Scuola

Formarsi per insegnare

“Un cattivo insegnante dimentica di essere stato uno studente. Un bravo insegnante ricorda di essere stato un studente. Un ottimo insegnante sa di essere ancora uno studente!” (M. Giaquinto)

#scuola
Di Emanuela Cecconelli
In foto: La scuola media Carducci.


Questa massima, ben nota a chi lavora nel mondo della scuola, è il presupposto che dobbiamo tener presente ogni volta che parliamo di formazione rivolta ai docenti. È innanzitutto un invito a non ritenere concluso il nostro percorso di apprendimento, a non considerarci mai “arrivati”, ad affrontare il lavoro dell’insegnante come una straordinaria, quotidiana palestra di confronto costruttivo con i nostri allievi. E’ poi, in modo più specifico, un richiamo alla cosiddetta “formazione permanente”, cioè all’insieme dei processi di apprendimento che si verificano dopo la prima fase di formazione scolastica, volti ad arricchire conoscenze, capacità e competenze per una crescita professionale e personale, e quindi finalizzati anche a renderci più consapevoli del nostro ruolo; in inglese si usa l’espressione Lifelong learning, che in questo caso comunica in modo più efficace come il processo formativo debba alimentare e sostenere tutto il percorso vitale di un individuo. Di ciascun individuo, e ancor più di chi si muove nell’universo della scuola, l’ambiente che fa dell’apprendimento il suo fulcro e la sua ragion d’essere.

Negli ultimi due anni scolatici, con la professoressa Maria Teresa Fastellini prima e il professor Fabrizio Zappelli poi, mi sono occupata della Funzione Strumentale della Formazione Docenti presso l’Istituto Comprensivo Foligno 2; insieme ci siamo chiesti come rendere questo compito concretamente utile a tutti gli insegnanti della scuola.  Durante lo scorso anno abbiamo deciso di organizzare una serie di lezioni online, sincrone e asincrone, tenute da docenti del nostro stesso Istituto, perché riteniamo che sia importante valorizzare e sfruttare al meglio le risorse interne, per offrire un canale di comunicazione delle competenze acquisite da alcuni di noi in percorsi di formazione scelti individualmente, ma anche per condividere buone pratiche didattiche ed educative che abbiamo avuto modo di sperimentare con gli alunni. Abbiamo poi portato avanti un lavoro di selezione e segnalazione di corsi di aggiornamento e incontri formativi online promossi da enti accreditati per la formazione dei docenti, comunicati ai colleghi tramite specifiche circolari e attraverso il corso di Classroom nella piattaforma G-suite della scuola. In particolare, quest’anno scolastico ci siamo orientati verso la scelta di una proposta formativa tuttora in corso, tenuta da Stefano Rossi, un formatore che abbiamo già avuto modo di conoscere in passato perché la collega Annalisa Nunzi, nel corso dell’anno scolastico 2017/18, ha organizzato per noi un incontro in presenza sull’apprendimento cooperativo secondo il cosiddetto “Metodo Rossi”, che è risultato estremamente interessante e coinvolgente. Per quest’anno, dopo aver consultato la Dirigente Morena Castellani e i colleghi, abbiamo scelto di seguire un modulo formativo che rientra nel percorso intitolato “Classi Tempesta” e che si concentra sul tema della gestione emotiva della classe per prevenire individualismo e conflittualità. In un periodo difficile per la scuola e per la società tutta, che ci ha costretti ad un isolamento fisico ed emotivo, abbiamo avvertito la necessità di un percorso formativo capace di ridare slancio al nostro ruolo, con l’obiettivo di individuare nuove strategie di approccio alle difficoltà di studenti che spesso ci appaiano confusi, disorientati, lontani. E noi insegnanti? Non nascondo che personalmente mi capita di vivere momenti di scoraggiamento, di stanchezza, a volte mi sento inadeguata, impotente, in affanno nel cercare di seguire i rapidi cambianti che la società ci impone e di adempiere alle tante mansioni che ci vengono richieste. Quando mi rendo conto di aver commesso un errore, sento tutto il peso della responsabilità che il mio ruolo professionale comporta. Confrontandomi con i colleghi, alcuni dei quali sono per fortuna diventati anche degli amici preziosi, mi sono accorta che non capita solo a me.

Non dobbiamo mai rinunciare a metterci in gioco; abbiamo la fortuna di poterlo fare entrando in relazione con i nostri alunni. Perché in effetti le lezioni migliori sono quelle in cui insegnante e studente apprendono insieme, in un percorso di scoperta che si dispiega nel corso di tutta la vita.

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