Ambiente salute

Sassovivo – Pale: a passo lento e corto tra boschi sacri, ecologia, miti e leggende

Il percorso Sassovivo-Pale nell'articolo di Corrado Morici.

#ambiente #salute
Di Corrado Morici
In foto: L’abbazia di Sassovivo


Il percorso inizia dall’abbazia benedettina di Santa Croce in Sassovivo (565m.) alle pendici del monte Serrone che dista 6 Km. da Foligno. L’imponente struttura dell’XI sec., posta sulla via Lauretana che collegava Roma al santuario della Santa Casa di Loreto, dapprima castello e successivamente monastero, è immersa in una lecceta, “macchia sacra” di oltre 700ha di estensione. Lasciata la macchina al parcheggio, e dopo aver visitato il complesso – in particolare il chiostro (1229), formato da 128 colonne sovrastate da 58 archi-, uscendo dal sito e percorrendo la strada asfaltata troviamo difronte a noi la cripta del Beato Alano dell’XI sec. Prendiamo il sentiero “la passeggiata dei frati”,  che si intravede sulla dx., che si inoltra in una secolare lecceta che termina dopo 500m. difronte ad una cappellina, la Torretta di San Bernardo, piccolo edificio a pianta ottagonale, che offre un bell’affaccio sul sottostante fosso di Sassovivo.                                     

Al ritorno, in silenzio, sperimentiamo una modalità di cammino in leggera presenza, tenendo gli occhi fessurati, e cerchiamo di “sentire ciò che sentiamo” senza alcuna valutazione utilizzando i quattro sensi per percepire l’ambiente. Presa una certa sicurezza possiamo provare a fare qualche passo con gli occhi completamente chiusi per apprezzare al meglio silenzi, suoni e pensieri. Nel bosco è ben rappresentato il popolo dei piumati costituito da ghiandaie, verdoni, gheppi, barbagianni, gufi e civette. Non è raro vedere l’istrice, segnalato dai suoi aculei, e lo scoiattolo. Giunti alla strada asfaltata prendiamo a dx e la percorriamo fino alla prima curva e da qui giriamo a sx su una sterrata, presidiata da un leccio secolare, che sale fino ad una distesa aperta, “campolungo”, e poco dopo raggiungiamo il valico.

Questo tratto di sterrato è inciso da profondi solchi lasciati dalle acque meteoriche. L’ecosistema bosco svolge diversi ed importanti funzioni ecologiche tra le quali quella di regolare le acque piovane. Infatti per ogni litro di acqua che cade 1/3 evapora attraverso le foglie, 1/3 viene assorbita dalle radici per necessità della pianta ed 1/3 ruscella.  Il percorso si snoda in mezzo ai lecci o elci (Quercus ilex) alberi, definiti dalla mitologia, alle soglie dell’aldilà. Era visto come un albero sinistro tanto che Seneca lo considerava triste e Virgilio poneva il triste richiamo del corvo tra i suoi rami. Narra una leggenda che al momento della crocifissione tutti gli alberi si riunirono decidendo di non fornire il legno per la croce. Tutti tranne appunto il leccio anche se poi S.Francesco lo riabilitò in quanto capì che con  il suo sacrificio, contribuì proprio come il Cristo, alla Redenzione di tutti i fedeli. É una pianta mediterranea antichissima le cui ghiande dolci sono commestibili. In tempi di carestie la farina di ghiande veniva utilizzata per la produzione del pane mentre la tostatura del frutto, e la successiva macinatura, era utilizzata per la produzione del caffè.                                                                                                

Giunti al valico prendiamo il sentiero a sx, ben segnalato, che penetra in un ambiente diverso da quello lasciato, in cui prevale il bosco ceduo con prevalenza di carpino nero, aceri, roverelle, maggiociondoli e ornielli.  L’orniello (Fraxinus ornus), albero cosmico per eccellenza e simbolo sempre-verde dell’eterno fluire della vita. Nella simbologia è sorretto da tre possenti radici ed è “fra tutti gli alberi il maggiore e il migliore”. Parente dell’albero della manna anche se in realtà sembrerebbe che queste piante non esistessero nel deserto del Sinai, per cui la manna sarebbe un lichene che una volta ridotto in polvere veniva trasportato sotto forma di scaglie bianche. Anticamente dall’albero si ricavava un medicamento miracoloso contro il morso dei serpenti. In mezzo al bosco è facile osservare “le piscine di fango”, dove i cinghiali (Sus scrofa) cercano di liberarsi dai parassiti, e tracce di fango secco sui tronchi degli alberi dove gli stessi mammiferi si “strusciano” anche per segnare il territorio. Questi animali, data la loro numerosità e voracità, stanno destando una certa preoccupazione tra gli agricoltori ma non solo. L’abnorme crescita dei cinghiali indica un problema di disequilibrio dovuto alla diminuzione dei loro predatori ma anche l’introduzione, poco oculata, di varietà provenienti dai paesi dell’est notoriamente molto più prolifici dei nostri.

Seguendo il sentiero dapprima in piano e poi in leggera discesa proseguiamo fino ad incontrare la S.S.77.  In un bosco di caducifoglie alla parte aerea, costituita da tronchi-rami e foglie, corrisponde per estensione, un’altrettanta parte sotterranea, formata dall’apparato radicale. Tra le radici di alberi contigui si costituisce un vera e propria rete attraverso la quale gli stessi si scambiano informazioni rispetto a   dei parametri vitali. In questo tratto dobbiamo procedere con attenzione in quanto il fondo del tracciato è costituito da ciottoli mossi. All’ incrocio con la statale l’attraversiamo per raggiungere l’abitato di Pale accolti dalle poderose mura del castello e successivamente dalla caratteristica piazzetta. Per il rientro a Sassovivo ripercorriamo lo stesso tragitto per un totale di 8Km e per 3-4 ore di cammino. L’itinerario si può ampliare con una visita al pittoresco eremo di S.M. Giacobbe incastonato in una cavità del Sasso di Pale.

Foligno

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