Dossier Scuola

I cento anni di Mario Lodi

I cento anni di Mario Lodi. "Per questo, nel giorno del suo compleanno, noi adulti faremo silenzio"

#scuola #contributipedagogici
Di Luciana Bertinato
In foto: Mario Lodi


Il 17 Febbraio Mario Lodi compirà cento anni! Declino il verbo al tempo futuro poiché il maestro del Vho è e sarà sempre tra noi.  Le tracce che ha lasciato “a chi vuole continuare” la sua rivoluzione silenziosa sono molteplici: i tanti libri scritti per gli adulti e i bambini, le lettere della corrispondenza con le classi, le foto, i giornalini scolastici, le poesie, la biblioteca di lavoro, gli acquerelli che amava dipingere e i numerosi articoli, appunti e filmati in bianconero, a cominciare dallo straordinario documentario Partire dal bambino, girato nel 1979 da Vittorio De Seta sulla sua esperienza educativa. Un patrimonio ricchissimo al quale si può attingere a piene mani, basta essere curiosi come lo era lui, come lo sono tutti i bambini e le bambine quando scoprono il mondo. 

La sua lunga vita è stata contraddistinta da un impegno costante, tenace, quotidiano a favore dell’educazione, da una profonda attenzione nelle relazioni con maestri e genitori, dall’interesse verso la cultura del territorio padano, dalla passione e dalla condivisione nella ricerca di metodologie, tecniche e linguaggi adatti a promuovere lo sviluppo completo del bambino. Ci sono nella vita di Mario Lodi alcune date che indicano passaggi fondamentali delle sue scelte educative e culturali. Divenne maestro proprio il giorno in cui Benito Mussolini dichiarò l’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940. Quando in seguito, nel 1948, cominciò a insegnare, nella piccola scuola di campagna di San Giovanni in Croce (Cremona), conosceva soltanto il modello della scuola fascista nella quale si era formato: una scuola trasmissiva, autoritaria, fondata sul timore e i voti, la disciplina e la passività degli scolari sottomessi al motto “credere, obbedire, combattere”. Ben presto, proprio osservando i bambini di quel mondo padano che conosceva bene, figli di contadini e operai di umili origini, Mario entrò in crisi rispetto a quel modello di fare scuola e pensò addirittura di abbandonare l’insegnamento. «Il nostro problema – scriveva a quel tempo – era portare i valori della Costituzione nella pratica della scuola italiana del dopoguerra uscita dal fascismo». Fortunatamente, nel 1952, è l’incontro con un suo alunno, figlio di un contadino che gli chiede di disegnare il padre mentre munge una mucca, ad accendere in lui l’idea che i bambini dovessero essere protagonisti nel processo di apprendimento. E’ questa intuizione, rafforzata dallo scambio con Giuseppe Tamagnini e i maestri del Movimento di Cooperazione Educativa nel convegno del 1954 a San Marino, a convincerlo della possibilità di cambiare la scuola attraverso la sperimentazione di metodologie e tecniche didattiche basate sulla pedagogia di Celestin Freinet. La cooperazione tra insegnanti lo spronò nell’introdurre a scuola alcune tecniche innovative: la tipografia e la stampa del giornalino, la scrittura collettiva, il calcolo vivente, la ricerca sul campo, la corrispondenza con altre classi. 

In quel contesto nacque la scrittura di Cipì, prodotto di un lavoro collettivo, e successivamente di altri libri che narrano storie scritte insieme ai bambini sulla base delle loro esperienze: Bandiera, La mongolfiera, Il mistero del cane, Il soldatino del pim pum pà e molte altre. Dare libertà di espressione ai bambini perché “Insegnare a parlare significa insegnare a pensare”, scriveva nella scuola del Vho, dove si era trasferito nel 1956 trasformando la classe in una piccola comunità democratica. Nel 1963 uscì il suo primo diario di maestro, che l’editore Einaudi intitolò C’è speranza se questo accade al Vho, un successo editoriale che raccoglie le esperienze didattiche realizzate dal 1951 al 1962. In quell’anno avvenne un altro incontro fondamentale: Mario si recò nella scuola di Barbiana, dove insegnava don Lorenzo Milani. Dal confronto di idee tra due maestri così diversi prese avvio una corrispondenza feconda che spronerà il priore a scrivere con i suoi alunni la celebre Lettera a una professoressa. In seguito, nel 1971, uscì Il paese sbagliato, nel quale mise in evidenza con chiarezza una scuola attiva, democratica, fondata sui valori della Costituzione. 

