Ambiente

Rifiuti: un disastro indifferenziato

Daniela Riganelli fa il punto sulla disastrosa situazione della raccolta dei rifiuti.

#ambiente #legambiente
Di Daniela Riganelli
In foto: La percentuale della raccolta differenziata in Umbria


Quando annualmente vengono pubblicati  i dati  della produzione dei rifiuti urbani e della raccolta differenziata, mi metto subito a leggere cosa è cambiato, migliorato/peggiorato  nella gestione dei rifiuti in regione.

Da tre anni a questa parte non solo la lettura è diventata  noiosa perché nessun progresso è stato fatto ma se guardiamo i dati di casa nostra, ovvero Foligno e la valle Umbra, mi pervade un senso di sconfitta mista alla depressione e ad un certo livello di estraneità a questa città che ha scelto di restare indietro su tutto, a partire dalla gestione del bene più prezioso che abbiamo: l’ambiente in cui viviamo. 

Questa mia nota non sarà per commentare tutti i dati perché si possono scaricare dall’ottimo  sito di ARPA Umbria[1], che riporta dati della produzione dei rifiuti urbani,  della raccolta differenziata e della qualità delle raccolte,  comune per comune. Basta un colpo d’occhio sulla cartina di ARPA per vedere che la Valle Umbra è il territorio con le performance peggiori in termini di percentuali di raccolta differenziata, ma anche di quantità di rifiuto prodotto e qualità della raccolta: dell’organico ad esempio, in cui si vede bene che viene raccolto male (molto sporco) o per niente (come in Valnerina).

Onestamente scrivere queste cose e vedere questi dati fa male al cuore e alla nostra intelligenza perché sembra che ogni sforzo fatto dagli ambientalisti sia scivolato addosso alle varie amministrazioni che talvolta hanno fatto qualcosina, altre volte  poco o pochissimo e  qualche volta niente (e se non si fa nulla si sa che la situazione peggiora). Ma soprattutto hanno concorso chi più e chi meno a rendere l’azienda partecipata dai 22 comuni della Valle Umbra e Valnerina, uno strumento di ricatto politico rendendola sempre più inefficiente.

Non ho mai parlato pubblicamente come amministratrice, ora come ex, di Valle Umbra Servizi  (Daniela Riganelli è stata componente del CdA tra il 2018 3 il 2019, ndr), perché avrei preferito far parlare i numeri e i fatti, Non ci è stato consentito, perché in anno oltre a progettare non si può fare molto di più. E i progetti di quella fugace amministrazione durata un anno, malgrado venga detto il contrario, sono stati molti ma tutti rimasti nel cassetto: ce n’è  traccia ovviamente nei verbali dei CdA. Ma la volontà dell’attuale amministrazione di Foligno di imporre una gestione politica è stata più forte di ogni emergenza  ambientale, che c’era e c’è ancora, anzi in tre anni è solo peggiorata.

In barba alle direttive europee e agli obiettivi di  legge, nazionali e regionali,  siamo indietro su tutti i fronti a partire dalla quantità di rifiuto pro capite prodotto in un anno (Il  più alto di tutta la regione) e dalla produzione pro capite di rifiuti non differenziati, superiore alla media regionale di 87 kg/res e in ulteriore incremento rispetto all’anno precedente. Confrontando i dati con la  provincia di Terni (sub ambito 4) praticamente in Valle Umbra (sub ambito 3)  produciamo più del doppio di rifiuto indifferenziato. Questo significa che il primo principio della gerarchia europea sui  rifiuti, ovvero prevenire la produzione, non è sicuramente stato rispettato né cercato. Vedi figura sottostante estratta dalla relazione generale pubblicata dalla Regione Umbria.

