Scuola

Esperto sarà lei…

La nuova figura del "Docente esperto" e le controversie legate ad essa.

#scuola #istruzione
Di Sabina Antonelli
In foto: Il ministro del’istruzione Patrizio Bianchi
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È del primo settembre 2022 la notizia che i sindacati hanno chiesto lo stralcio della norma “Disparità di trattamento a parità di condizioni di lavoro” con particolare riferimento alla figura del “docente esperto”,  supportati anche dalla decisione della VII Commissione Istruzione al Senato che ha sottolineato chiaramente la necessità di emendamenti che consentano di superare le molteplici criticità individuate.

Ma andiamo per gradi.

Il 4 Agosto 2022 il Consiglio dei Ministri dà il via libera al Decreto Aiuti Bis. Tra le varie misure previste c’è anche l’istituzione di una figura denominata appunto “Docente Esperto”, un insegnante di ruolo che abbia superato tre percorsi formativi consecutivi e non sovrapponibili. Tale docente non avrà nuove o diverse funzioni oltre a quelle dell’insegnamento ma otterrà un assegno annuale ad personam che si sommerà al trattamento stipendiale. In pratica, una sorta di “bonus” aggiuntivo che diventa un riconoscimento del valore di questo docente che è tenuto a rimanere nell’istituzione scolastica per almeno il triennio successivo al conseguimento della qualifica.

Qualifica disponibile a partire dall’anno scolastico 2032-2033, cioè tra 10  (dieci !) anni.

In sede di prima applicazione, i criteri di valutazione e selezione del docente esperto presi in esame sono i seguenti:

  • La media del punteggio ottenuto nei tre cicli formativi consecutivi per i quali si è ricevuta una valutazione positiva;
  • in caso di parità di punteggio diventa prevalente la permanenza come docente di ruolo nell’istituzione scolastica presso la quale si è svolta la valutazione e in subordine l’esperienza professionale maturata nel corso dell’intera carriera e i titoli di studio posseduti. Se necessario saranno valutati i voti con cui sono stati conseguiti tali titoli.

Dunque non tutti i docenti che parteciperanno ai corsi triennali potranno accedere al bonus perché viene fissato un tetto massimo che non può essere superato: 8.000 unità per ciascuno degli anni 2032/33, 2033/34, 2034/35 e 2035/36. Saranno quindi un totale di 32.000 unità.

A decorrere dall’anno scolastico 2036/37 le procedure per l’accesso alla qualifica di docente esperto saranno soggette al regime autorizzatorio di cui all’articolo 39, comma 3-bis, della Legge 27 dicembre 1997, n. 449, nei limiti delle cessazioni riferite al personale docente esperto e della quota del fondo per tale bonus.

Il bonus di 5600 euro all’anno varrà anche ai fini pensionistici e previdenziali e le disposizioni previste dalla qualifica opereranno con effetto sulle anzianità contributive maturate, a partire dalla data di decorrenza del beneficio economico riconosciuto

Questa proposta arriva dopo l’istituzione della Scuola di Alta formazione (della quale abbiamo parlato nel numero 30, del giugno 2022) e conferma, a mio avviso, una visione della scuola molto lontana da quella che pensiamo, costruiamo e viviamo ogni giorno.

Che profilo professionale avrà questo docente esperto?

La risposta la troviamo nelle parole del Movimento di Cooperazione Educativa:

 “Sarà un insegnante formato in solitudine, che non si è sperimentato nel proprio team, collegio; che sarà inserito in percorsi che non hanno a che fare con i bisogni specifici delle scuola in cui opera; che non terranno conto dell’esperienza sul campo: la classe, la scuola, il team, il collegio che sono i luoghi dove la professionalità si esprime, si interroga, riflette per dare risposte al lavoro quotidiano; che non avrà imparato ad utilizzare il gruppo di colleghi come strumento di lavoro, a progettare insieme e formarsi, attraverso un apprendimento situato, alle dinamiche che caratterizzano la professione e la collegialità; che molto probabilmente avrà seguito percorsi organizzati con la fruizione personale di lezioni e interventi unidirezionali di formatori, e se ha tentato forme di integrazione teoria-pratica lo ha fatto senza uno sguardo intersoggettivo con i suoi colleghi.