Cipì

Proprio negli anni ’70, ricchi di fermenti culturali e di educatori straordinari come Manzi, Milani, Ciari, Malaguzzi e Rodari, ho iniziato la mia collaborazione con lui attraverso la corrispondenza scolastica. Nella mia piccola scuola a tempo pieno stampavamo Caro sole, un giornalino che i bambini gli spedivano ogni mese accompagnandolo con una lettera. Per noi insegnanti del MCE la stampa del giornale non erano solamente tecniche didattiche da sperimentare, ma un vero e proprio esercizio di democrazia diretta, un modo concreto di esercitare la cittadinanza attiva. Lodi leggeva i testi dei bambini e trovava sempre il tempo per risponderci. “Io da voi imparo tante cose”, scriveva ai miei alunni ed essi pensavano che fosse uno scherzo perché la gente crede che i maestri a scuola ci siano per insegnare, non per imparare. Mario invece imparò dai bambini con gioia e semplicità, giorno dopo giorno, in tutta la sua lunga vita. Ai miei scolari che gli inviavano i giornalini, chiedeva idee: “Valentina mi invita a scrivere altri racconti con gli animali protagonisti. Lo farei volentieri se avessi un’idea brillante, bella, non copiata dai cartoni animati o da altri libri. Perché non mi aiutate voi a cercare un’idea originale? Che ne dite, proviamo?”. Attingevamo ispirazione dalle sue lettere e dalle esperienze racchiuse nei 127 libretti della Biblioteca di lavoro pubblicata dall’editore Manzuoli. Il maestro era generoso: incoraggiava, suggeriva proposte di lavoro, poneva domande e ci donava ricordi preziosi, come quelli racchiusi in una lettera del 2001: “Cari amici, ho ricevuto Briciole, il vostro bellissimo giornale, e mentre leggevo i pensieri ho ricordato fatti di quand’ero bambino”. La descrizione delle foglie colorate di Giacomo gli hanno rammentato un gioco: “Vicino alla mia casa c’era un ruscello con l’acqua che scorreva. Al ponticello della ferrovia posavo sull’acqua le foglie colorate come se fossero corridori e poi correvo al ponticello più lontano, dove immaginavo che fosse il traguardo e lì vedevo chi vinceva. Questo gioco lo facevo da solo, ma anche con mio fratello e con gli amici. Ognuno aveva la sua bella foglia colorata e la seguiva durante la corsa incitandola fino alla fine”. La pioggia autunnale, che il piccolo Silvano vedeva come un dono, rievocò nella mente del maestro un episodio della prima guerra mondiale: “Durante la ritirata di Caporetto, mio padre camminò per molti giorni sotto una pioggia sottile e continua che infangava le strade e inzuppava gli abiti. Quando in autunno cade la pioggia sottile io penso a lui soldato che fuggiva per non farsi prendere prigioniero e soffriva per il freddo, la fame, la stanchezza e le vesciche ai piedi”. A Chiara che pensava lo spazio come un mondo grande, scrisse: “La stessa cosa provavo nelle sere d’estate, quando giocavamo a nascondino nei cortili. A volte dal nascondiglio alzavo lo sguardo verso il cielo e lo vedevo pieno di stelle. Milioni di stelle che mi facevano pensare a un mondo grande, infinito. Anche oggi il cielo stellato mi fa pensare a come siamo piccoli di fronte all’universo e come siamo stupidi a rovinare la bellissima stella sulla quale siamo nati”. 

Mario ci ha insegnato a osservare i bambini, ad ascoltarli nel rispetto dei tempi naturali di ciascuno, a dialogare durante la conversazione prestando cura alle parole e al silenzio, a valorizzare le intelligenze e i linguaggi espressivi, a dare senso a ogni attività fondandola sull’interesse. Ha dato voce ai bambini come nessun altro maestro aveva fatto prima di lui. Per questo, nel giorno del suo compleanno, noi adulti faremo silenzio: parleranno i bambini e le bambine delle scuole italiane e saranno tanti Cipì coraggiosi e felici !

(Diretta on line: ore 10:30 al link https://fb.me/e/307l81b98 ). 

Buon compleanno maestro mite, coraggioso, pacifico!

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