Politica

Quale futuro per Bevagna

L'assemblea "Quale Futuro per Bevagna?" tenutasi il 13 maggio. Raccontata da Mario Lolli, capogruppo di SiAMO Bevagna.

#politica
Di Mario Lolli, Capogruppo di SiAMO Bevagna in Consiglio Comunale
In foto: Bevagna Partecipa


A Bevagna qualche giorno fa, sotto le logge del Mercato Coperto, si è parlato insieme a Lorena Pesaresi del Movimento delle Idee e del Fare per l’Umbria, a Maurizio Zara presidente Legambiente Umbria e a Luca Trepiedi, esperto di politiche per il clima e la mobilità sostenibile, di consumo del territorio, transizione ecologica, politiche urbanistiche e tenuta degli ecosistemi, impatto ambientale e crisi climatiche, governo dei territori e comunità resilienti. Argomenti che interessano la totalità planetaria ma che sono stati proiettati sul nostro territorio, alla luce delle decisioni amministrative che sono state prese e dovranno prendere gli amministratori comunali di Bevagna. 

L’assemblea è stata organizzata da Bevagna Partecipa, coalizione di Centro Sinistra composta da Partito Socialista Italiano, Articolo Uno, Europa Verde, Sinistra Italiana, Movimento per Bevagna, Movimento delle Idee e del fare per l’Umbria e Socialismo XXI, che ha sostenuto la lista SiAMO Bevagna alle elezioni amministrative del 4 ottobre 2021, che ha come obbiettivo principale l’organizzazione di assemblee e riunioni per partecipare con la popolazione le scelte politiche e i progetti futuri, una prassi dimenticata da qualche anno a questa parte.

Dopo le relazioni sullo stato delle scuole in Umbria, sugli aspetti demografici, sulle politiche di consumo del suolo, sulle criticità ambientali e climatiche, la discussione ha toccato, com’era naturale, la futura approvazione della parte strutturale del nuovo Piano Regolatore Generale, la conseguente costruzione decentrata di un nuovo plesso scolastico e il futuro del centro storico di Bevagna e dei borghi: argomenti strettamente correlati agli altri problemi endemici del territorio quali la riqualificazione del sistema idrico superficiale e sotterraneo, le carenze sociali e sanitarie, il calo demografico e la tenuta dell’economia.  È stato ripetuto più volte nella riunione, dell’assoluta necessità di rispettare le indicazioni che provengono da studi scientifici e centri di ricerca che attribuiscono alle scelte amministrative di tutti i livelli, anche dei piccoli comuni, molte delle problematiche che dobbiamo affrontare e che saranno sempre più stringenti.

Quello che emerge a Bevagna, dall’analisi dell’azione di governo di questi ultimi sei anni, è l’incoerenza, e contraddittorietà di fondo, che muove alcune scelte strategiche.

Sicuramente questo è un periodo amministrativamente complesso, pieno di insidie, “drogato” dalla possibilità di accesso a una quantità di bandi e di sovvenzioni senza precedenti, con la soppressione momentanea del Patto di Stabilità e Crescita, un periodo nel quale è fondamentale avere un progetto di territorio chiaro, lungimirante, con una pianificazione omogenea alle indicazioni che provengono dall’Europa e dalle difficoltà del pianeta, tra destabilizzazione politica, crisi climatiche e ambientali, carestie, desertificazioni, crisi sociali ed economiche. La risultante è però una corsa frenetica degli amministratori a trovare quante più risorse esterne ai bilanci correnti, che trasformano i territori secondo progettualità talvolta fini a stesse, spesse volte superflue, tanto per appuntarsi una medaglia amministrativa. 

Rimaniamo perplessi, mentre l’Amministrazione Comunale ha sempre parlato di essere a favore della salvaguardia e protezione ambientale – ricordo l’appartenenza dell’attuale sindaca al direttivo del Comitato per la Difesa dell’Acqua e dell’Aria di Bevagna – per l’eliminazione, nell’ultimo strutturale del Piano Regolatore Generale, di un vincolo paesaggistico attivo dal 1992, posto allora a protezione di un’area vulnerabile. L’incongruenza cartografica regionale che ha permesso la rimozione di tale tutela (legale o illegale che sia, il dato politico è inequivocabile), ha determinato la possibilità della perequazione di due lottizzazioni presenti nel precedente Piano di fabbricazione, creando una zona urbanizzata grande due volte e mezzo il centro storico cittadino, chiamata allegramente nell’ultimo Documento Unico Programmatico (DUP) 2022-2024  – la Bevagna Due. Se vogliamo, l’Altra Bevagna o la Bevagna Alternativa. 

L’idea che cementificare significa modernizzare e ottimizzare costruzioni e territori, pratica architettonica trasversale a molti tecnici abituati alle espansioni delle grandi città metropolitane, trova difficile attuazione se città e comuni come Bevagna hanno bisogno di attenzione storica e sociale, un mix di esigenze che dovrebbe porre urbanisti e architetti di fronte alle problematiche della funzionalità dei centri storici e dei territori, in relazione alla loro vivibilità e identità, invece di operare fratture urbanistiche e sociali senza precedenti.

