La Città Invisibile

I giovani umbri vogliono “Una regione per restare”

La depressione economica umbra vista dai giovani. Assemblea dell'8 maggio e "Manifesto dei Giovani Umbri".

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Di Matteo Bartoli
In foto: Tavolo di discussione all’Assemblea regionale dell’8 maggio


Domenica 8 maggio si è tenuta al Circolo Arci Subasio a Foligno un’assemblea regionale giovanile promossa dall’Unione degli Studenti e da Link-Coordinamento Universitario. Intenzione dichiarata era quella di discutere e presentare un «Manifesto dei Giovani Umbri» in 11 pagine denominato appunto «Una regione per restare». Al centro del focus la depressione economica umbra all’interno della crisi italiana, raccontata dal punto di vista della rappresentanza studentesca di sinistra. Parole d’ordine come:  “lottare contro spopolamento lavoro povero e carenza di servizi”, o anche “dirigere i processi anziché subirli”.

Almeno 50 i ragazzi da tutta l’Umbria, sia studenti medi che universitari, divisi in tre tavoli di discussione il mattino e in tre tavoli il pomeriggio su lavoro, democrazia, diritto allo studio, socialità, sanità e ambiente.

Coadiuvati nel dibattito da esponenti dei sindacati, come Cgil e Cobas -presente il neosegretario generale della Fiom Cgil di Perugia, il folignate Marco Bizzarri- ; di associazioni, quali Emergency, Anpi o Arci; di forze politiche, quali Foligno in comune e Movimento 5 stelle -presente Emma Pavanelli- ; i ragazzi tengono bene la discussione mostrando anche un buon livello, se si vuole, di autoconsapevolezza. Segno che in questi anni di pandemia, malgrado le restrizioni e le difficoltà, le associazioni studentesche -o almeno Uds- sono state in grado di produrre una qualche forma di discussione e rappresentanza, come aveva dimostrato anche il bus per la vertenza Gkn.

Certo, vuoi anche per i limiti delle circostanze, il rischio dell’identitarismo  non lo riterrei scongiurato. Ma se, come dicono, ora, preparato e discusso il manifesto, si tratta di sostenerlo nella società, e di allargarne dunque la piattaforma e la riconoscibilità, viene facile immaginare una maturazione (o di contro, alla prova dei fatti, una perenne acerbità). Che non si converge da soli, almeno per quanto riguarda il nucleo dei promotori, sembra essere chiaro quando in onestà affermano di non volersi prestare ad operazioni meramente tattiche ed elettorali a danno delle ragioni strategiche e dell’analisi che hanno prodotto. Consci dunque del gioco che si gioca.

E sull’analisi voglio spendere qualche riflessione, perché essa appare sufficientemente coerente, tale da lasciare intravedere la potenzialità di fare abbastanza seriamente i conti con la crisi umbra. Cioè l’analisi, se pur giustamente concentrata nelle contingenze, implica la crisi del modello, la perdita delle direttrici di sviluppo, poi la lunga decadenza delle politiche pubbliche regionali, dunque implica anche un naturale lavoro di autocritica delle proprie prassi, un lavoro sinora solo abbozzato. E non è un caso che il documento si apra sulla questione della coesione territoriale denunciando il circolo vizioso fra disintermediazione e accentramento degli spazi decisionali, come non è un caso nemmeno che questo primo momento sia stato tenuto a Foligno per garantire la più ampia partecipazione possibile. A sentire gli organizzatori questa scelta sembra rispondere alla precisa volontà politica di superare il “perugiacentrismo”, coinvolgere territori periferici e portare le organizzazioni di rappresentanza laddove i bisogni restano troppo spesso inascoltati. Che, elasticamente inteso, può esser visto come sottoprodotto logico del ripotenziamento del pubblico laddove il mercato non ritiene profittevole spendersi direttamente. E questo,  tratte le conseguenze fino in fondo, può anche portare alla precisa consapevolezza della necessità di superare gli equilibri difensivi che hanno governato questa regione almeno nell’ultimo decennio, nel tentativo di costruire nuove e più avanzate compatibilità. Palla alzata in potenza sia per la languente segreteria Bori (Pd) che per De Luca (M5S) che anche per un’immaginaria sinistra, come per sindacato e terzo settore.

Ma come vedete da soli queste sono tutte inferenze potenziali, che aspettano dei fatti empirici su cui essere verificate e che, in assenza di essi, possono anche rimanere vuote speculazioni inutili, o peggio, buone per tutti e per nessuno -vedi poco sopra-. Ma i fatti, in chiusura di giornata, sono gli stessi organizzatori a prometterli. Alice Spilla, Giorgio Tropeoli, Nicola Cardinali parlano dell’assemblea come di un inizio, un piccolo passo nella direzione dell’allargamento della vertenza generazionale che vogliono imporre al dibattito umbro incalzando politica e corpi intermedi; e immaginano l’estate utile ad estendere l’elaborazione e il coinvolgimento di ogni territorio per arrivare a Settembre ad una piattaforma diffusa.

Intanto, provando ad emanciparmi anche dal mio voluntary thinking, credo che un fatto si sia indubitabilmente prodotto: la ricostituzione di un nucleo politico delle associazioni studentesche alternative ad Udu e Rete. Speriamo che questo fatto apra ad una nuova dialettica all’interno delle organizzazioni umbre. Cioè speriamo che le organizzazioni umbre abbiano l’intelligenza di cogliere il positivo di una competizione virtuosa, non incartandosi su linee demenziali e identitarie. Le premesse ci sarebbero anche, d’altronde il nucleo che ha ripreso l’Uds viene da una scissione dell’Udu, quindi dovrebbe aver fatto tesoro almeno parzialmente di quella lezione e dovrebbe sapersi difendere sia dal minoritarismo sia dai rischi di una linea eterodiretta.

Come dicevo, ed ora provo a dirlo meglio, alcune premesse ci sarebbero anche, spazio a sinistra a volerlo occupare ce n’è quanto ce ne pare e “una regione per restare” può essere l’inizio di un percorso che se portato fino in fondo può incontrare bisogni reali con ricadute ancora indefinibili. Ora sta alla loro intelligenza verificare l’esito dell’operazione, ovvero alla loro capacità di costruire buona iniziativa politica e di innovare le prassi. Perché il successo non sta solo nel conquistarsi autonomia, ma anche poi nell’esercitare quell’autonomia conquistata. Allora buone gambe, ce ne sarà bisogno.

Nelle foto, alcuni momenti dell’ assemblea

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