Cultura

Il Culturista/25

Venticinquesimo incontro con il culturista, di Marco Parlato.

#cultura #culturista
Di Marco Parlato


Il mio interesse per la lingua è universale. Mettiamo l’ultima scoperta che ho fatto: un annuncio di lavoro per commessa digitale.

Espressione buffa quanto basta. Almeno io mi sono immaginato un ologramma proiettato nei negozi con la funzione di commessa. E invece no. Pare che la commessa digitale debba essere una commessa con conoscenze che vanno dal pagamento contactless (e va bene) fino alla manutenzione di camerini con realtà aumentata (e non scherzo) e alla gestione di eventuali e-commerce del negozio stesso (e qui va male).

Sia chiaro: credo nella continua specializzazione dei mestieri. Ma qui, conoscendo la media dei datori di lavoro italiani, sento già puzza di sfruttamento.

Pensiamo a una commessa con tutte le conoscenze di cui sopra. Pensiamo a un negozio di cento metri quadri. Il flusso di avventori, il controllo che nessuno intaschi nulla, le richieste dei clienti, il magazzino, l’ordine tra gli scaffali, la cassa, le schede fedeltà… Già così una sola persona è oberata. Ora aggiungiamo anche i compiti digitali e avremmo portato oltre il limite l’unico principio lavorativo in Italia: minimo sforzo (stipendi da pagare) massimo risultato (introiti).

Nonostante siano scritti male, con refusi, errori ortografici, espressioni inflazionate e stupide, gli annunci di lavoro quasi sempre nascondono intenzioni subdole.

“Si richiede: flessibilità.” A meno che non si tratti di un lavoro da contorsionista, saprei dove consigliare di riporre la flessibilità. E lo stesso vale per chi cerca i volenterosi. Credo che nel novanta percento degli annunci di lavoro ci sia il termine volenteroso. Ma perché un volenteroso dovrebbe rispondere a un non volenteroso che ha scritto un annuncio sciatto, superficiale, fotocopiato dalla massa sgrammaticata e ridicola della quale ha deciso di fare parte? Un volenteroso non va a lavorare per cialtroni simili, altrimenti sarebbe arrendevole.

Immancabile “astenersi perditempo”. Formula inflazionata, che palesa ancora la sciatteria di chi scrive l’annuncio, l’incapacità di formulare un’idea autonoma, e soprattutto la stupidità. Lo dico: i perditempo non hanno tempo da perdere con i cialtroni. Perché per il perditempo il tempo è preziosissimo. Non averne significherebbe mandare in rovina l’attività che conduce.

Ma se questa è la pars destruens, adesso veniamo alla pars construens, dedicata proprio a questi grandi imprenditori italiani che cercano impiegati volenterosi, flessibili, digitali, snodabili, tascabili, pieghevoli e adattabili, allungabili e componibili, ovviamente non perditempo.

So che avete difficoltà a comprendere un testo scritto. Allora sarò elementare: cari imprenditori, voi mi date cinquecento euro e io vi scrivo un annuncio di lavoro impeccabile, personalizzato, preciso e onesto. Se l’ultima caratteristica non vi piace, vi basterà aggiungere altre cinquecento euro al mio compenso.

Vi assicuro che recupererete l’investimento in pochissimo tempo, perché grazie ai miei annunci troverete dipendenti che porteranno celere e certo profitto all’azienda.

Contattatemi da mattina a sera, soprattutto ore pasti, che è quando ho più fame.

Astenersi micragnosi.

Per scrivere al culturista: ilculturistafoligno@gmail.com

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