della volontà di conoscere Verità.

Ciao. Grazie ancora.

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