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Edilizia scolastica: tra primi passi, inciampi e rovinose cadute

Criticità della nuova edilizia scolastica di Foligno.

#scuola #politica #centroeperiferie
Di Vincenzo Falasca
In foto: Il progetto Ex- Foro Boario


A leggere la rassegna stampa di questi giorni, come spesso accade quando si ha a che fare con l’Amministrazione comunale folignate, si è colti da uno spaesamento simile alla schizofrenia: da un lato si ode la fanfara dei “primi passi” della Nuova Scuola Santa Caterina, fiore all’occhiello dello sbandierato dinamismo nel settore dell’edilizia scolastica, dall’altro si legge della sonora bocciatura dell’unico progetto presentato in questo ambito nel complesso degli interventi legati al PNRR. Cerchiamo di capire cosa sta succedendo andando con ordine e proviamo a formulare alcuni suggerimenti. 

Come si ricorderà, nel mese di ottobre del 2021 venne presentato un faraonico investimento di 72 milioni di euro sulla edilizia scolastica cittadina, frutto dei fondi per la ricostruzione gestiti dal Commissario Legnini, che fece annunciare al Sindaco un soddisfatto “Pronti a rinnovare tutto!”. Via all’adeguamento sismico della scuola d’infanzia e primaria di Casenove e di parte della scuola primaria di Sportella Marini (per l’immobile in cemento armato) e per le restanti scuole demolizione e ricostruzione: infanzia (Mameli, Maceratola, Pasciana, Vescia, Fiume Trebbia); primarie (Mameli, Monte Cervino, Monte Rosa e Monte Bianco palestra inclusa, Fiume Trebbia; a Colfiorito). Tutto nuovo così come per la parte in muratura della Primaria di Sportella Marini e per la palestra della scuola secondaria di primo grado di Belfiore.

A queste si aggiungevano tutti gli interventi per le scuole superiori, di competenza provinciale, anche qui con risoluti e risolutivi incastri di nuove costruzioni, demolizioni, ampliamenti.

Come se non bastasse, tutto ciò si andava in gran parte a sommare ad altri interventi lasciati in dote dalla precedente Amministrazione Comunale a guida Mismetti, che sin dal 2019 rivendicava 20 milioni già finanziati a copertura di un Piano di Edilizia Scolastica in parte realizzato (scuola di Scafali e Nuova Carducci), in parte in esecuzione (la Scuola di San Giovanni Profiamma inaugurata dalla nuova  Giunta l’anno successivo) e in parte da realizzare, come la Primaria Piermarini ed il blocco “Antonelli” della Carducci. Discorso a parte per lo Scientifico (nuova sede da costruire in coesistenza alla attuale, da demolire successivamente ) e per il nuovo Polo Scolastico del Foro Boario.

Poi arriva il PNRR, che con grande magnanimità consente la programmazione di ben altri (o sempre gli stessi? ricordate le vacche di Mussolini?) 7-8 interventi, di cui si è persa traccia, se non per quello riguardante la Scuola Media “Gentile”, finora esclusa da ogni epico elenco, che però, alla fine dei conti risulta essere,  tra quelli presentati dalla Regione Umbria, uno degli unici due progetti bocciati e quindi esclusi dal finanziamento pubblico. Attendiamo speranzosi, anche se con un po’ di legittima preoccupazione, ulteriori notizie.

Intanto però, dicevamo, qualcosa si muove per il Foro Boario: sono state richieste delle “indagini e delle prove propedeutiche all’avvio dei lavori” che dovrebbero portare alla realizzazione del nuovo Polo Scolastico immaginato dalla Giunta Mismetti ed accolto da quella Zuccarini che dovrebbe assorbire le scuole di Santa Caterina e la media Piermarini, oltre che una palestra ed altre strutture accessorie per un totale di 5 milioni e 220mila euro già finanziati. 

Ad onor di cronaca, questo progetto, a seguito degli eventi sismici del 2016, prese fisicamente il posto di uno già esistente di Edilizia convenzionata (Co-housing) e anch’esso finanziato per un pari importo, previsto dal Piano Città della prima giunta Mismetti , che aveva individuato in quell’area un complesso di strutture residenziali e per la socialità rivolto soprattutto agli anziani ma con virtuose interrelazioni con altre fasce della cittadinanza: un progetto che alla luce delle crisi economiche e sociali degli anni successivi, sicuramente aveva una rilevanza ed una lungimiranza molto più interessante della semplice delocalizzazione di funzioni altrimenti distribuite nella Città.

Delocalizzazione che, a ben vedere, presenta più criticità che positività.

Da tempo alcuni, tra cui il sottoscritto, anche in veste istituzionale, denunciano la miopia di un intervento che spostando le due scuole dal centro storico ne andrebbero a ridurre ulteriormente e pesantemente socialità e vitalità diversificata, a favore di una funzionalità settoriale che privilegi terziario e commerciale (legato soprattutto alla ristorazione), rendendo ancor più lontano quel modello di complementarietà delle attività e di convivenza delle persone che fanno la ricchezza materiale ed umana dei centri storici di nuova (ormai in realtà consolidata) intenzione.

