Scuola

Uno sguardo, una riflessione sulla formazione permanente.

"Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio". Il tema della formazione permanente trattato da Franca Rossi.

#scuola
Di Franca Rossi
In foto: Banchi di scuola.


Il tema della formazione permanente, strettamente correlato a quello dell’innovazione educativa, è al centro del dibattito di oggi, come di ieri. Lo stesso non ha ancora trovato una risposta organica, significativa, pur nella consapevolezza di tutti della necessità e dell’urgenza di dare corpo a soluzioni credibili e praticabili. Le difficoltà, a mio avviso, sono perlopiù riconducibili alla mancanza di armonizzazione e sintesi fra strumenti già esistenti (alcuni devono essere aggiornati) CCNL, Norme di Legge insieme ad un dovuto confronto aperto con i professionisti della scuola e le loro rappresentanze.

In questo momento, mi sento di suggerire con grande umiltà, di agire con meno azioni verticali concedendo autentici spazi di ascolto, confronto e prendendo in considerazione i suggerimenti presentati da parte delle associazioni di categoria. In questo particolare periodo il dibattito si è ampliato per l‘ imminente attuazione delle azioni previste dal PNRR per il rilancio della scuola in materia di reclutamento e formazione del personale scolastico.

La pandemia ha messo una lente di ingrandimento sul tema del reclutamento e della formazione continua del personale. Se prima della pandemia il sistema ha tenuto per la capacità di molti professionisti a fronteggiare con generosità nelle diverse situazioni (recupero personale per le supplenze, presenza dei docenti fin dall’inizio delle lezioni, tutoraggio nei confronti dei nuovi docenti da parte dei docenti esperti, coordinamento dei dipartimenti come supporto alla progettazione e alla riflessione…) nella situazione emergenziale le già evidenti criticità sono esplose, nelle loro diverse forme, mettendo in crisi il sistema scuola ed evidenziando la necessità di interventi immediati e strutturali. 

Sono chiari a tutti, da tempo, i problemi della scuola, non si cercano o non si trovano però soluzioni definitive, tante le riforme, poche portate a termine, la scuola da tempo vive della presenza di una eccessiva burocrazia che soffoca e distoglie l’attenzione dei professionisti dai reali compiti, quelli dell’educazione e della formazione degli studenti e delle studentesse e del loro orientamento come progetto di vita.  Nell’attesa che il tema della formazione permanente venga affrontato dai soggetti preposti con l’intenzione di trovare le necessarie soluzioni che soddisfino le parti interessate, vorrei soffermarmi sul significato della formazione permanente, inquadrandola in una dimensione di forma mentis, traducibile in disponibilità alla ricerca, al confronto, all’ascolto, come propensione continua al miglioramento, attitudini che dovrebbero sostenere ed arricchire la vita professionale e non solo, di tutti, a partire da una significativa formazione iniziale.

Personalmente ho sempre vissuto la scuola come una grande passione, alimentata dall’incontro con tante figure, che definirei “maestri”, che mi hanno consentito di vivere questo lungo percorso professionale, di quarantaquattro anni, con intensa partecipazione e dedizione. Devo ricordare che ho iniziato ad insegnare negli anni settanta; in quel periodo essere insegnanti significava entrare in stretto contatto con un intenso dibattito politico-culturale sulla scuola pubblica, gran parte delle innovazioni didattiche si sono maturate in quegli anni così come molte leggi innovative. 

La mia esperienza professionale da insegnante si è sviluppata tutta nella Scuola dell’Infanzia, una scelta, ed una sfida. Le motivazioni della scelta e della sfida le riconduco ad un ambiente educativo che poneva e pone quotidiani imprevisti utili a creare occasioni di continua riflessione e ricerca, unita alla costante esplorazione di una efficace comunicazione, interna ed esterna, finalizzata a far comprendere l’importante ruolo giocato dalla Scuola dell’Infanzia, allora Scuola Materna, nell’educazione e formazione delle bambine e dei bambini. Ricordo, a sostegno della prima motivazione le numerose sperimentazioni didattiche sostenute da percorsi formativi impegnativi in una situazione di continua ricerca-azione mentre, a sostegno della seconda motivazione, la preparazione minuziosa e accurata degli incontri con i genitori, i numerosi incontri di formazione comune, scuola e famiglia, condotti con gli esperti della USL e con le Associazioni Culturali del Territorio.

Profondo il convincimento, da parte dei protagonisti del progetto, di una scuola ancorata e aperta al suo territorio, che riteneva che l’educazione e la formazione degli alunni non si esaurisse nella famiglia e nella scuola, che fosse necessario costruire insieme una comunità,” per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio,” così come recita il famoso proverbio africano. Ritengo di avere acquisito in quegli anni tantissimi e significativi strumenti per la mia professione, che andavano ben oltre l’agire educativo in classe, scoprendo in realtà che si è sempre insegnanti, se si pensa a questa professione legata ad un dare e un ricevere come flusso continuo, generativo di nuove conoscenze, di nuove scoperte che arricchiscono di strumenti significativi la” valigia” della professione.

Mi sento di dover sottolineare che alla formazione permanente come forma mentis, deve unirsi la dimensione dell’etica della professione, che non può non tenere in debito conto la cura costante della propria formazione per essere in grado di supportare il successo formativo degli studenti, rispondere ai cambiamenti sociali e alle continue sfide, talvolta imprevedibili. Riprendendo un tema sopra citato, la pandemia e non solo, ha aperto nuovi scenari educativi e formativi che dovranno con lucidità essere indagati e gestiti, cercando di costruire delle cornici di senso che tengano conto delle innovazioni. La scuola non può sottrarsi ad un continuo esercizio di ricerca perché risponde ed è responsabile, per la sua parte, dell’istruzione e della formazione dei futuri cittadini.

La formazione, anche nel momento che viviamo, rappresenta una delle leve più importanti per governare i processi sottesi. La formazione, quindi, non deve essere relegata unicamente al percorso formativo appena intrapreso, non può essere ricondotta ad un atto formale, deve avere ricadute rilevanti sul piano professionale, sui processi di insegnamento/apprendimento strettamente connessi coi bisogni degli studenti. Tema centrale è la valutazione dei percorsi formativi, per capirne le ricadute. Ritengo che uno degli strumenti più idonei alla valutazione dei percorsi formativi e delle ricadute degli stessi, sia rappresentato dal processo di riflessione del singolo professionista e del gruppo in formazione. La riflessione, il più possibile condivisa, permette di cogliere gli aspetti positivi, favorire la diffusione dell’esperienza all’interno dell’organizzazione scolastica per riorientare i percorsi progettati o per dare vita a nuovi ambienti di apprendimento.  

Spero che si desuma da quanto esposto, che l’idea di organizzazione scolastica delineata è riconducibile alla Comunità che si prende cura e valorizza le risorse umane presenti e si organizza in funzione della circolarità e del confronto continuo delle esperienze. Il Dirigente Scolastico rappresenta una leva strategica, nel senso sopra descritto, nella costruzione di un ambiente attento ad offrire molteplici opportunità formative interne ed esterne e nel garantire un ambiente che faciliti e sostenga la crescita e lo sviluppo professionale, unitamente alla ricerca di una effettiva collaborazione con gli enti locali e le associazioni culturali del territorio per offrire una ricca opportunità formativa ai giovani studenti. È naturale, per concludere, sostenere che la formazione permanente deve interessare autenticamente tutti i professionisti che lavorano nella scuola, dobbiamo saper cogliere questa opportunità, il tema non può più attendere, deve essere affrontato con la massima attenzione e cura poiché le sfide che ci attendono sono davvero consistenti.   

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