Il primo dato negativo è che si producono tanti rifiuti e si differenzia poco, bloccando il dato medio di ambito (tutta la Umbra e la Valnerina)  al 55,6% ovvero oltre 10 punti percentuali in meno rispetto alla media regionale (66,9%). Quindi non sono stati raggiunti gli obiettivi nazionali del 65% di raccolta differenziata che il testo unico ambientale (L 152) prevedeva per il 2012, e chiaramente nemmeno quelli regionali del 72,3% entro il 2018 (DGR 16 del 2016). Stiamo quindi cumulando un ritardo di 10 anni rispetto all’obiettivo nazionale e di 4 anni rispetto a quello regionale.  Foligno nel 2021 si attesta infatti sul 60,0% di raccolta differenziata perdendo quei 2/3 punti % che nel 2019 si erano cumulati con fatica.

Sappiamo che esiste un piano industriale, non partecipato ovviamente e nemmeno scaricabile dal sito per cui obiettivi, tempistiche e modalità di attuazione non possono nemmeno essere valutate attentamente perché non è possibile leggerle. Unico dato pubblico è l’aumento della TARI che da un paio d’anni viene calcolata  in base a criteri ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) e decisi da AURI (infatti la delibera è pubblica).  L’aumento è in parte dovuto in quanto l’azienda pubblica aveva sempre calmierato le tariffe, ma si è sicuramente aggravato non essendo stati fatti i necessari investimenti tre anni fa, quando ancora si poteva sfruttare un costo contenuto delle discariche e un aumento limitato poteva essere reinvestito nell’incremento della qualità dei servizi e delle percentuali di raccolta.  Ora abbiamo: costi discarica triplicati (ad oggi oltre 200 € a tonnellata), investimenti da fare e adeguamento delle tariffe. Complessivamente al contribuente costerà un + 25% in tre anni.

Ultima considerazione: se   guardiamo la composizione del Rifiuto Urbano Residuo (RUR) ovvero l’indifferenziato che va in discarica e per il quale la regione ha in programma la realizzazione di un inceneritore, vedremo che ancora è ricco di carta,  che potrebbe invece essere riciclata nella locale cartiera di Trevi,  di plastica, che viene comunque valorizzata dal consorzio Corepla, e di organico il cui trattamento nel locale impianto di Casone ha un costo decisamente più basso del conferimento in discarica. Sono rifiuti  che possono diventare materia prima seconda ed essere riciclati ed attivare quella economia circolare di cui si parla tanto ma che è faticoso da mettere in pratica. Solo In questa immagine, in cui vediamo cosa stiamo smaltendo in discarica e cosa vorremmo bruciare,  c’è tutta la rappresentazione della distanza dei comuni della Valle Umbra dalla logica, dalla contemporaneità e dalla sostenibilità. Non sono gli altri a essere fenomeni è chi amministra i Comuni, a partire da Foligno e dal gestore,  ad essere miope. 

A questo punto non rimane che fare proposte concrete, per le quali ci vuole in primo luogo la voglia di crederci, poi  la forza di applicarle ed infine la  competenza di renderle operative nei territori che spettano al gestore. Il Comune di Trevi ad esempio ci ha creduto veramente (unico comune con il 68% di raccolta differenziata) e ha rimodulato il servizio spingendo il porta a porta in tutto il territorio, ma non si sono avuti i risultati di Terni perché manca proprio la qualità del servizio.

Che fare? La speranza è che nel fantomatico piano industriale ci siano gli strumenti operativi in termini di riprogettazione del servizio (come sta facendo anche la TSA nei comuni dei Trasimeno) e la giusta riorganizzazione manageriale e operativa della VUS in modo che si possa superare questa prolungata impasse. Strumenti importanti e indispensabili a cui va aggiunta la necessaria visione politica e strategica che non ci sembra sia patrimonio di tutte le amministrazioni comunali della Valle Umbra.


[1]https://apps.arpa.umbria.it/webgis/Rifiuti/index.asp?fbclid=IwAR0beV1TBTJDvcEv64g4QorxK5088ZS6VAgPxNx_FYy38CUW8FgnoKNVsyE

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