Da sempre la presenza di servizi scolastici e formativi viene considerata un elemento fondamentale per la vitalità delle aree urbane ed in particolare per quelle centrali e più stratificate, soprattutto per il mantenimento di alcune attività complementari e a misura di residente, quali alimentari, mercerie, cartolerie, librerie e tanti altri servizi alla persona che rendono contemporaneamente appetibili questi luoghi per la residenzialità diffusa e di nuovo impianto. Una scuola in centro offre inoltre la possibilità di ridurre l’utilizzo dei mezzi di trasporto individuali e motorizzati, consentendo lo spostamento a piedi e ciclabile, importanti, esigenza diffusa in alcune fasce della popolazione.

Paradossalmente è proprio la questione dei trasporti che spinge i più a sostenere l’ipotesi dello spostamento delle due scuole al di fuori delle mura, sottolineando le difficoltà che si incontrano nell’accompagnare o riprendere studenti e studentesse direttamente al cancello, non considerando che questo non solo accade anche in tutte le altre scuole periferiche ma che questo è un problema che si risolve solo creando alternative all’accesso carrabile diretto alle aree scolastiche, con aree pedonali limitrofe dove possano essere individuati percorsi protetti e vigilati che consentano il transito in autonomia delle scolaresche: Santa Caterina ad esempio potrebbe tranquillamente utilizzare il parco dei Canapè come accesso pedonale privilegiato.

Si consideri inoltre che la nuova viabilità prevista per l’area Foro Boario-via Marchisielli-Ponte San Magno-Via dei Mille prevede in pratica di utilizzare il Polo Scolastico come una grande rotatoria attorno alla quale articolare una viabilità quasi totalmente a senso unico, che convoglierebbe proprio lì tutto il traffico di quell’area già congestionata e proprio in alcuni degli orari di punta, con evidenti problemi di sicurezza, qualità ambientale ed acustica, congestionamento incompatibili con una adeguata qualità dei servizi scolastici.

Come spesso accade ad esigenze complesse si preferisce  dare soluzioni semplicistiche e spesso inadeguate: una scuola in centro pone sicuramente delle problematicità particolari ma offre anche potenzialità uniche e, a saperle cogliere, entusiasmanti, per la ricchezza delle interrelazioni umane e sociali che porta con sé.

A giustificazione dello spostamento di Santa Caterina, sono state addotte anche motivazioni di sicurezza e funzionalità: ciò può facilmente essere smentito considerando l’imponente investimento che nel corso dei decenni è stato fatto dal punto di vista della sicurezza in caso di eventi sismici e più in generale di situazioni di emergenza. La stessa dislocazione delle aule su più piani potrebbe essere ed è già stata in parte mitigata con soluzioni che privilegino la presenza dei più piccoli nei piani inferiori concentrando in quelli superiori le attività accessorie e con minore concentrazione di presenze (segreterie, laboratori, ecc).

Una ulteriore preoccupazione di chi non vede di buon occhio questa delocalizzazione è, come si diceva, l’ulteriore impoverimento della presenza di attività in centro storico: cosa si pensa di fare in quell’area in sostituzione della scuola? Si spera che non si immagini un intervento ad uso abitativo o uffici, tenendo conto del gran numero di locali ed appartamenti disponibili sia nelle immediate vicinanze sia in generale in città, che assumerebbe un carattere eminentemente speculativo. Vorremmo almeno sperare che questi spazi rimangano a servizio della collettività, riutilizzando le strutture per accogliere attività che oggi faticano a trovare una adeguata collocazione.

Si potrebbe immaginare (sempreché si finisca davvero per dislocare la scuola) di realizzare una Casa dell’Associazionismo e della Cultura che da un lato risolverebbe l’inaccettabile vulnus della progressiva cancellazione da parte della Giunta Zuccarini di ogni spazio per l’aggregazione (vedi gli spazi in via Oberdan) e dall’altro rilancerebbe una delle più grandi ricchezze folignati, rappresentata dalle decine e decine di associazioni che tengono viva la nostra città dal punto di vista sociale, culturale, ambientale e ricreativo .

Il complesso di Santa Caterina, considerato anche nella sua relazione con l’omonimo ed attiguo Auditorium,  sarebbe funzionalmente già in grado di accogliere attività ed iniziative molto diversificate ed allo stesso tempo complementari, dagli spazi destinati alle aule che potrebbero accogliere sedi ed uffici delle varie associazioni, agli spazi collettivi quali l’aula magna, i laboratori, l’aula informatica, la palestra, la mensa e la cucina: pensiamo a quante iniziative si potrebbero organizzare in un luogo del genere, riattivando la vitalità di un’area che rischierebbe, invece, una definitiva marginalizzazione. Alla complementarietà si affiancherebbe inoltre la potenzialità della sinergia e dell’interscambio di informazioni e risorse umane ed economiche tra le varie associazioni, che finalmente riuscirebbero a superare una frammentazione eccessiva, in favore di una progressiva e crescente collaborazione ed integrazione.

In questa ottica, si potrebbe ragionare per trovare una soluzione anche alla legittima e non ovviabile richiesta di spazi adeguati da parte del Centro Sociale “Centro Storico” che, per evidenti motivazioni, non può immaginarsi di spostare alla Paciana, come è stato, a sprezzo del ridicolo, proposto e che invece potrebbe trovare sistemazione o nel complesso di Santa Caterina o della Piermarini. Le tempistiche sono tali che soluzioni intermedie ed alternative potrebbero essere anche accettabili, in vista di iniziative di rilancio e rivalutazione.

Se proprio la scelta della delocalizzazione delle scuole non può essere rimessa in discussione, si provi almeno a fare di errore virtù (parafrasando il motto), sfruttando in chiave tutta sociale e culturale questi spazi materiali ed immateriali.

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