Pensare che un docente diventi esperto così, significa non tener conto che il sapere professionale (da intendersi come insieme unitario in cui interagiscono conoscenze personali, teorie di riferimento, competenze operative, modi di essere e capacità) evolve soprattutto se si mobilita la riflessione sulle pratiche e a partire da un bisogno. Le domande che l’insegnante si pone, nascono sicuramente in merito alla sua personale esperienza professionale, ma vanno contestualizzate in un gruppo di lavoro, nell’appartenenza ad una comunità di pratiche.

Fondamentali allora sono la dimensione e la scelta collegiale della formazione, perché l’impegno culturale, didattico, organizzativo è parte integrante di una professione che si esprime nella collegialità, nella responsabilità diffusa, nel lavoro cooperativo, anche a livello delle discipline nei dipartimenti disciplinari; che si struttura per la realizzazione del PTOF e del Piano di Miglioramento, mobilitando dispositivi orizzontali di scambio, contaminazione e partecipazione attraverso percorsi di ricerca-azione che possano rendere ogni istituto un centro di ricerca – un ambiente integrato di apprendimento e una struttura di supporto e di stimolo alla formazione continua di ogni insegnante.

Non singoli esperti ma luoghi di formazione

La scuola non ha bisogno di pochi insegnanti esperti, e non possono essere applicati alla scuola i criteri meritocratici di un’azienda, introducendo un assegno ad personam assimilabile di fatto al premio di produzione.

Prevedere un assegno personale a quanti seguono una formazione opzionale, non solo non è utile, ma fortemente rischioso perché legittima di fatto i comportamenti di chi si sente autorizzato a non seguire mai percorsi di formazione, crea competizione e conflitto in un ambiente che dovrebbe invece lavorare sulla cooperazione, la crescita collettiva, la competenza professionale diffusa.

La scuola ha bisogno di luoghi di formazione capaci di trasformare ogni istituto scolastico in un centro per lo sviluppo professionale e ogni collegio in un gruppo di apprendimento.

Tra l’altro i contenuti dei percorsi formativi previsti dalla Legge 79/2022 e che qualificheranno il docente esperto (aggiornamento delle competenze pedagogiche, metodologiche e tecnologie didattiche; contributo al miglioramento dell’offerta formativa; l’inclusione scolastica; continuità e strategie di orientamento formativo e lavorativo; potenziamento delle competenze in ordine alla valutazione degli alunni) non possono essere concepiti come patrimonio di alcuni, ma devono poter diventare l’espressione di ogni collegio dei docenti.

Il diritto all’apprendimento non può essere un privilegio…

Contro questa proposta dunque si è levata la voce di molte figure legate alla scuola, ognuna con la propria professionalità e competenza. La scuola va valorizzata per le tante esperienze educative e didattiche che già sono all’avanguardia perché pratiche consolidate da anni ed anni di sperimentazione, prove, ideazione di percorsi e proposte in grado di catturare la curiosità e l’interesse di bambini, bambine, ragazzi e ragazze. La scuola va sostenuta con interventi pensati e costruiti insieme a chi la scuola la vive ogni giorno, garantendo il diritto all’insegnamento e all’apprendimento e facilitando la partecipazione ai percorsi formativi rendendoli continui, stabili, altamente qualificanti.

Percorsi individuali come quelli prospettati dal decreto, pensati lunghissimi senza sapere cosa potrà accadere nel frattempo, totalmente avulsi da quello che è il contesto all’interno del quale gli insegnanti operano, non danno certo respiro alla nostra scuola e non riconoscono minimamente quanta ricchezza e quanti fermenti la caratterizzano.

La scuola è un grande cerchio che accoglie, mette in gioco, sperimenta, si pone domande, cerca strade e percorsi alternativi che possano rispondere ad ogni singolo bisogno, accompagna, sostiene e progetta interventi che richiedono grande responsabilità individuale e collettiva per trasmettere la bellezza della scoperta, della conoscenza e dello stare insieme nel mondo.

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