Storia e Memoria

Borghesi

Interpellato in proposito dai suoi corrispondenti romani, il nostro inviato scatta una foto di gruppo dei più eminenti rappresentanti della borghesia cittadina sul principiare degli Anni Venti. Come si atteggeranno rispetto alla marea montante del fascismo si vedrà meglio nei prossimi numeri, ma qualche segno già si può cogliere. Buona lettura.

Cent’anni fa, a Foligno. Dal nostro inviato nel XX secolo/14

#storiaememoria
Di Fabio Bettoni
In foto: Il Casale in Fiamenga


    Foligno, 13 febbraio 1922. Ai Redattori di “La Lotta Socialista” (Roma). In forma privata rispondendo alla mia ultima corrispondenza, avete richiesto un profilo della borghesia folignate, poiché vi ha molto colpito l’invettiva antiborghese dei capoccia fascisti urlata durante la loro adunata del 2 ottobre 1921 in risposta ai “fatti di Modena” del 26 settembre. Anticipai nel mio scritto che la borghesia nostrana fu lo strato sociale-elettorale che condusse al successo l’Alleanza Nazionale in occasione delle Politiche del 15 maggio di quell’anno; e che, pertanto, le concioni dei fasci sputate in detta adunata erano un puro pretesto, buone soltanto a far salire il consenso di coloro i quali ancora oscillano, stentano ad abbandonare gli antichi ormeggi. Non devo, tuttavia, far notare a voi che c’è borghesia e borghesia, e che gli strati interni ad essa vanno correlati all’assetto strutturale del contesto. Ora, considerato che il capitalismo italiano, nonostante l’accelerata industrializzazione indotta dall’ultima guerra, realizza i processi di accumulazione ancora su prevalenti basi agricolo-industriali, che profili ne deriveranno in termini di articolazione interna alla classe borghese? Soprattutto in aree periferiche come quella nostra? Inoltre: quali processi potranno mai modularsi in detta compagine sociale là dove, come nel caso di Foligno, il processo di accumulazione per l’industria ha trovato il proprio impianto sulla terra (rendita fondiaria), l’agricoltura colonico-mezzadrile e le attività collaterali alle dinamiche economiche attivate del capitale esterno (Carburo e Derivati; Società italo-belga Zuccheri) e dall’intervento diretto dello Stato (Carnificio in Scanzano; impianti ferroviari)?

     Per entrare in medias res, prendiamo un caso recentissimo, quello del cavaliere avvocato Angelo Trasciatti. Borghese eminente, è morto il 7 dicembre scorso, all’età di 59 anni, si dice a séguito di una “penosa malattia” (si veda l’articolo “in memoriam” su “La Vita”). Nato nel 1862, frequentò il celeberrimo Collegio Tolomei in Siena, conseguì brillantemente la laurea in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, aprì uno studio molto rinomato in Firenze, poi, a 38 anni si sposò, ma ben presto gli morirono la moglie e l’unico figlio (ignoro totalmente chi fossero). Presente sulla scena pubblica da molti lustri, esordì nel 1889 quando si candidò al Consiglio Comunale in un cartello di Democratici, capeggiati da Domenico Roncalli Benedetti e Francesco Fazi, e di Monarchici del Circolo del Progresso, sodalizio fondato da Serafino Frenfanelli Cibo, dialogante in séguito anche con i Socialisti ufficiali, anzi collaborativo con questi ultimi (dal 1895 al ’99) nell’Unione dei Partiti Popolari reggente le sorti del Comune di Foligno. Il Cavaliere, aderendo al Circolo del Progresso, fu eletto consigliere comunale in più consultazioni tra il 1889 e il ’99, con risultati personali di altissimo esito (il più clamoroso nel ’95: 1.574 voti), fu assessore del Comune (1889) e consigliere provinciale (1889-95); passato alla Democrazia radicale tornava ancora al seggio consigliare folignate per due mandati: 1909-14; 1914-20. 

