Parole e Idee

La rimozione della guerra

Un commento sulla situazione Russia-Ucraina, di Matteo Santarelli.

#paroleeidee #guerra #putin
Di Matteo Santarelli
In foto: Vladimir Putin.


Al momento attuale, non sono noti né prevedibili gli esiti dell’escalation della tensione tra Russia e Ucraina. Non sappiamo se ci sarà una guerra, se gli scontri si limiteranno a delle scaramucce di confine, oppure se tutto si risolverà nella ormai nota strategia di tensione psicologica, morale ed economica che contrappone Russia e Stati Uniti. Una cosa è certa: la voglia di parlare della guerra è decisamente scarsa.

Il paragone con la seconda guerra in Iraq del 2003 è piuttosto significativo. All’epoca la preparazione dell’iniziativa militare a guida americana fu l’oggetto di una vera e propria battaglia delle idee. Una battaglia che occupava le prime pagine dei giornali, con gli ormai noti interventi di Oriana Fallaci, le risposte degli esponenti dei movimenti pacifisti, gli interventi di Michael Walzer sulla guerra giusta e i suoi limiti. A prescindere dai torti o dalle ragioni, c’erano appunto tesi, ragioni, argomenti più o meno fallaci – gioco di parole non voluto, scusate. Pur in un clima piuttosto acceso e di grandi manifestazioni di piazza – tre milioni di partecipanti a Roma nel febbraio 2003 – si portavano avanti posizioni nette, ma anche relativamente complesse. Ad esempio: si poteva affermare che la guerra in questione fosse sbagliata, senza con ciò prendere grottescamente le parti di Saddam Hussein.

Di fronte alla possibile guerra in Ucraina, gli interventi sono invece pochi, di scarsa qualità, e grottescamente di parte. Da un lato, i filo-atlantisti senza se e senza ma, totalmente privi di argomentazioni, del tutto disinteressati alle ripercussioni di una guerra che sembra molto lontana dagli interessi italiani, europei e – se permettete il termine – “popolari”. Da un lato, un drappello di grottesche posizioni “filo-Putin” da destra e da sinistra – quest’ultime legate all’improbabile proiezione dell’ideale sovietico nell’attuale Russia putiniana. Troppo poco per poter parlare di una vera e propria guerra delle idee. 

Perché questa assenza? Perché pensiamo che la guerra a due passi da noi sia ormai inconcepibile? Possibile. Perché tutte le nostre energie psichiche sono orientate alla fine della pandemia? Probabile. O forse perché manca la cultura politica per poter trattare un tema di rilievo internazionale attraverso idee e argomentazioni? Perché ormai l’unica modalità di attivazione del nostro interesse politico è l’indignazione, e l’adesione a cause unilateralmente “buone” che ci risparmiano la fatica di dover dare ragioni a noi stessi e agli altri? Purtroppo, quasi sicuro.

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