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Festa di Scienza e Filosofia 2022, uno sguardo aperto tra presente e futuro, finalmente di nuovo in presenza

Comincia oggi pomeriggio, con un intervento di Maria Cristina Messa, Ministra dell’Università e della Ricerca, l’undicesima edizione della Festa di scienza e filosofia. Pubblichiamo in anteprima l’intervista al prof. Pierluigi Mingarelli, direttore del Laboratorio di scienze sperimentali, realizzata da Alessandro Sorrentino per il numero che uscirà il 25 aprile.

#scienza #cultura
Di Alessandro Sorrentino
In foto: La locandina della XI Festa di Scienza e Filosofia.


Giunge alla sua undicesima edizione la Festa di Scienza e Filosofia che in questo 2022, dopo due anni di pandemia, torna a tenersi nella sua formula originaria, cioè in presenza. Più di 160 conferenze, 151 relatori, per una quattro giorni all’insegna della conoscenza e dell’approfondimento scientifico e filosofico.      
Si aprirà ufficialmente oggi pomeriggio alle 16.00, nella Sala Antonelli, con la Ministra dell’Università e della Ricerca Maria Cristina Messa che presenterà in intervento sullo stato della Ricerca Scientifica in Italia, alla presenza delle Istituzioni regionali, cittadine e accademiche.
Tanti i temi affrontanti in questa edizione: cambiamento climatico, salute e sanità, geopolitica, nuove tecnologie, viaggi interplanetari, esplorazione dello spazio, fisica quantistica e tanto altro ancora. Non mancano momenti di riflessione anche sul conflitto russo-ucraino e sulle sue conseguenze nel mondo scientifico.    
Sedicigiugno ospita una breve intervista al Professor Pierluigi Mingarelli, direttore del Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno, ente promotore della Festa di Scienza e Filosofia.

Professor Mingarelli, Festa di Scienza e Filosofia torna nella sua formula originaria, cioè in presenza, dopo due anni di una pandemia che è comunque ancora in corso. Quanto è importante questa ripresa, evidente anche dal titolo dell’edizione “Riprendiamo il cammino. La scienza, il nuovo sviluppo, il pensiero libero”, e quanto è importante essere giunti all’undicesima edizione?           

«L’importanza di riprendere il cammino è condivisa dalla totalità dei soggetti, pubblici e privati che, a vario titolo, hanno un ruolo nella società e che svolgono il proprio lavoro. Noi abbiamo usato la prima persona plurale del verbo riprendere perché riteniamo che in questa situazione, ancora di più in virtù di ciò che sta succedendo in Ucraina, serva un’unità, una cooperazione internazionale. Non c’è nessun paese, nessuna organizzazione, nessun individuo che da solo possa pensare di riprendere il cammino, questo dovrebbe essere un invito agli Stati a cambiare modo di fare, ad accordarsi fra di loro sui problemi fondamentali dello sviluppo, della crescita e della giustizia sociale.     
Festa di Scienza e Filosofia arriva all’undicesima edizione, un risultato che di certo non era scontato per un’iniziativa che ha al centro due settori di certo non redditizi quanto altri e che si svolge in una città grande per l’Umbria ma non grandissima per l’Italia, dove c’è una presenza marginale di corsi universitari. Le cause di questa continuità, di questo successo, sono varie ma su tutte credo che prevalga il grande interesse riscontrato fra i cittadini sui temi affrontati di anno in anno dalla Festa, nel senso che a gran parte dei folignati piace sapere e approfondire, seppur in termini generali, le questioni e gli argomenti che vengono sottoposti durante questo appuntamento perché questi riguardano il benessere e la vita di tutti i giorni».

Attualità mi sembra, ancora una volta, la parola chiave di questa edizione della Festa. Scorrendo tutte le presentazioni delle conferenze si rimane sorpresi nell’osservare quanto ognuna di esse, anche la più impensabili, mantenga un filo rosso con l’oggi, attraverso riflessioni sul tempo presente e con analisi rivolte verso il futuro della nostra società. La stessa questione della Guerra in Ucraina, da lei citata, può considerarsi uno dei temi di questa edizione, non solo per la presenza della Dottoressa Bannikova ma anche per le iniziative dedicate alle conseguenze del conflitto sulla cosiddetta Science diplomacy.

«Questo carattere d’attualità della Festa è strettamente legato a ciò che è la scienza. Certamente la scienza è frutto di un lavoro del passato; tuttavia, essa affronta i problemi dell’oggi e soprattutto costruisce ipotesi di futuro. Basti pensare alla scienza che si occupa di spazio o di viaggi interplanetari, oppure la scienza che si occupa dei nuovi materiali o di intelligenza artificiale. Certo, quello della scienza è uno sguardo aperto sul presente ma ha fortissime proiezioni verso il futuro. D’altra parte, uno dei capisaldi del modus operandi del Festival di Scienza e Filosofia è parlare della scienza come l’unico strumento che abbiamo per prevedere e prevenire il futuro, ovviamente si tratta di uno strumento non assoluto e senza dubbio parziale. Non è detto che ciò che la scienza prevede si verifichi ma, ripeto, essa è l’unico mezzo con il quale possiamo provare a prepararci al meglio per quello che verrà.