La Vita, 10 Dicembre 1921

     Rinnovò così una storica frequentazione municipale: del fratello Cesare (1860-98): consigliere, assessore e sindaco; del padre Alessandro seniore consigliere (1815-95), del nonno Angelo seniore consigliere anch’egli (not. 1807-49; fu quest’ultimo ad acquistare e ad ingrandire negli anni 1807-11 il palazzetto in via Cesare Agostini). Nominato dal Comune nell’organo amministrativo della Congregazione di Carità (1891-96), il Cavaliere ne divenne presidente tra il 31 agosto 1918 e il 4 settembre ’19. In ambito sociale, va ricordata la sua “militanza” nella Società Operaia di Mutuo Soccorso, appartenendone stabilmente al Comitato dei Sindaci Revisori; e la vicepresidenza della Pubblica Assistenza “Croce Bianca”, assunta il 29 maggio 1920 ed espletata fino al momento della morte. Associazione, quest’ultima, cui ha devoluto 500 delle 8.200 lire destinate a lasciti benefici. Una somma complessiva che include con queste, le 500 lire donate rispettivamente alla Mutuo Soccorso, agli orfanotrofi maschile e femminile, all’Istituto Denti, ai poveri del rione, al Ricreatorio Comunale, agli Orfani di guerra e alla Società dei Mutilati e Invalidi di guerra; le mille lire donate rispettivamente agli ospedali di Foligno e di Bevagna, all’Istituto Palestini e all’Asilo Infantile “Giuseppe Garibaldi” nella nostra città; le 200 alle Dame di Carità di San Vincenzo de’ Paoli.

     Tornato stabilmente in Foligno, si dedicò all’agricoltura, in particolare all’industria apistica, enologica e olearia. Il compagno geometra***, cui devo una parte delle notizie fin qui esposte, ha effettuato su mia richiesta un po’ di visure catastali all’Ufficio Tecnico di Finanza; quelle possibili: giacché l’ammasso delle carte è lì indescrivibile; ed ha rilevato che il patrimonio fondiario del Cavaliere si attesta sui 64 ettari tutti nella piana assai ubertosa circostante la nostra città. Secondo il perito, si tratta di una quota del patrimonio fondiario del padre Alessandro seniore, sulla cui estensione ho soltanto il dato del 1879, ovvero 216 ettari; a sua volta un ampliamento rilevante rispetto al pur ragguardevole contingente di 72 ettari denunciato dal padre Angelo seniore nel 1833. Un patrimonio quello dei Trasciatti (nella quota maggiore passato a Cesare) pressoché totalmente in pianura (basti pensare al casale di Fiamenga), arricchito via via da mulini per olive e per cereali, con impianti molitori anche dentro le mura della città, ove si trova il palazzone Trasciatti a più livelli, orrendo monumento alla bruttezza. Si spiegano con questa appartenenza alla possidenza agraria la sua partecipazione al Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio di Foligno (1905-17), e la presidenza (in date che mi sfuggono) del Comizio Agrario Circondariale.