Nella stessa zona è previsto un plesso scolastico da 12 milioni di euro, decentrato rispetto al territorio, opera faraonica abnorme, spropositata, insopportabile anche per comuni che hanno dieci volte la nostra popolazione, in netta contraddizione con i dati regionali che certificano per i prossimi anni un calo progressivo della popolazione scolastica fino all’11%, quasi 7000 bambini, com’è stato asserito nelle relazioni introduttive dell’assemblea. Il plesso unico, in quella posizione, proteso verso Foligno, città e territorio in piena contrazione demografica, creerà una cesura territoriale che determinerà addirittura la migrazione della popolazione scolastica di Limigiano, Cantalupo e dintorni verso Cannara, con la quale Bevagna condivide già un Istituto Comprensivo, diminuendo ancora di più il bacino d’utenza scolastico, come sta già avvenendo nel silenzio amministrativo più totale. L’idea balzana di attirare o sottrarre popolazione scolastica al territorio folignate è quantomeno fantasiosa, tanto per utilizzare un eufemismo. La disamina delle relazioni dell’assemblea conforta la nostra tesi che il plesso nuovo scolastico, necessario per la tutela e la sicurezza dei bambini e della docenza, oltre a dover essere centrale per il territorio, dovrebbe essere analizzato in maniera intercomunale, con progettazioni connesse e ottimizzazione delle risorse.

Il Programma dell’iniziativa Bevagna Partecipa

Il comune di Bevagna vive, da alcuni anni, una diminuzione progressiva della popolazione, dato comune a quasi tutti i comuni dell’Umbria, che riguarda le frazioni ma anche il centro storico della città: un problema da affrontare con energia e lungimiranza. In luogo dello spostamento dei volumi previsti nel nuovo PRG e dell’allargamento del potenziale urbanistico, pur stando entro i limiti stabiliti dalla Regione Umbria, era prioritario operare uno studio e recuperare i volumi abitativi di Bevagna e frazioni, con l’adozione di politiche di accorpamento dei volumi e agevolazioni per la residenzialità, considerato il nuovo interesse da parte di molte coppie giovani ad abitare i centri storici minori, che avrebbe diminuito notevolmente la pressione cementizia. È stato ripetuto più volte nella riunione che il consumo di territorio è la causa primaria degli sconvolgimenti che viviamo. Continuare a cementificare significa aumentare l’impermeabilità del suolo, la viabilità, la motorizzazione e la conseguente diffusione delle polveri sottili, le crisi sanitarie e ambientali, la diffusione in atmosfera di anidride carbonica che è causa del riscaldamento globale, dell’aumento delle potenziali crisi climatiche e dei fenomeni meteorologici estremi. 

Questa nuova espansione urbanistica, a 1,5 km dal centro città, diventerà, con l’edificazione della nuova scuola, il polo principalmente attrattivo di Bevagna. Il Centro Storico, e di conseguenza tutto il territorio, saranno prevedibilmente posti in crisi economica e demografica, come tra l’altro già successo a molte città a due passi dalla nostra, che hanno permesso l’urbanizzazione delle periferie o delle colline svuotando drammaticamente il loro interno, colline oggi soggette a fragilità idrogeologiche senza precedenti, dovute anche al peso delle nuove abitazioni. 

Mentre l’Amministrazione parla di valorizzazione dei borghi, di recupero della loro abitabilità e del rafforzamento del loro potenziale commerciale e economico, si prospetta con la nuova Bevagna Due, senza politiche alternative  e senza la creazione di servizi specifici per i residenti – parcheggi, servizi sociali e commerciali – uno svuotamento progressivo del centro storico a favore di un suo riutilizzo unicamente turistico, in alternativa alla Nuova Citta, scardinando definitivamente la sua identità e facendola presumibilmente divenire in futuro un luogo bello da vedere ma sostanzialmente inanimato.

La creazione, con i soldi del PSR, di un parco archeologico fluviale, sinonimo di protezione ambientale e valorizzazione storica, lungo fiumi Teverone e Timia che hanno seri problemi di inquinamento, come accertato dalle relazioni dell’Arpa del 2012 e 2013 e dai prelievi effettuati dalla Magistratura di Spoleto, senza prioritariamente avviare una riqualificazione delle acque, è l’emblema della contraddittorietà amministrativa che viviamo. Non c’è, nel DUP 2022-2024 del Comune approvato ad aprile del 2022, nessuna menzione della grave crisi delle acque superficiali e sotterranee di tutto il territorio e dell’urgenza di una loro riqualificazione e valorizzazione, così come non ce n’è cenno nel D.U.P. 2022-2024 dell’Unione dei Comuni “Terre dell’Olio e del Sagrantino”; nessuno sforzo economico e, men che meno, nessuna volontà politica, dei comuni della Valle Umbra di affrontare il problema che richiederebbe una determinante azione amministrativa, anche rivedendo e facendo un passo indietro sui propri interessi territoriali. Non esiste un cenno alla transizione energetica, alla creazione di entrate strutturali per il bilancio comunale con la modernizzazione vera del territorio indirizzata verso l’affrancamento definitivo dalle risorse da combustibili fossili.

Credo nell’esigenza, non più prorogabile, dell’adozione, fin dalle piccole comunità come Bevagna, di una visione amministrativa lungimirante e fortemente connessa con le indicazioni di salvaguardia della terra e del genere umano che provengono da molte parti, creando i presupposti politici per un nuovo sistema economico e sociale territoriale in grado di individuare una nuova relazione tra ambiente, economia e salute, un nuovo modello di sviluppo che risponda alle contraddizioni politiche, anche recenti, sulle crisi energetiche e avvii nuove potenzialità e opportunità di lavoro.

Penso che ci sia una sottovalutazione preoccupante nel nostro paese e nelle piccole amministrazioni come la nostra, anche fra le forze politiche progressiste, della pressante necessità di avviare un percorso alternativo, di valutare l’immenso potenziale dell’innovazione che avrebbe avvio da politiche mirate ad uno sviluppo sostenibile: una decisione che ha bisogno di chiarezza e saggezza politica, senza ambiguità e incoerenze. 

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