Sul tema della Guerra in Ucraina, in particolare sul tema della pace, invece, vorrei tornare. Per chi appartiene alla mia generazione era impensabile, fuori da ogni logica, che si potesse assistere ad una guerra di questo genere, si pensava che l’equilibrio, ancorché non assoluto, raggiunto nei rapporti fra le Nazioni più importanti del mondo fosse tale da far procedere verso soluzioni pacifiche nella risoluzione delle controversie. Questo mi preoccupa e impone delle riflessioni necessarie e impone in particolare di rivedere alcune valutazioni. Mi auguro che questa sia l’ultima volta e spero che quanto sta accadendo non possa costituire un esempio di un modo di fare accettato e recepito anche da altre potenze europee. La speranza è che Putin volga la sua azione per portare il suo paese non nel gruppo delle nazioni forti ma nel gruppo delle nazioni democratiche. Questo è l’aspettp principale di tutta vicenda».

Un aspetto centrale della Festa di Scienza e Filosofia è sicuramente la collaborazione e il coinvolgimento con le scuole del nostro territorio, cosa può dirci a riguardo?

«Intanto tutte le scuole di Foligno sono socie del Laboratorio di Scienze Sperimentali, quest’ultimo è di proprietà delle scuole. Gli istituti scolastici folignati partecipano e decidono sull’essenza della Festa di Scienza e Filosofia. Accanto a questo aspetto di carattere istituzionale e statutario ve ne è un altro, cioè il fatto che gli studenti delle scuole folignati nell’ambito dei vari istituti riferibili all’Alternanza Scuola-Lavoro non solo sono stati presenti, ma hanno svolto vere e proprie attività organizzative. La Festa di Scienza e Filosofia ha un patrimonio di più di 800 conferenze registrate che equivalgono, in sostanza, ad una Biblioteca aggiornata di libri scientifici, queste conferenze sono state inserite nel sito di Festa di Scienza e Filosofia dai giovani. Gli studenti sono stati gli ambasciatori della Festa, nel senso che la loro attività è stata anche quella di scrivere e costruire contatti con i vari relatori, ponendo loro delle domande, chiedendogli chiarimenti e quindi hanno avuto il compito di annunciare ogni anno l’evento che si sarebbe svolto di lì a qualche mese. Gli alunni delle scuole superiori folignati, inoltre, hanno svolto lavori di accoglienza dei relatori al pubblico nelle sale a loro riservate.      
Il legame con i giovani e con le scuole è un valore costitutivo della Festa, l’impegno degli studenti è sempre stato materialmente visibile, perché questi hanno sempre svolto delle funzioni in diretto contatto con il pubblico.    
L’impegno degli studenti è stato molto prezioso per la Festa di Scienza e Filosofia, così come la Festa è stata a sua volta preziosa per gli studenti, avendo dato loro la possibilità di sentirsi a proprio agio a contatto con persone lontane dalla loro età, superando così forme di timidezza o di riverenza e aumentando la loro autostima. E poi, nel sentire parlare sempre di argomenti scientifici si creano le condizioni per una predisposizione particolare dei giovani verso questi temi».

In maniera molto significativa questa edizione della Festa verrà aperta da Maria Cristina Messa, Ministra dell’Università e della Ricerca, che proporrà una riflessione sullo “Stato e le prospettive della ricerca italiana”. Anche altre conferenze, inevitabilmente, affronteranno da diverse angolazioni la questione. Quanto è stato necessario per la Festa riflettere sulla Ricerca scientifica, anche dopo i due anni di pandemia che ci hanno dimostrato come mai prima d’ora l’importanza di questo campo?

«La presenza della Ministra Messa è un fatto molto importante per la nostra iniziativa. Questa edizione ha tre sottotitoli: “la scienza, il nuovo sviluppo, il pensiero libero”. Essi rappresentano il tentativo di mettere insieme due fattori: il primo è la risposta della scienza; la pandemia ci ha dimostrato la grandissima importanza che essa detiene, in pochissimo tempo sono stati garantiti dei vaccini, senza i quali non saremmo mai arrivati a questo punto, ci sarebbero state molte più vittime, avremmo avuto più disorganizzazione, periodi più lunghi di lockdown; il secondo è il tema della necessità dell’intervento dell’uomo, attraverso la politica degli Stati e l’azione di varie organizzazioni, nell’affrontare il problema del cambiamento climatico generale, della rilevante accelerazione di questo problema negli ultimi anni. Come si mitiga il cambiamento climatico? Con un nuovo sviluppo, non basato più sui combustibili fossili, né su quelle pratiche produttive che comportano produzioni di rilevanti gas serra nell’atmosfera. Tutto ciò si può mettere in pratica solo attraverso una nuova visione sociopolitica e socioeconomica dello sviluppo che deve avere alla sua base delle conquiste scientifiche. Da questo punto non si può sfuggire.

Vi è poi il pensiero libero, la scienza dà un importante contributo a questo, il fatto stesso che si utilizzi il metodo scientifico galileiano ne è una dimostrazione. Ragionando su ciò che vediamo e su ciò che siamo stati in grado di elaborare siamo liberi, al contrario se noi formuliamo i nostri convincimenti in base a quanto ci dicono gli altri, chiunque essi siano, non siamo liberi. Si è liberi solo nel momento in cui il pensiero è frutto di un procedimento razionale. L’emotività certo ha un posto nel cuore, ma non deve essere uno strumento di decisione. Lo strumento decisionale e di progresso, quindi anche di posizione individuale, nasce solo attraverso la scienza».

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