     Un agrario, il nostro Cavaliere? Un grande proprietario terriero? Certamente un esponente dell’alta borghesia folignate. Le definizioni, tuttavia, sono problematiche. Almeno da noi: tant’è che l’unico modo per dirne è quello di rimanere ai dati di realtà. Nel 1915, in giugno, lessi sui giornali di una riunione tenutasi in Municipio per “il regolare e tempestivo raccolto dei cereali”: si era all’inizio della guerra. Intervenne anche il nostro Trasciatti insieme al dottor Arturo Buffetti la cui possidenza apparteneva alla moglie Maria Antonini Berardi: il padre di lei, Decio, nel 1888 intestava 142 ettari di terra (senza contare i beni rustici nel vicino comune di Sellano) e a quanto pare notevoli variazioni non sono intervenute nel frattempo. Era presente il dottor Fabrizio Ceccaroni Morotti successore di Leandro Mazzagalli Morotti il quale nel 1872 denunciava 250 ettari: il patrimonio sembra sia giunto fino a noi in modo consistente ivi compresa la piccola ma eccellente tenuta di Navello. All’incontro presenziò anche Domenico Clarici, il quale sarebbe morto nel 1917 (“fu altrettanto benemerito dell’agricoltura e dell’industria ed il suo Oleificio nel quale profuse tante cure, è giustamente ritenuto tra i migliori d’Italia, il primo forse dell’Umbria nostra”, cosi la “Gazzetta di Foligno”): ebbene, con il padre Pietro (presidente della locale Cassa di Risparmio, ormai anziano, ma indistruttibile), godeva di una massa fondiaria che nel 1914 era stimata in 163 ettari. Non poteva mancare Alessandro Girolami, l’azienda del quale trae origine dal padre Francesco (già consigliere, assessore e sindaco di Foligno), il quale nel 1879 dichiarava 166 ettari di terra in pianura. C’era Giovanni Sorbi che nel 1908 accatastava 123 ettari di fondi rustici. Tra i presenti, si vide Ferdinando Zappelli, affittuario della grande tenuta di Casevecchie, sempre nella piana, possedimento che nel 1907 si estendeva per 555 ettari allorché ne era ancora titolare il principe Rodolfo Boncompagni Ludovisi (il quale “non disdegnò che i cattolici lo portassero proprio rappresentante al Comune”: così l’ineffabile “Gazzetta” nel necrologio del 1911). E vi fu anche un rappresentante dell’Azienda Agraria Odoardo Schmitz, che al villaggio di Cave nella piana, detiene in affitto una quota fondiaria assai cospicua appartenuta ai Candiotti (83 ettari nel 1872, titolare Vincenzo Maria). A corona, vanno segnalati altri “possidenti” tra coloro che erano presenti alla riunione del 1915, quali: Luigi Angelucci Mori, Luigi Bertuzzi, Ulisse Casalini, Damiano Damiani, Italo Francalancia, Angelo Giuliani, Antonio Maiolica Gentili Spinola, Sebastiano Marcantoni, Alfredo Massenzi, Alessandro Mercurelli Salari, Ruggero Mercurelli Salari (fratelli, gli ultimi due, di Barbara, vedova di Cesare Trasciatti e dunque cognata di Angelo), Domenico Micheli, Giovanni Battista Nardone, Eugenio barone Novellis, Severino Pandolfi, Gaetano Rossetti, Romualdo Salvi, Ferdinando Sciancamerli, Giuseppe Ubaldi. Possidenti con buone “pezzature” patrimoniali, ma di entità assai minore.  

     Tra tutti i personaggi menzionati, Girolami richiede qualche riga in più. Consigliere del Comizio Agrario e della Cattedra Ambulante di Agricoltura, reputato il più quotato “possidente” del Folignate (“le ardite e benemerite iniziative nel campo agricolo, l’illuminata attività, giustamente lo innalzano fra gli eletti dell’Agricoltura”: si veda la “Gazzetta” dell’estate del ’21, quando divenne cavaliere della Corona d’Italia), durante la guerra fu determinante per l’approvvigionamento granario. Nel 1916, insieme a Novellis ed in rappresentanza del Comune di Foligno, diventò consigliere della Cassa Agraria Mandamentale, presieduta da Eugenio Trampetti, vice-presidente della Cassa di Risparmio e delegato del Prefetto, con i consiglieri Giovanni Sorbi e Giuseppe Ubaldi delegati degli agrari. Girolami fu tra i promotori della Cassa, dei quali darò i soli nomi principali: Casalini, Massenzi, Novellis, Rossetti, Sciancamerli, Sorbi, Ubaldi. Nel novembre del 1917, fu eletto presidente del neonato Consorzio Agrario Cooperativo (inneggiandosi a lui “vera figura di agricoltore sul quale vanno senz’altro riposte le più ampie fiducie dell’istituzione novella”, così su “La Rosa dell’Umbria. Giornale di Agricoltura Pratica” che ne dava notizia). Nel 1919, si rese protagonista di due fatti salienti: la mediazione (11 luglio) riuscita con il Sindacato Contadini Umbri (di matrice clerico-moderata), per la modifica del patto colonico-mezzadrile (cui fece buon viso la stessa Federazione dei Lavoratori della Terra), e la fondazione (27 agosto) dell’Associazione Agraria. 

     La morte di Angelo Trasciatti non significa la fine del suo casato. Non soltanto per i legami matrimoniali delle signore Trasciatti, ma per la molto attiva presenza di Alessandro giuniore, figlio di Cesare il fratello del defunto. Del rampollo, sappiamo essere sindaco revisore supplente al Consorzio Agrario Cooperativo sin dalla fondazione del 1917. Ma non si dimentichi che il 23 gennaio 1921 se ne andò a Perugia con altri due folignati a fondare il fascio in quella città. È stato il primo esponente della borghesia folignate a farsi pubblicamente nero.

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